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LA VITA DEI CAV NEL 2015

Nel primo approfondimento del Sì alla Vita web vengono riassunti e commentati i dati più significativi, relativi all’attività dei Centri e Servizi di Aiuto alla Vita nel 2015, pervenuti alla Segreteria Nazionale di Collegamento di Padova al 31 marzo scorso.

CAV e distribuzione territoriale

La distribuzione sul territorio nazionale, per regioni ed aree geografiche, dei 347 Centri di Aiuto alla Vita operanti al 31/12/2015, è rappresentata nella Tabella A, mentre nel Grafico 1 è riportato l’ andamento del numero dei CAV in questi ultimi anni. Il numero dei CAV si mantiene sostanzialmente costante, ma con riferimento agli ultimi 20 anni (1996-2015), in tutto il territorio nazionale, il numero dei CAV è aumentato del 46%, passando dai 238 CAV operanti nel 1996 ai 347 dello scorso anno. Nello stesso periodo, al Nord i CAV sono aumentati del 17%, al Centro del 91%, al Sud dell’ 82% mentre nelle Isole si sono quasi triplicati.

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Con riferimento alla popolazione residente, in Italia vi è un CAV ogni 175.000 abitanti. La maggior densità territoriale dei CAV, si ha nel Trentino Alto Adige, dove vi è un CAV ogni 81.000 abitanti, segue la Basilicata dove vi è un CAV ogni 115.000 abitanti e le Marche con un CAV ogni 120.000 abitanti circa.

Attività dei CAV

Nel Grafico 2 e nella Tabella B sono riportati, i dati più significativi dell’ attività svolta dai Centri e Servizi di Aiuto alla Vita in questi ultimi vent’anni. I dati sono parziali riferendosi all’ attività dei soli CAV che inviano i loro dati. In particolare i dati del 2015 si riferiscono all’ attività di 202 CAV sul totale dei 347 in attività, pari quindi ad una percentuale del 58%.

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Bambini nati

Come sempre, il dato più significativo è costituito dai 143.458 Bambini nati, a tutto il 2015, grazie ai soli CAV che in questi anni hanno inviato i loro dati alla Segreteria Nazionale. Solo nel 2015 sono nati, grazie ai 202 CAV che ci hanno inviato la scheda, 8.607 Bambini, in media 43 per ogni CAV.
Come si può vedere scorrendo la Tabella B, pur essendoci stato un calo in questi ultimi anni, il numero medio per ogni CAV dei bambini nati negli ultimi vent’ anni, si è quasi raddoppiato. Con riferimento a questi valori medi, e considerando che non tutti i CAV inviano la scheda relativa all’ attività svolta (come confermato dal fatto che dei 159 CAV che hanno usufruito di Progetto Gemma nel corso dello scorso anno, 53 non hanno ancora inviato la scheda riepilogativa, si può ragionevolmente ritenere che, a partire dal 1975 (anno di fondazione a Firenze del I° Centro di Aiuto alla Vita) ad oggi, i Bambini nati grazie all’ aiuto dei CAV siano complessivamente oltre 180.000.

