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8. Nell’ambito politico come si può cogliere l’“inquietudine” di fronte all’embrione umano?(20 domande per Uno di noi)

Firma la petizione a sostegno dell’Iniziativa Uno di Noi.

Trovi le schede cartacee sul sito italiano: www.unodinoi.org.

Oppure puoi firmare online sul sito: www.oneofusappeal.eu.

Di Carlo Casini, Presidente onorario MPV.

20 DOMANDE, 20 RISPOSTE

 

 

La sede della Corte Europea dei diritti dell’uomo, a Strasburgo (Francia).
La sede della Corte Europea dei diritti dell’uomo, a Strasburgo (Francia).

 

8) E nell’ambito politico come si può cogliere questa “inquietudine” di fronte all’embrione umano?

 

È soprattutto la politica che ha determinato le più grandi ed estese aggressioni contro la vita nascente (così come – da sempre – contro la vita già nata!). Ma nemmeno la politica per giustificare tali aggressioni (aborto e distruzione di embrioni generati con le nuove tecniche di procreazione artificiale) osa negare l’umanità del concepito. Anzi, per lo più, proprio per rendere accettabili tali aggressioni, i legislatori dichiarano di voler difendere la vita nascente. Sotto questo aspetto è significativo l’art. 1 della legge italiana sull’aborto, che prima d renderne legittima la esecuzione volontaria in strutture pubbliche e con il finanziamento dello Stato proclama che «la Repubblica tutela la vita umana fin dal suo inizio». A suo tempo – la legge è del 1978 – fu chiesto che venisse specificato espressamente che per “inizio” della vita umana bisogna intendere il “concepimento”. Sarebbe stato sufficiente aggiungere due parole: “nel concepimento”.  Ma la proposta fu respinta non perché dichiarata non vera, ma perché ritenuta inutile. Si disse: è ovvio che l’inizio della vita umana è il concepimento; perciò non c’è bisogno di scriverlo. In realtà la parola “inizio” ha lasciato aperta la porta a tutte le possibili diverse interpretazioni. Il panorama delle leggi dei vari Stati e di non poche risoluzioni e raccomandazioni del Parlamento Europeo confermano il tentativo dei legislatori di non compromettersi dal punto di vista teorico, cioè di non negare l’identità umana del concepito e contemporaneamente di non affermarla. È ricorrente, infatti l’impegno alla tutela della vita nascente, ma è quasi sempre assente la proclamazione del diritto alla vita del nascituro. Ma la tutela giuridica può riguardare sia le persone sia le cose: si tutelano i cittadini, ma anche le piante, gli animali, la natura, le opere d’arte. A livello internazionale si fa sempre più forte il tentativo di affermare l’aborto come diritto umano fondamentale. Ma fino ad ora questo tentativo non ha avuto esplicito successo. Tuttavia si parla di un “diritto alla salute sessuale e riproduttiva”, espressione che comprende anche l’aborto volontario, chiamato talvolta  “aborto sicuro”.

In materia di ricerca scientifica l’Unione Europea concede finanziamenti a imprese per la ricerca che utilizza embrioni umani già distrutti, al fine di ricavare informazioni e possibili terapie da cellule estratte dagli embrioni uccisi. Per capire: i progetti che si sono susseguiti nel corso degli anni negano il contributo economico per la distruzione degli embrioni in se stessa considerata ma lo concedono per la fase successiva sovvenzionando ricerche su cellule provenienti da embrioni umani già distrutti. È una ipocrisia che rende palese l’ “inquietudine”. Si vogliono permettere i comportamenti pratici che sono ritenuti utili ai già nati, ma si avverte la difficoltà di fondarne la liceità sulla riduzione dell’embrione a un semplice oggetto materiale, una cosa, cioè, che può essere liberamente distrutta se è utile farlo.