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12. 13. L’iniziativa dei cittadini “Uno di noi” ha chiesto specifiche modifiche delle norme europee?(20 domande per Uno di noi)

Firma la petizione a sostegno dell’Iniziativa Uno di Noi.

Trovi le schede cartacee sul sito italiano: www.unodinoi.org.

Oppure puoi firmare online sul sito: www.oneofusappeal.eu.

Di Carlo Casini, Presidente onorario MPV.

20 DOMANDE, 20 RISPOSTE

 

12) L’iniziativa dei cittadini “Uno di noi” ha chiesto specifiche modifiche delle norme europee?

 

Sì. Sul presupposto del riconoscimento della identità umana del concepito, la richiesta di cessare i  finanziamenti di attività implicanti la uccisione di esseri umani allo stato embrionale e di garantire che in futuro mai più vengano erogati a questo specifico scopo era formulata come proposta di modifica di tre regolamenti europei: quello finanziario, quello sulla ricerca scientifica  e quello sull’aiuto allo sviluppo. La triplice risposta è stata costantemente evasiva.

Quanto al regolamento finanziario la Commissione ha scritto che “a norma dell’art. 87 dello stesso tutta la spesa dell’Unione Europea deve essere conforme ai Trattati e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione”, cosicché è garantito che “tutta la spesa unionale rispetti la dignità umana, il diritto alla vita e il diritto alla integrità della persona” (n. 3.1). L’iniziativa “Uno di noi” avrebbe, dunque, domandato qualcosa di già esistente e sarebbe perciò inutile. Ma l’iniziativa poneva (e pone) il problema del diritto alla vita dei concepiti prima della nascita e denunciava (e denuncia) proprio la violazione dei principi generali dell’Unione Europea Per questo chiedeva (e chiede) l’esplicita esclusione di spese unionali idonee a sostenere e incoraggiare la distruzione di embrioni umani. L’assenza di una risposta è evidente.

Quanto alla ricerca scientifica è da ricordare che l’Unione Europea elabora piani pluriennali di finanziamento, che riguardano ogni campo della ricerca e che perciò impegnano una somma di denaro assai rilevante. La ricerca su embrioni riguarda un piccolo settore all’interno di un orizzonte molto più vasto. Va considerato, inoltre, che la ricerca è materia di competenza primaria degli Stati. L’Unione Europea può solo fornire un contributo aggiuntivo. Se questo manca, la ricerca degli Stati non termina. Il contributo europeo si limita a incoraggiare la ricerca degli Stati e degli altri enti privati. Il punto è decisivo, perché consentire la uccisione di embrioni umani a fini sperimentali, significa considerarli oggetti utilizzabili per fini ad essi estranei, cioè trattarli come cose e non come esseri umani e l’incoraggiamento finanziario europeo implica di fatto una scelta che teoricamente l’Europa dice di non voler fare. In effetti le preoccupazioni etiche in tema di ricerca distruttiva di embrioni sono molto forti e per questo la Commissione si sofferma alquanto ad illustrare il “compromesso” che sarebbe stato raggiunto nell’ultimo piano pluriennale, 2014-2020, (denominato Horizon 2020): l’Unione Europea non finanzia la uccisione di embrioni, ma contribuisce economicamente alla ricerca su linee cellulari estratte da embrioni distrutti. Inoltre la Commissione si dichiara pronta a dirottare i finanziamenti verso la ricerca su cellule “staminali adulte” (non comportante, perciò la distruzione di embrioni) qualora tale ricerca risultasse avere prospettive equivalenti a quella sulle cellule staminali embrionali. Per rifiutare qualsiasi modifica del regolamento Horizon 2020, la Commissione si appoggia ai potenziali benefici per la salute della ricerca e sulla regolarità formale del provvedimento legislativo che ne consente il finanziamento europeo.

È evidente l’ipocrisia! Finanziare la ricerca delle fasi successive alla distruzione embrionale  significa incoraggiare anche la distruzione embrionale (di per sé per nulla dispendiosa dal punto di vista economico). La motivazione che fa leva sui potenziali benefici è di tipo utilitaristico e ne è riprova la disponibilità a non finanziare più la ricerca sulle cellule staminali embrionali quando si dovessero scoprire metodologie che ottengono migliori vantaggi senza toccare gli embrioni umani.

Il criterio dell’utile non è esattamente quello che rispetta la dignità umana. Viene in mente la pena di morte: in certe situazioni e in date tradizioni culturali, essa può essere utile per contenere la delinquenza e il disordine sociale, ma non è sostenibile che essa deve essere mantenuta finché è utile e finché non possono essere trovati e attuati strumenti di equivalente efficacia per contrastare i delitti.