Gestanti ed altre Donne assistite

Nel 2015 le Gestanti assistite sono state complessivamente 12.9891 corrispondente ad una media di 64 Gestanti per CAV. Le altre Donne assistite sono state invece 17.913, corrispondenti a 89 Donne in media per CAV. Quindi, lo scorso anno, i nostri CAV hanno assistito complessivamente 30.902 Donne (mediamente 153 per ogni CAV) delle quali il 42 % Gestanti. Nel ventennio 1996-2015 il valor medio delle Gestanti assistite dai CAV si è quasi raddoppiato, mentre il numero della altre Donne assistite si è più che raddoppiato.
Considerando l’ attività assistenziale svolta anche da molti Movimenti per la Vita, da Enti ed Associazioni collegate ai Centri di Aiuto alla Vita e dai CAV che ancora non ci hanno trasmesso i dati, si può ragionevolmente ritenere che dal 1975 siano state assistite dai CAV/SAV circa 650.000 Donne delle quali, poco meno della metà, Gestanti. Questi dati dimostrano in modo chiaro come, fermo restando l’obiettivo primario di salvare vite umane, il Volontariato per la Vita è concretamente impegnato ad offrire solidarietà a tutte le Donne in difficoltà, e non solo a quelle in attesa di un figlio.
Per evidenziare la mole di lavoro svolto dai CAV si deve ricordare che ogni Donna assistita si presenta ripetutamente (almeno 10-12 volte nel corso di un anno) ad un Centro e che oltre il 2% di Gestanti assistite ha potuto usufruire di ospitalità o in case di accoglienza, o presso famiglie o in case in affitto gestite dai nostri CAV.
Le prestazioni assistenziali fornite – estese non solo alle Gestanti -, sono state decine di migliaia. Tra le più numerose si confermano, gli aiuti in natura, l’ assistenza sociale, psicologica e morale, gli aiuti in denaro, l’ assistenza medica. Le Gestanti assistite nel 2015 con Progetto Gemma sono state 701.
Anche se non mancano certamente attenzioni da parte della Pubblica Amministrazione nei confronti dell’ attività dei CAV, ancora troppo pochi sono i Centri convenzionati con le locali ULSS o con i Comuni ed in ogni caso – come verrà di seguito esposto nel paragrafo sulla Case di Accoglienza -, troppe sono le incombenze burocratiche richieste che appesantiscono inutilmente, sia da un punto di vista economico che organizzativo, l’ attività dei CAV/SAV.
La rilevanza sociale dell’ attività svolta da quarant’ anni e documentata anche dai dati sopra commentati, legittima la richiesta di riconoscere il vero ruolo dei CAV che consiste nel salvare vite umane evitando che la donna ricorra all’ aborto, e non solo nell’ erogare assistenza che resta compito primario della Pubblica Amministrazione e di altre Associazioni di Volontariato con le quali il Movimento per la Vita ed i Centri di Aiuto alla Vita auspicano una sempre maggiore collaborazione.

Caratteristiche della Gestante che si presenta al CAV

Rileviamo che anche nel 2015, si è mantenuta bassa (38%), la percentuale delle Gestanti presentatesi ad un CAV entro i primi 90 giorni di gravidanza. Nella Tabella C sono riportati i dati che individuano le caratteristiche principali (che si mantengono sostanzialmente invariate) delle Gestanti utenti dei CAV.
Bassa permane anche la percentuale di Gestanti inviate ad un CAV da un Consultorio Pubblico (solo il 5 6%) anche se prevalgono complessivamente, tra queste, le Gestanti nel I° trimestre di gravidanza. Le Gestanti inviate da persone amiche sono state il 26%, quelle inviate da Parrocchie ed Associazioni l’ 8% e quelle inviate da un’ altra utente del CAV il 9%. Sono per lo più coniugate le Gestanti che si presentano al CAV (59%); le conviventi sono state il 19%, mentre le nubili il 14%. Le Gestanti hanno per lo più un’età variabile dai 25 ai 34 anni (55%), sono prevalentemente casalinghe (40%) o senza lavoro (36%). Le maggiori difficoltà denunciate permangono quelle economiche (42%) che salgono al 73% sommando le difficoltà per mancanza di lavoro o di alloggio.
Le difficoltà alla gravidanza dovute a : salute del feto, salute fisica o psichica della madre, salute del padre o dei familiari, studio o lavoro, numero dei figli, pregiudizi sociali, difficoltà economiche, disoccupazione, alloggio insufficiente o mancante, tossicodipendenza sono dichiarate prevalentemente da Donne coniugate. Le difficoltà alla gravidanza dovute a: età della madre, difficoltà nel rapporto di coppia, rifiuto del partner e della famiglia, sono dichiarate prevalentemente da Donne nubili.
Le Gestanti che si sono presentate ad un CAV con il certificato per abortire sono state nel 2015 l’ 8%. Di queste, il 90% ha poi proseguito la gravidanza. A conferma dell’ “effetto preventivo”, rispetto all’ aborto, dell’ azione dei CAV, si deve evidenziare che anche nel 2015, delle 1.248 gestanti incerte e/o intenzionate ad abortire, 967 (pari al 77%) hanno poi dato alla luce il loro Bambino. Si ha così la conferma di quanto il Movimento per la Vita sostiene da tempo, ovvero che la vera prevenzione dell’ aborto si attua offrendo alla donna amicizia e solidarietà. Siamo certi che se tutte le Gestanti che manifestano l’ intenzione di abortire avessero un colloquio con le Volontarie di un CAV, certamente moltissimi aborti verrebbero evitati.
L’ atteggiamento del marito o del partner della Donna si mantiene prevalentemente contrario all’ aborto (37%). Circa l’ esito delle gravidanze in relazione allo stato civile della madre, parto e aborto spontaneo interessano prevalentemente le Donne coniugate, l’ aborto interessa prevalentemente le Donne nubili. Per le gravidanze conclusesi con il parto, il Bambino è nella quasi totalità dei casi con la madre.
L’ importanza del ruolo della Famiglia emerge con chiarezza dai dati che si riferiscono alle gravidanze conclusesi con il parto. Con riferimento ai dati raccolti dal 1996 al 2015 risulta che la percentuale di Bambini dati in affido o in adozione o ad un istituto è pari allo 0,2% nel caso di Donne coniugate, allo 0,8% nel caso di Donne conviventi, all’ 1,7% nel caso di Donne nubili e del 2,2% nel caso di Donne divorziate.
Nel 2015 si è registrato un ulteriore modesto calo percentuale delle Gestanti straniere rispetto all’ anno precedente . Il dato relativo alla cittadinanza mette comunque in evidenza l’ elevatissima percentuale di Gestanti provenienti da altri Paesi. Si è passati infatti dal 16% del 1990 sul totale delle Gestanti assistite, al 49% del 1996 al 79% dello scorso anno.

