• By
  • Cause in

Donne e uomini per la vita: il “Premio Madre Teresa” a E. Verastegui

Verastegui aveva iniziato la sua carriera di attore giovanissimo nei set dorati delle telenovele. Era divenuto famoso nel sud e nel nord America. Improvvisamente questo tipo di vita gli era apparso privo di senso e addirittura nauseante. Si è convertito al cattolicesimo e ha deciso di dedicare la sua capacità di attore a servire i valori della vita e della famiglia. Il primo frutto è proprio “Bella”, dove non compare mai la parola aborto, ma che è un inno persuasivo e convincente alla vita e alla famiglia. Ecco il racconto fatto da Verastegui.

«Stavamo preparandoci al film a cui mancava ancora la protagonista. Un amico mi aveva suggerito di intervistare una Nina (il nome della protagonista) cioè una donna che realmente si è trovata faccia a faccia con l’aborto, affinché la scelta dell’interprete fosse il più possibile reale e realista. Sono così andato in una clinica in cui si praticano gli aborti che sono così frequenti nelle città nord americane, specie nei quartieri più poveri abitati da latino-americani. Ho scoperto così, in quel particolare quartiere californiano che in un solo miglio ci sono ben nove di quelle cliniche. Quasi un tentativo di eliminare fisicamente una razza inferiore e fastidiosa. Entrando nella clinica che avevamo scelto ho visto una fila di donne in attesa, abbandonate a se stesse e soprattutto ragazze dell’età in cui non possono per la legge della California, neppure andare dal dentista senza genitori e che invece possono abortire senza dire o chiedere nulla a nessuno. Tra le donne in attesa c’era quel giorno anche un gruppo di militanti pro-life che cercava di convincere a scegliere la vita e a rinunciare al loro progetto di morte. Non riuscivano a farsi capire da una coppia messicana che non parlava una parola di inglese ed allora mi chiesero di fare da interprete, probabilmente perché da dieci anni recitavo nella telenovela più seguita dai latino americani negli Usa, i due mi hanno subito riconosciuto ed hanno cominciato ad ascoltarmi.

Non solo hanno rinunciato ad abortire quel giorno, ma siamo anche diventati amici e nelle settimane successive ho regalato loro un orsetto ed una carrozzina perché ricordassero sempre che non erano soli. Un’amicizia che li ha portati, alcuni mesi dopo, proprio alla fine delle riprese del film a chiamare il loro bambino Eduardo. È stato uno dei momenti più bello della mia vita, quasi fosse nato un bambino mio, un bambino che non sarebbe dovuto nascere. Ma la cosa che è stata per me più importante, è che quell’incontro – quando avevi 31 anni – ha cambiato la mia vita. Mi ha fatto incontrare il dolore delle donne che pensano all’aborto come l’unica via d’uscita da una situazione di povertà e di solitudine. Ed è lì che ho deciso di essere vice di chi non ha voce e di lottare per la vita dal momento del concepimento fino alla morte naturale. “Bella”, che io sappia, ha già salvato almeno cento bambini, anche se solo Dio sa quanto sia realmente grande quel numero».