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LA VITA DEI CAV NEL 2016

 

Oltre 8.00000 Bambini nati e oltre 13.000 Gestanti assistite dai CAV Italiani nel solo 2016: riassumiamo i dati più significativi, relativi all’ attività dei Centri e Servizi di Aiuto alla Vita nel 2016, pervenuti alla Segreteria Nazionale di Collegamento di Padova al 15 aprile scorso.

CAV e distribuzione territoriale

La distribuzione sul territorio nazionale, per regioni ed aree geografiche, dei 349 Centri di Aiuto alla Vita operanti al 31/12/2016, è rappresentata nella Tabella A, mentre nel Grafico 1 è riportato l’ andamento del numero dei CAV in questi ultimi anni. Il numero dei CAV si mantiene sostanzialmente costante, ma con riferimento agli ultimi 20 anni (1997-2016), in tutto il territorio nazionale, il numero dei CAV è aumentato del 49%, passando dai 234 CAV operanti nel 1997 ai 349 dello scorso anno. Con riferimento alla popolazione residente, in Italia vi è un CAV ogni 174.000 abitanti. La maggior densità territoriale dei CAV, si ha nel Trentino Alto Adige, dove vi è un CAV ogni 75.000 abitanti, segue la Basilicata dove vi è un CAV ogni 115.000 abitanti e le Marche con un CAV ogni 119.000 abitanti circa.

 

Attività dei CAV

Nel Grafico 2 sono riportati, i dati più significativi dell’ attività svolta dai Centri e Servizi di Aiuto alla Vita in questi ultimi vent’anni.I dati sono parziali riferendosi all’ attività dei soli CAV che inviano i loro dati. In particolare i dati del 2016 si riferiscono all’ attività di 205 CAV sul totale dei 349 in attività, pari quindi ad una percentuale del 59%.

 

Come sempre, il dato più significativo è costituito dai 151.759 Bambini nati, a tutto il 2016, grazie ai soli CAV che in questi anni hanno inviato i loro dati alla Segreteria Nazionale. Solo nel 2016 sono nati, grazie ai 205 CAV che ci hanno inviato la scheda, 8301 Bambini, in media 40 per ogni CAV. Come si può vedere scorrendo la Tabella B, pur essendoci stato un calo in questi ultimi anni, il numero medio per ogni CAV dei bambini nati negli ultimi vent’ anni, è aumentato di oltre il 50%.

Con riferimento a questi valori medi, e considerando che non tutti i CAV inviano – nei tempi richiesti – la scheda relativa all’ attività svolta (come confermato dal fatto che dei 138 CAV che hanno usufruito di Progetto Gemma nel corso dello scorso anno, 44 non hanno ancora inviato la scheda riepilogativa, si può ragionevolmente ritenere che, a partire dal 1975 (anno di fondazione a Firenze del I° Centro di Aiuto alla Vita) ad oggi, i Bambini nati grazie all’ aiuto dei CAV siano complessivamente oltre 190.000.

Nel 2016 le Gestanti assistite sono state complessivamente 13.005 [1] corrispondente ad una media di 63 Gestanti per CAV. Le altre Donne assistite sono state invece 17.857, corrispondenti a 87 Donne in media per CAV. Quindi, lo scorso anno, i nostri CAV hanno assistito complessivamente 30.862 Donne (mediamente 151 per ogni CAV) delle quali il 42 % Gestanti.              Nel ventennio 1997-2016 il valor medio delle Gestanti assistite dai CAV è aumentato di oltre il 60%, mentre quello delle altre Donne assistite è aumentato di oltre il 70%. Considerando l’ attività assistenziale svolta anche da molti Movimenti per la Vita, da Enti ed Associazioni collegate ai Centri di Aiuto alla Vita e dai CAV che ancora non ci hanno trasmesso i dati, si può ragionevolmente ritenere che   dal 1975 siano state assistite dai CAV/SAV circa 700.000 Donne delle quali, poco meno della metà, Gestanti.

Per evidenziare la mole di lavoro svolto dai CAV si deve ricordare che ogni Donna assistita si presenta ripetutamente (almeno 10-12 volte nel corso di un anno) ad un Centro e che oltre il 2% di Gestanti assistite ha potuto usufruire di ospitalità o in case di accoglienza, o presso famiglie o in case in affitto gestite dai nostri CAV. Le prestazioni assistenziali fornite – estese non solo alle Gestanti -, sono state decine di migliaia. Tra le più numerose si confermano, gli aiuti in natura, l’ assistenza sociale, psicologica e morale, gli aiuti in denaro, l’ assistenza medica. Le Gestanti assistite nel 2016 con Progetto Gemma sono state 613. Anche se non mancano certamente attenzioni da parte della Pubblica Amministrazione nei confronti dell’ attività dei CAV, ancora troppo pochi sono i Centri convenzionati con le locali ULSS o con i Comuni ed in ogni caso – come verrà di seguito esposto nel paragrafo sulla Case di Accoglienza -, troppe sono le incombenze burocratiche richieste che appesantiscono inutilmente, sia da un punto di vista economico che organizzativo, l’ attività dei CAV/SAV.

