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Donne e uomini per la vita: il “Premio Madre Teresa” a Chanbua Pattaramon

 

La consegna del premio è avvenuta all’interno di una manifestazione di una grande importanza e solennità. A Parigi, infatti, nella sala Gaveau, veniva presentata all’opinione pubblica la Federazione europea per la vita e la dignità dell’uomo dal presidente Jaime Major Oreja. Una intera giornata è stata dedicata alla riflessione sui temi di maggiore attualità relativi alla vita nascente e morente mediante tavole rotonde alle quali hanno partecipato anche ministri, parlamentari, scienziati, scrittori.

Collegata al premio assegnato alla giovane Chanbua si è svolta una tavola rotonda introdotta con la lettura di un messaggio del ministro italiano per la salute, Beatrice Lorenzin, moderata dal direttore del quotidiano Avvenire, Marco Tarquinio. Sul tema “GPA (gravidanza per  altri), eugenismo, traffico di gameti: il transumanesimo in cammino” hanno svolto i loro interventi Ludovine de la Rochère, Presidente de La manif pou tous (Francia), Gian Luigi Gigli, parlamentare e presidente del Movimento per la vita (Italia), Juan  Manuel de Prada, scrittore (Spagna), Jean-Marie Le Méné, Presidente della Fondazione Jérôme Lejeune (Francia).

La manifestazione, iniziata al mattino, è terminata con l’ascolto di un messaggio video del Maestro Andrea Bocelli e con l’esecuzione della “Sinfonia della vita”. La premiazione di Chanbua è avvenuta in un momento in cui in Europa e nei parlamenti nazionali avvengono discussioni sulla eventualità di una legittimazione della c.d. “maternità surrogata”, chiamata con linguaggio più realistico anche “utero in affitto”. Per questo l’assegnazione del premio “Uno di noi” alla madre di Gammy è particolarmente significativo. Vicende analoghe, anche giudiziarie, sono avvenute in varie nazioni. In tutte viene in rilievo la maternità, che, fin dalla gestazione, instaura legami intensi tra madre e figlio. Il principio “mater semper certa est”, indiscusso fino a pochi anni fa, viene capovolto da alcune forme di procreazione artificiale.

Prima del caso di Gammy e di Chanbua i rapporti tra i committenti e la madre surrogata erano stati sottoposti talvolta al giudizio di tribunali o perché la gravidanza aveva rivelato la presenza di uno o più gemelli, mentre il contratto di affitto aveva commissionato un solo figlio, oppure perché i sentimenti materni suscitati dalla gestazione avevano determinato nella donna partoriente la decisione di non rispettare il contratto e di non consegnare perciò il figlio.

Nel caso di Chanbua c’è qualcosa di più, perché Gammy è affetto dalla sindrome down e perché la coppia australiana committente aveva chiesto l’aborto del solo Gammy, ma la Chanbua lo aveva rifiutato. Nonostante la malformazione Chanbua ha tenuto con sé il figlio, sebbene avesse già altri due figli naturali, evidentemente  perché ha riconosciuto in Gammy uno di noi, tanto da richiedere successivamente alla coppia committente anche la sorellina gemella per non distruggere i sentimenti di fraternità fra i due bambini, anche se quest’ultimo obiettivo non è stato raggiunto, Chanbua è divenuta a livello mondiale un esempio di opposizione alla maternità surrogata. Ella non solo non affitterà più il suo corpo ma si è trasformata in una ferma testimone in favore del diritto alla vita dei concepiti.

Alla radice della maternità surrogata vi è un capovolgimento della questione antropologica, perché lo sguardo viene rivolto esclusivamente sull’interesse degli  adulti e non su quello del figlio. Proprio lo sguardo di Chanbua sul figlio l’ha resa meritevole del riconoscimento europeo per la vita.