Infine, per quanto riguarda l’aiuto allo sviluppo, non c’è dubbio che si tratta di uno degli aspetti più meritevoli di lode dell’Unione Europea. È una attività che la rende storicamente importante. Ma l’aiuto allo sviluppo non può comprendere il sostegno di attività uccisive. La lunga difesa della Commissione su questo punto sostiene che vi sarebbe nel mondo un rilevante numero di donne morte a causa dell’ “aborto non sicuro” e per non mostrare gli aspetti lesivi del diritto alla vita di esseri umani fragili ed innocenti preferisce usare il linguaggio della “salute sessuale e riproduttiva”. In effetti chi può schierarsi contro la salute sessuale e riproduttiva? Ma la Commissione dovrebbe definitivamente chiarire che da essa è escluso l’aborto come strumento di salute perché il suo effetto è la morte di uno dei due soggetti coinvolti nella maternità.  D’altra parte l’Unione Europea non può intervenire nella legislazione interna degli Stati. L’iniziativa dei cittadini europei chiedeva (e chiede) soltanto che l’Unione Europea non incoraggi l’aborto con i suoi denari.

La materia è certamente complessa ed è legittima la discussione sugli strumenti per contrastare l’aborto. Ma almeno si dica la verità sul figlio: che è uno di noi. Ci sono dei casi in cui è in gioco anche la vita della madre e situazioni in cui la minaccia della sanzione penale non è efficace per la dissuasione dall’aborto. Ma questo non giustifica né la riduzione del figlio a cosa, né  la dimenticanza di lui. Forse la dignità umana affermata senza riserve od oscuramenti anche per il non ancora nato può suggerire impieghi del denaro europeo verso strategie più efficaci nel proteggere la salute sessuale e riproduttiva anche senza ricorrere a menzogne e censure.

Un’ampia e approfondita discussione su questo punto non è estranea all’anima dell’Europa. Quantomeno sarebbe stata indispensabile una dettagliata informazione sugli enti diversi dagli Stati che hanno come loro scopo statutario la promozione e l’attuazione dell’aborto nel mondo. Perché fornire denaro anche a questi enti non statali? Il silenzio è inaccettabile. Difendere la situazione attuale perché conforme alle procedure legali e giudicata “buona” dai controlli effettuati, non affronta il nodo essenziale, non tiene conto del criterio di giudizio proposto dalla iniziativa dei cittadini, quello che riconosce in ogni essere umano, anche non ancora nato, uno di noi.

 

13) Perché questo titolo un po’ singolare: “Uno di noi”?

 

Coloro che vogliono avere le mani libere sugli embrioni umani, quando nel dibattito pubblico si vedono costretti ad ammettere che il concepito è un individuo vivente appartenente alla specie umana, cercano di giustificare il minor valore della vita non ancora nata rispetto a quella già nata utilizzando la parola “persona”. È un essere umano – ammettono – ma non è una persona. Oppure introducono nella discussione l’idea di una formazione graduale dell’uomo, cosicché nei primi stadi della vita non ci sarebbe una umanità piena.

Ad entrambe queste posizioni si può replicare invocando il principio di eguaglianza. Esso non ammette discriminazioni. L’uso della parola “persona” nella storia è divenuto sinonimo di “uomo”, anzi è il termine con cui si è indicato il grande misterioso valore di ogni uomo, ciò che lo rende superiore a qualsiasi altra entità creata. In Grecia e a Roma la parola “persona” indicava la maschera che gli attori si ponevano sul volto nel teatro, indicava, cioè, l’apparenza, non la sostanza. Più tardi i pensatori cristiani hanno tentato di spiegare il mistero della Trinità di Dio utilizzando la parola “persona”: Dio unico in tre persone uguali e distinte. Così la “persona” è divenuto il termine usato per indicare la sostanza, non l’apparenza. Applicata all’uomo la parola “persona” ne indica la straordinaria grandezza, che – nel pensiero cristiano – lo rende simile a Dio. Perciò usare, come oggi si vorrebbe fare, il concetto di persona per effettuare una discriminazione nel senso che taluni esseri umani sarebbero persona ed altri no, è una operazione inaccettabile. Analogamente, sostenere che l’appartenenza alla specie umana avviene gradualmente significa affermare che in certi stadi della vita, si può essere “mezzi uomini”. Ancora una volta il principio di eguaglianza viene violato. La questione è resa più complicata dal fatto che il diritto positivo in molti Stati ha formulato una definizione di “persona” in senso giuridico: è tale ogni entità fisica o associativa cui sono attribuiti diritti soggettivi e doveri dall’ordinamento. L’iniziativa dei cittadini ha voluto evitare discussioni non facilmente comprensibili a molti. Infatti, “Uno di noi” dice con semplicità la verità su ogni uomo, compreso colui che non è ancora nato”: è qualcuno che appartiene alla nostra comunità di uomini, non è un estraneo, non può essere espulso, ha le nostre stesse caratteristiche, le nostre speranze, il nostro destino. È un vivente della specie umana. Perciò è pienamente “Uno di noi”.