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Le Gestanti straniere per le quali l’ assistenza è iniziata nel corso del 2015 sono state complessivamente 7.398, con una media di 37 Gestanti per ogni CAV, mentre i Paesi di provenienza sono stati 97. Come illustrato nel Grafico 4, le più numerose continuano ad essere le Donne Africane (55%), seguite dalle Donne provenienti dall’ Europa (16%), dall’ America Centrale e Latina (14%), e dall’ Asia (11%).

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Le più numerose in assoluto continuano ad essere le Donne provenienti dal Marocco (23 %), seguite dalle Donne provenienti dalla Nigeria (13%), dalla Romania (6%), da Egitto, Sri Lanka, Ecuador e Perù (5%), dall’ Albania (4%).
Si può notare come in ben 10 Regioni (Calabria, Emilia Romagna, Friuli, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna, Toscana e Trentino Alto Adige) prevalgono le gestanti provenienti dal Marocco; in 4 Regioni (Abruzzo, Lazio, Umbria e Veneto) le Gestanti provenienti dalla Nigeria; in 3 Regioni (Basilicata, Campania e Sicilia) le Gestanti straniere provenienti dalla Romania.
I CAV della Lombardia hanno assistito Gestanti straniere provenienti da ben 74 Paesi, quelli del Veneto Gestanti provenienti da 55 Paesi e quelle del Lazio da 43 Paesi. I dati sulle Gestanti straniere dimostrano che, ormai da molti anni, la porta dei nostri CAV e delle nostre Case di Accoglienza è sempre aperta alle Gestanti provenienti da Paesi lontani. Insieme a queste Donne il Volontariato per la Vita cerca di trovare una risposta sempre rispettosa della loro vita e di quella dei loro Figli in nome della Solidarietà che è fondamento della Giustizia e mezzo per realizzare l’ unità dei Popoli e delle Culture non solo della monete.

L’ attività dei CAV nella varie Regioni

Ci sembra opportuno segnalare infine che, con riferimento ai valori medi per CAV, a fronte di un calo generalizzato sia di Bambini nati che di Gestanti assistite riscontrato nelle varie Regioni italiane, nell’ Abruzzo c’è stato un aumento sia di Bambini nati che di Gestanti, mentre nel Lazio si è registrato un significativo aumento sia di Bambini nati che di Gestanti che di altre Donne assistite.
La Lombardia si conferma la Regione italiana nella quale – con riferimento alla popolazione residente -, c’è stato sia il maggior numero di Bambini nati grazie ai Centri di Aiuto alla Vita (39 ogni 100.000 abitanti) che di Gestanti assistite (63 ogni 100.000 abitanti); seguono, il Veneto (32 Bambini nati e 41 Gestanti assistite ogni 100.000 abitanti) ed il Friuli Venezia Giulia (22 Bambini nati e 32 Gestanti assistite ogni 100.000 abitanti).