Rileviamo che anche nel 2016, si è mantenuta bassa (39%), la percentuale delle Gestanti presentatesi ad un CAV entro i primi 90 giorni di gravidanza. Bassa permane anche la percentuale di Gestanti inviate ad un CAV da un Consultorio Pubblico (solo il 5%) anche se prevalgono complessivamente, tra queste, le Gestanti nel I° trimestre di gravidanza (vedi Tabella D3). Le Gestanti inviate da persone amiche sono state il 25%, quelle inviate da Parrocchie ed Associazioni il 7% e quelle inviate da un’ altra utente del CAV l’ 8%. Sono per lo più coniugate le Gestanti che si presentano al CAV (59%); le conviventi sono state il 19%, mentre le nubili il 14%.

Le Gestanti hanno per lo più un’età variabile dai 25 ai 34 anni (55%), sono prevalentemente casalinghe (40%) o senza lavoro (35%). Le maggiori difficoltà denunciate permangono quelle economiche (49%) che salgono al 75% sommando le difficoltà per mancanza di lavoro o di alloggio. Le Gestanti che si sono presentate ad un CAV con il certificato per abortire sono state nel 2016 il 7%. Di queste, l’ 89% ha poi proseguito la gravidanza.

A conferma dell’ “effetto preventivo”, rispetto all’aborto, dell’azione dei CAV, si deve evidenziare che anche nel 2016, delle 1.265 gestanti incerte e/o intenzionate ad abortire, 955 (pari al 75%) hanno poi dato alla luce il loro Bambino. Si ha così la conferma di quanto il Movimento per la Vita sostiene da tempo, ovvero che la vera prevenzione dell’ aborto si attua offrendo alla donna amicizia e solidarietà. Siamo certi che se tutte le Gestanti che manifestano l’ intenzione di abortire avessero un colloquio con le Volontarie di un CAV, certamente moltissimi aborti verrebbero evitati.

 

L’ atteggiamento del marito o del partner della Donna si mantiene prevalentemente contrario all’ aborto (36%). Circa l’ esito delle gravidanze in relazione allo stato civile della madre , parto e aborto spontaneo interessano prevalentemente le Donne coniugate, l’ aborto interessa maggiormente le Donne nubili. Per le gravidanze conclusesi con il parto il Bambino, nella quasi totalità dei casi, è rimasto con la madre. L’ importanza del ruolo della Famiglia emerge con chiarezza dai dati riassunti nelle Tabelle D 5/2-5/3-5/4-5/5 che si riferiscono alle gravidanze conclusesi con il parto. Con riferimento ai dati raccolti dal 1997 al 2016 risulta che la percentuale di Bambini dati in affido o in adozione o ad un istituto è pari allo 0,1% nel caso di Donne coniugate, allo 0,7% nel caso di Donne conviventi, all’1,6% nel caso di Donne nubili e del 2% circa nel caso di Donne divorziate.

Nel 2016 si è registrato un modesto calo percentuale delle Gestanti straniere rispetto all’anno precedente. Il dato relativo alla cittadinanza mette comunque in evidenza l’ elevatissima percentuale di Gestanti provenenti da altri Paesi. Si e’ passati infatti dal 16% del 1990 sul totale delle Gestanti assistite, al 54% del 1997 all’ 80% dello scorso anno (vedi Grafico 4). Le Gestanti straniere per le quali l’ assistenza è iniziata nel corso del 2016 sono state complessivamente 7.846, con una media di 38 Gestanti per ogni CAV, mentre i Paesi di provenienza sono stati 90.

 

Come illustrato nel grafico 5, le più numerose continuano ad essere le Donne Africane (57%), seguite dalle Donne provenienti dall’ Europa (15%), dall’ America Centrale e Latina (13%), e dall’ Asia (11%). Le più numerose in assoluto continuano ad essere le Donne provenienti dal Marocco (23 %), seguite dalle Donne provenienti dalla Nigeria (13%), dall’ Egitto 7%), dalla Romania (6%), da Sri Lanka ed Ecuador (5%), da Perù, Senegal ed Albania (4%). Richiamiamo l’ attenzione sull’andamento dei flussi migratori nelle varie Regioni italiane. Si può notare come in ben 9 Regioni (Calabria, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna, Toscana e Trentino Alto Adige) prevalgono le gestanti provenienti dal Marocco; in 3 Regioni (Friuli, Lazio e Veneto) le Gestanti provenienti dalla Nigeria; in 2 Regioni (Campania e Sicilia) le Gestanti straniere provenienti dalla Romania. I dati sulle Gestanti straniere dimostrano che, ormai da molti anni, la porta dei nostri CAV e delle nostre Case di Accoglienza è sempre aperta alle Gestanti provenienti da Paesi lontani. Insieme a queste Donne il Volontariato per la Vita cerca di trovare una risposta sempre rispettosa della loro vita e di quella dei loro Figli in nome della Solidarietà che è fondamento della Giustizia e mezzo per realizzare l’ unità dei Popoli e delle Culture.

