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16. 17. C’è qualche rapporto tra l’iniziativa “Uno di noi” e l’obiezione di coscienza?(20 domande per Uno di noi)

Firma la petizione a sostegno dell’Iniziativa Uno di Noi.

Trovi le schede cartacee sul sito italiano: www.unodinoi.org.

Oppure puoi firmare online sul sito: www.oneofusappeal.eu.

Di Carlo Casini, Presidente onorario MPV.

 

16) C’è qualche rapporto tra l’iniziativa “Uno di noi” e l’obiezione di coscienza?

 

Sì, l’obiezione di coscienza del personale sanitario è la “spina nel fianco” della “congiura contro la vita”, perché quest’ultima intende far dimenticare il figlio concepito, mentre l’obiezione lo ricorda. Il fondamento dell’obiezione, infatti, è il rifiuto della coscienza del sanitario di contribuire alla soppressione di una vita umana. Questa è la vera ragione dei continui attacchi che vengono condotti contro gli obiettori, descrivendoli come egoisti che intendono sottrarsi ad un servizio poco gratificante, tentando di escluderli da alcuni pubblici concorsi, talora denunciandoli alla autorità giudiziaria e sottoponendoli a procedimenti disciplinari. Sono significative le denunce presentate contro l’Italia dinanzi al Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa da parte della International Planned Parenthood Federation e della Federazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL). La tesi delle due organizzazione denuncianti è che in Italia vi sono troppi medici obiettori di coscienza, il che renderebbe penoso per le donne e per i medici non obiettori l’intervento abortivo. Il comitato per i diritti sociali ha dato ragione alle due associazioni ricorrenti, ma il suo parere non ha nessuna efficacia obbligatoria e il Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa, udita la relazione del Ministero per la Salute italiano, ha archiviato le due pratiche. Ma la vicenda mostra quanto, anche a livello internazionale, l’obiezione di coscienza sia giudicata negativamente. Essa è considerata un irragionevole scrupolo, perché non si vuole ammettere che l’aborto è l’uccisione di un essere umano, non si vuol riconoscere che il concepito è uno di noi. È singolare che l’obiezione nel mondo si sia affermata come diritto fondamentale nel campo militare, anche in paesi come l’Italia che, per dettato costituzionale, rifiuta la guerra come mezzo di soluzione della controversie internazionali, che impiega l’esercito per aiutare le popolazioni colpite da calamità naturali e per garantirne la sicurezza in condizione di eccezionale pericolo, ed in cui – pertanto – l’uso delle armi è un evento tutt’altro che frequente, ma eventuale e raro. Invece nell’aborto l’evento uccisivo è immediato e certo: perché non rispettare la coscienza di chi non intende contribuire in alcun modo al suo accadimento?

È evidente che una testimonianza autorevole e numerosa di medici che riconoscono nel concepito uno di noi è una forte difesa dell’obiezione di coscienza, perché rende difficile considerare l’aborto un evento banale, negare l’identità umana dell’embrione e quindi emarginare gli obiettori come ipocriti, ignoranti e stupidamente scrupolosi.

La cerimonia per la firma del Trattato di Lisbona.
La cerimonia per la firma del Trattato di Lisbona.

17) Perché collegare l’Europa a uno di noi? Che c’entra l’Europa?

 

L’iniziativa dei cittadini europei è il nuovo istituto di democrazia partecipata introdotto nell’ordinamento dell’Unione Europea dall’ultimo Trattato, quello detto di Lisbona, entrato in vigore nel 2009. È naturale quindi, che l’iniziativa “Uno di noi” si sia dispiegata in Europa e non in America o in un singolo paese membro dell’U.E. Ma c’è una ragione più profonda, ideale e non tecnica, che lega “Uno di noi” all’Europa. Nel progetto dei padri fondatori l’Unione non era soltanto lo spazio per un libero scambio commerciale, ma una nuova entità politica pacificata e pacificatrice, fondata su comuni ideali al cui centro vi è la dignità umana. Nonostante il progressivo allargamento dell’Unione fino a estendersi a quasi tutto il continente, nonostante la fine della guerra fredda e la innaturale divisione tra oriente ed occidente, oggi l’idea di Europa è visibilmente in crisi. Rifioriscono i nazionalismi e gli interessi economici e commerciali non sembrano più sufficienti a garantire il progresso e l’integrazione. Bisogna ritrovare l’anima dell’Europa. L’idea che l’aborto sia “la sconfitta dell’Europa” è stata espressa più volte da San Giovanni Paolo II (per esempio, l’11 ottobre 1985 nel discorso ai Vescovi europei) ed anche Papa Francesco nel suo discorso al Parlamento Europeo il 25 novembre 2014 ha sottolineato l’orrore per l’aborto. Sono esagerazioni? No, sono pensieri che comunque esigono una meditazione. Il declino dell’Europa si verifica non solo per la caduta della natalità e il conseguente invecchiamento della popolazione, ma, soprattutto, per la perdita della sua identità e unità culturale. Il modo contraddittorio con cui oggi viene affrontata l’emergenza dei profughi, il probabile peso decisionale di obiettivi economici e di potere nazionali, il ricorso unilaterale all’uso della forza militare, sono contrastabili solo con un recupero delle radici umane e cristiane dell’Europa.

Il rifiuto della vita nascente è la spia che rivela la lacerazione dell’anima dell’Europa. Forse a partire dal riconoscimento che ogni essere umano, per quanto piccolo e povero, è uno di noi, un uguale in dignità e diritti, è possibile individuare il sentiero che conduce al traguardo della vera Europa.

La nuova Europa si fonda su un nuovo umanesimo e la prima pietra di un nuovo umanesimo è il riconoscimento della uguale dignità di ogni vita umana a cominciare da quella nascente, sofferente e morente, come hanno scritto nel 1986 Madre Teresa di Calcutta e Chiara Lubich alle Istituzioni Europee a conclusione di un convegno, che per celebrare la proclamazione di Firenze capitale europea della cultura, indicò l’obiettivo: “prima di tutto la vita”.