L’attività delle Case di Accoglienza

Le Case di Accoglienza sono una realtà concreta in difesa della Vita che si è andata a sviluppare in questi ultimi anni, aggiungendosi così alla vasta rete dei servizi del Movimento per la Vita. Sorte le prime negli anni ottanta, si sono quindi diffuse un po’ ovunque da nord a sud della penisola e nell’ultimo censimento, relativo all’anno 2015, risultano collegate al Movimento per la Vita 41 strutture promosse e gestite da 26 Associazioni locali.
Le Case di Accoglienza nascono per dare una speranza a quelle mamme che, in attesa di un figlio, sono costrette ad allontanarsi dalla propria realtà d’origine per vivere la gravidanza e i primi mesi di vita del figlio in un contesto accogliente e familiare. Alcune Case accolgono anche donne non in gravidanza e vittime di violenza. Altre offrono anche un servizio di accoglienza rivolto ai minori.
I volontari dei Centri di Aiuto alla Vita hanno inizialmente operato aprendo con generosità le proprie abitazioni, ma con il tempo è emersa sempre più chiaramente la necessità di creare delle strutture idonee che, senza perdere il carattere di intimità e accoglienza tipico dell’ambiente familiare, sapessero tuttavia rispondere meglio alle peculiari esigenze delle mamme ospiti, sia per brevi periodi nelle emergenze, che per periodi più lunghi. Generalmente l’accoglienza prosegue anche oltre l’anno dopo il parto fino al raggiungimento degli obiettivi individuati nel progetto personalizzato. I dati raccolti relativi all’anno 2015 si riferiscono a 38 strutture su 41, pari al 93%, che rappresentano un campione molto significativo.
Gli Enti che gestiscono le Case sono per il 65% i Centri di Aiuto alla Vita, il 35% sono Associazioni, Cooperative sociali o Fondazioni nate con lo scopo specifico della gestione di tali realtà, ma in stretto collegamento con i CAV locali. La tipologia prevalente è quella della seconda accoglienza (82%) che assume denominazioni diverse a seconda delle Leggi Regionali, molto diverse tra loro.
Le Case di prima accoglienza rappresentano il 18% del totale. Il 65% delle Case è ubicata in zone centrali della città, le rimanenti in periferia o in zone di campagna. Notevole la superficie totale degli immobili che ospitano le Case pari a 13.101 mq. corrispondente ad una superficie media per struttura di mq. 345. I posti letto disponibili per le utenti sono 344 distribuiti in camere a 1 o 2 posti con un bagno ogni due – tre posti letto. Altri 337 ambienti e spazi sono a servizio comune delle ospiti. I posti letto, riservati per gli operatori, sono 31 con 104 ambienti a loro disposizione. Il 45% degli edifici sono stati concessi in comodato gratuito dalle Diocesi e parrocchie, il 18% da Fondazioni, Enti religiosi o privati. Il 13 % sono in locazione, il 24% di proprietà dell’Associazione che gestisce la Casa.
Nel corso del 2015 sono state registrate 314 presenze di donne con 355 figli. Nel corso della permanenza in Casa sono nati 28 bambini. Il 44 % delle donne è di nazionalità Italiana. Tra le straniere, provenienti da 41 Paesi, la maggiore presenza si è registrata per donne della Nigeria, Marocco, Romania e Ucraina. Per quanto riguarda l’età, il 43% sono di età compresa tra i 18 e 30 anni, il 49% oltre i 30 anni, il 7% tra 16 e 18 anni e l’1% fino a 16 anni.
Le donne sono state inviate per il 59% dai Comuni e Provincie, il 4% dai consultori pubblici e dalle Asl, il 3% dai CAV -SOS Vita , il 21% dai Tribunali e Forze dell’Ordine, il 2%,il 5% dalle Caritas, dalle Parrocchie e dai Consultori di ispirazione cattolica, il 2% dai Centri Antiviolenza, il 6 % direttamente o da altre realtà. Gli ingressi nel corso del 2015 sono stati 187, le dimissioni 167. La permanenza media è stata per il 71% inferiore ad un anno.