 

L’ attività dei CAV nella varie Regioni

La Lombardia si conferma la Regione italiana nella quale – con riferimento alla popolazione residente -, c’è stato sia il maggior numero di Bambini nati grazie ai Centri di Aiuto alla Vita (38 ogni 100.000 abitanti) che di Gestanti assistite (66 ogni 100.000 abitanti); seguono, il Veneto (29 Bambini nati e 40 Gestanti assistite ogni 100.000 abitanti) ed il Piemonte – Valle d’Aosta (21 Bambini nati e 30 Gestanti assistite ogni 100.000 abitanti).

L’ attività delle Case di Accoglienza [2]

Le Case di Accoglienza sono una realtà concreta in difesa della Vita che si è andata a sviluppare in questi ultimi anni, aggiungendosi così alla vasta rete dei servizi del Movimento per la Vita. Sorte le prime negli anni ottanta, si sono quindi diffuse un po’ ovunque da nord a sud della penisola e nell’ultimo censimento, relativo all’anno 2016,   risultano   collegate al Movimento per la Vita 40 strutture promosse e gestite da 25 Associazioni locali. Le Case di Accoglienza nascono per dare una speranza a quelle mamme che, in attesa di un figlio, sono costrette ad allontanarsi dalla propria realtà d’origine per vivere la gravidanza e i primi mesi di vita del figlio in un contesto accogliente e familiare.

Alcune Case accolgono anche donne non in gravidanza e vittime di violenza. Altre offrono anche un servizio di accoglienza rivolto ai minori. I volontari dei Centri di Aiuto alla Vita hanno inizialmente operato aprendo con generosità le proprie abitazioni, ma con il tempo è emersa sempre più chiaramente la necessità di creare delle strutture idonee che, senza perdere il carattere di intimità e accoglienza tipico dell’ambiente familiare, sapessero tuttavia rispondere meglio alle peculiari esigenze delle mamme ospiti, sia per brevi periodi nelle emergenze, che per periodi più lunghi. Generalmente l’accoglienza prosegue anche oltre l’anno dopo il parto fino al raggiungimento degli obiettivi individuati nel progetto personalizzato.

Il 75% delle Case sono gestite direttamente dai Centri di Aiuto alla Vita, le altre da Associazioni, Fondazioni e da Cooperative sociali nate con lo scopo specifico della gestione di tali realtà, ma in stretto collegamento con i CAV locali. La tipologia prevalente è quella della seconda accoglienza (80%) che assume denominazioni diverse a seconda delle Leggi Regionali, molto diverse tra loro. Le Case di prima accoglienza rappresentano il 20% del totale.

Il 65% delle Case è ubicata in zone centrali della città, le rimanenti in periferia o in zone di campagna. Notevole la superficie totale degli immobili che ospitano le Case pari a 13.101 mq. corrispondente ad una superficie media per struttura di mq. 345. I posti letto disponibili per le utenti sono 344 distribuiti in camere a 1 o 2 posti con un bagno ogni due – tre posti letto. Altri 337 ambienti e spazi sono a servizio comune delle ospiti. I posti letto, riservati per gli operatori, sono 31 con 104 ambienti a loro disposizione.

Il 40% degli edifici sono stati concessi in comodato gratuito dalle Diocesi e parrocchie, il 20% da Fondazioni e Enti pubblici o privati. Il 20 % sono in locazione, il 20% di proprietà dell’Associazione che gestisce la Casa. I dati raccolti relativi all’anno 2016 si riferiscono a 32 strutture su 40 che rappresentano un campione significativo. Nel corso del 2016 sono state registrate 245 presenze di donne con 295 figli. Nel corso della permanenza in Casa sono nati 43 bambini. Il 45 % delle donne è di nazionalità Italiana. Tra le straniere, provenienti da 39 Paesi, la maggiore presenza si è registrata per donne della Romania, Nigeria, Marocco e Albania. Per quanto riguarda l’età , il 45% sono di età compresa tra i 18 e 30 anni, il 51% oltre i 30 anni, il 3% tra 16 e 18 anni e l’1% fino a 16 anni.

