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Settembre 2016. Lettera al popolo della Vita.

di Gian Luigi Gigli, Presidente nazionale del Movimento per la Vita italiano.

Madre Teresa, Santa Teresa: una donna che ha speso la sua vita per gli abbandonati, gli agonizzanti, una donna buona, non certo buonista. Una donna fuori dagli schemi del politicamente corretto. Solo una donna così poteva ricevere il Nobel ammonendo che “Se una madre può uccidere suo figlio, chi impedisce agli uomini di uccidersi tra di loro?”. Solo una Santa così poteva avere l’impudenza di dire al Congresso USA e al Presidente Bill Clinton: “Ogni nazione che accetta l’aborto non sta insegnando al suo popolo ad amare, bensì a usare la violenza per raggiungere ciò che vuole”.

Chissà se nel 1995 a Washington c’era ad ascoltarla anche Hillary Clinton, probabile prossima Presidente USA. Come tutti i potenti forse anche lei applaudiva la piccola, ma gigantesca figura della paladina dei diseredati, senza però condividerne il messaggio. Dieci anni dopo, al Summit Women in the World, avrebbe affermato che “occorre cambiare i codici culturali profondamente radicati, le credenze religiose e i pregiudizi”, ma non per limitare la strage degli innocenti, bensì “con lo scopo di dare alle donne accesso alla salute riproduttiva e alla procreazione sicura”: è il politichese che si usa per dire “più aborto per tutti” e che, direbbe Madre Teresa, si accompagna a esportazione di guerre e a interventi di destabilizzazione e non di lotta alla povertà e alle malattie.

Ogni nazione che accetta l’aborto non sta insegnando al suo popolo ad amare, bensì a usare la violenza per raggiungere ciò che vuole. Madre Teresa al Congresso USA nel 1995.

La lobby del controllo delle nascite è in azione in tutto il mondo, da noi spesso con la giustificazione che è l’Europa a chiedercelo. Le Commissioni Esteri e Affari Costituzionali della Camera hanno approvato la risoluzione che impegna l’Italia a “promuovere e rafforzare la tutela dei diritti e della salute sessuale e riproduttivi al fine di favorire le condizioni per una vita autodeterminata, sana, produttiva”. Nel giorno in cui la Chiesa riconosce la santità di Teresa, rinnoviamo l’impegno a lavorare perché, almeno, non vi siano più donne costrette ad abortire dal bisogno; perché a ogni donna sia assicurata, almeno, la libertà di essere madre, di dire sì alla vita.