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Teresa, come una Madre.

di Giovanna Sedda, Equipe Giovani MPV.

Nelle foto con i bambini, Madre Teresa è più sorridente che in altre: “i suoi occhi brillano di una luce appassionata. Si intuisce che è pervasa da un amore grande, di una commovente intensità materna” (R. Allegri. Madre Teresa, la sfida più grande. 1998). I suoi occhi, piccoli e sempre giovani, hanno saputo riconoscere la preziosità della vita sin dal grembo materno condividendo lo “sguardo contemplativo” dei grandi testimoni della dignità umana del XX secolo (P. G. Liverani. Dateli a me. 2003). Madre Teresa ha incarnato una maternità elettiva e concreta attraverso l’accoglienza, desiderando, lei per prima, la vita degli indesiderati: “non permettete che un solo bambino, nato o che deve nascere, cessi di essere amato. Andiamo a cercare quel bambino e portiamocelo a casa”.

Madre teresa prolife
Ritratto di Madre Teresa, durante la sua visita alle Nazioni Unite. 1995. UN Photo/Evan Schneider.

La piccola suora di Calcutta era capace di comprendere, volendo appartenere all’altro senza volerlo possedere: “se non abbiamo pace è perché abbiamo dimenticato che apparteniamo gli uni agli altri”. La sua tenerezza superava la povertà con l’intimità: nella dimensione familiare di una casa, nella vicinanza dello sguardo, nella distanza annullata dell’abbraccio. Questo perché ha saputo vivere con umiltà e abbandonandosi alla Provvidenza: “io so che Dio non mi dà nulla che non possa gestire. Spero solo che non si fidi troppo di me”.

 

Madre Teresa “aggiunge all’innata capacità di dire cose estreme con parole essenziali, il dono del gesto” (F. Zamboni. Teresa di Calcutta. La matita di Dio. 2003). Sapeva che tutti gli uomini sono nelle mani di Dio: “i bambini non nati sono nelle mani di Dio”, “quando diciamo il Padre nostro […] Dio guarda le sue mani e ci vede lì”. Poco importa se le mani di Dio e le sue mani si confondessero alla vista di coloro che incontrava: neonati, anziani, ricchi, poveri, potenti o morenti.
Teresa, come una madre, ha sperimentato un amore senza riserve: l’amore è sacrificio, non dona il superfluo ma l’essenziale e questo ci costa. Ha vissuto in modo universale, per prima, la contraddizione – per alcuni lo scandalo – di un amore propriamente materno. Un amore coraggioso e disponibile a soffrire per coloro che si ama, per quelli che nascono e per quelli che muoiono. Ripetutamente, ha colmato di senso l’istante che separa la vita e la morte, quando la nostalgia dell’altro e la nostalgia di Dio si confondono. In tanto amore ha conosciuto anche momenti bui, buissimi, come capita a una madre, e a una sposa: “se mai diventerò una santa, sarò di sicuro una santa dell’oscurità” scriveva… Oggi la sua santità brilla, illuminata dal volto dello Sposo, della luce che sola si vede sul viso delle mamme.