Le donne sono state inviate per il 66% dai Comuni e Provincie, il 7% dai consultori pubblici e dalle Asl, il 4% dai Cav -SOS Vita , il 10% dai Tribunali e Forze dell’Ordine, il 2% da altre Associazioni, l’ 3% dalle Caritas, dalle Parrocchie e dai Consultori di ispirazione cattolica,l’ 1% dai Centri Antiviolenza, il 7 % direttamente o da altre realtà. Gli ingressi nel corso del 2016 sono state 159 , le dimissioni 137. La permanenza media è stata per l’82% inferiore ad un anno. Nelle Case operano 531 persone, di cui 290 volontari, 7 religiose, 135 dipendenti, 21 volontari del Servizio Civile e 78 Consulenti. Con una media di 14 operatori per Casa. La gran parte dei volontari hanno qualifiche professionali adatte. In alcune Regioni la legislazione locale, non riconoscendo l’opera del volontariato seppur qualificato con i necessari titoli, ha costretto all’assunzione di operatori causando un aumento dei costi di gestione con conseguente diminuzione di ospitalità gratuite. Nonostante tali difficoltà le Case hanno accolto, grazie ad offerte di privati, il 15 % delle donne senza copertura economica da parte degli Enti Locali. Il 61% delle entrate sono rappresentate da rette dei Comuni, Provincie e Asl.

Il costo medio giornaliero per mamma compreso il figlio è pari ad €. 50,00. Nelle strutture dove è possibile operare grazie alla presenza dei volontari detto costo scende mediamente sotto a €. 30,00. L’opera delle Case di Accoglienza consente all’Ente Pubblico un notevole risparmio economico non essendo in grado di offrire un servizio di qualità a costi così contenuti. I ritmi e le attività delle Case ricalcano la vita familiare: le numerose volontarie aiutano le mamme nella preparazione al parto, all’ accudimento dei figli, all’apprendimento della lingua italiana e al disbrigo delle pratiche burocratiche per le straniere. Una rete di psicologi, assistenti sociali, medici, educatori professionali offrono le loro competenze professionali a sostegno delle mamme. Per ogni nucleo mamma-bimbo viene individuato un progetto personalizzato in accordo con i Servizi Sociali che mira al reinserimento sociale e lavorativo.

L’opera dell’accoglienza si sviluppa infatti oltre il periodo della gravidanza, dando alle donne sostegno per l’inserimento al Nido del bambino, per la ricerca di lavoro, di un alloggio, nell’educazione dei figli, aiuto nel ricreare rapporti, quando possibile, con le famiglie o gli ambienti di origine. Allo scopo alcune realtà hanno attivato cooperative sociali per l’avviamento al lavoro delle donne, asili nido familiari, alloggi per ospitare le donne che escono dalla Casa in attesa di una sistemazione autonoma definitiva, percorsi di formazione di conoscenza di sé tramite l’apprendimento dei metodi naturali.

Positiva è generalmente la collaborazione con i Servizi Sociali dei Comuni, le Questure, le Prefetture, gli Uffici del Lavoro, i Tribunali dei Minori. Le Case di Accoglienza del Movimento per la Vita suppliscono ad una carenza   di aiuto da parte dell’Ente pubblico nei confronti delle mamme in gravidanza in difficoltà. L’Ente pubblico spesso è incapace di dare risposte concrete ed è da sottolineare che le risorse finanziarie sono scarse e quando vengono erogate riconoscono il bambino, come soggetto di tutela, solo quando è già nato e non già quando è nel grembo della mamma.

E’ da porre in evidenza come nel corso dell’anno 2016 le Case di accoglienza – per motivi sia economici, a causa sia delle normative delle Regioni che obbligano l’assunzione di personale, sia per la diminuzione di mamme in gravidanza che i Comuni, le Asl o i Tribunali inviano sempre meno alle Case – hanno privilegiato l’inserimento   di donne in maggioranza straniere non incinte vittime della tratta o di violenza o rifugiate. Questo fenomeno sta in alcuni casi snaturando la vocazione per cui sono sorte le Case di Accoglienza promosse dai Centri di Aiuto alla Vita.

 

A cura della Segreteria Nazionale di Collegamento CAV di Padova.

Foto:  Jesse Davis -Baby!

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[1] Questo dato comprende sia le Gestanti per le quali l’ assistenza è iniziata nel 2016, sia le Gestanti per le quali l’ assistenza, iniziata nell’ anno precedente, si è conclusa nel 2016 (vedi ALL. 1: dati riepilogativi).

[2] A cura di Roberto Bennati Vicepresidente del MpV Italiano e Delegato alle Case di Accoglienza con la collaborazione di Leo Pergamo