Nelle 38 Case censite operano 531 persone, di cui 290 volontari, 7 religiose, 135 dipendenti, 21 volontari del Servizio Civile e 78 consulenti. Con una media di 14 operatori per Casa. La gran parte dei volontari hanno qualifiche professionali adatte. In alcune Regioni la legislazione locale, non riconoscendo l’opera del volontariato seppur qualificato con i necessari titoli, ha costretto all’assunzione di operatori causando un aumento dei costi di gestione con conseguente diminuzione di ospitalità gratuite. Nonostante tali difficoltà le Case hanno accolto il 15 % delle donne senza copertura economica da parte degli Enti Locali. Soltanto il 55 % delle Case sono in condizioni di accoglienze gratuite, grazie ad offerte di privati. Il 61% delle entrate sono rappresentate da rette dei Comuni, Provincie e Asl.
Il costo medio giornaliero per mamma compreso il figlio è pari a circa €. 50,00. Nelle strutture dove è possibile operare grazie alla presenza dei volontari detto costo è intorno a €.30,00. L’opera delle Case di Accoglienza consente all’Ente Pubblico un notevole risparmio economico non essendo in grado di offrire un servizio di qualità a costi così contenuti.
I ritmi e le attività delle Case ricalcano la vita familiare: le numerose volontarie aiutano le mamme nella preparazione al parto, ad accudire i figli, all’apprendimento della lingua italiana e al disbrigo delle pratiche burocratiche per le straniere. Una rete di psicologi, assistenti sociali, medici, educatori professionali offrono le loro competenze professionali a sostegno delle mamme. Per ogni nucleo mamma-bimbo viene individuato un progetto personalizzato in accordo con i Servizi Sociali che mira al reinserimento sociale e lavorativo.
L’opera dell’accoglienza si sviluppa infatti oltre il periodo della gravidanza, dando alle donne sostegno per l’inserimento al Nido del bambino, per la ricerca di lavoro, di un alloggio, nell’educazione dei figli, aiuto nel ricreare rapporti, quando possibile, con le famiglie o gli ambienti di origine. Allo scopo alcune realtà hanno attivato cooperative sociali per l’avviamento al lavoro delle donne, asili nido familiari, alloggi per ospitare le donne che escono dalla Casa in attesa di una sistemazione autonoma definitiva, percorsi di formazione di conoscenza di sé tramite l’apprendimento dei metodi naturali. Positiva è generalmente la collaborazione con i Servizi Sociali dei Comuni, le Questure, le Prefetture, gli Uffici del Lavoro, i Tribunali dei Minori.
Le Case di Accoglienza del Movimento per la Vita suppliscono ad una carenza di aiuto da parte dell’Ente pubblico nei confronti delle mamme in gravidanza in difficoltà. L’Ente pubblico spesso è incapace di dare risposte concrete ed è da sottolineare che le risorse finanziarie sono scarse e quando vengono erogate riconoscono il bambino, come soggetto di tutela, solo quando è già nato e non già quando è nel grembo della mamma.
E’ da porre in evidenza come dato negativo che nel corso dell’anno 2015 hanno chiuso 2 Case di accoglienza per motivi sia economici, a causa delle normative delle Regioni che obbligano l’assunzione di personale non riconoscendo il ruolo di un volontariato qualificato, sia per la diminuzione di mamme in gravidanza che i Comuni, le Asl o i Tribunali inviano sempre meno alle Case privilegiando l’inserimento di donne in maggioranza straniere non incinte vittime della tratta o di violenza o rifugiate. Questo fenomeno sta in alcuni casi snaturando la vocazione per cui sono sorte le Case di Accoglienza promosse dai Centri di Aiuto alla Vita.

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