Crisi Planned Parenthood, chiude un’altra clinica nel New Jersey – Emiliano Battisti, Si alla Vita Settembre 2017, Anno XXXIX, n° 01/2017, pag. 21

Continua la crisi del colosso Planned Parenthood, la rete di cliniche private che offre tra i suoi servizi anche l’aborto. Tra le ultime a chiudere, la struttura di Atlantic City nel New Jersey. Ufficialmente, il motivo è legato a “questioni di sicurezza”, ma è forte il sospetto che in realtà si tratti di semplice mancanza di clientela.
A livello federale (ossia sull’intero territorio degli Stati Uniti) le cliniche chiuse stanno avvicinando il numero 20. Tra gli stati in cui sono avvenute troviamo l’Iowa, la Pennsylvania, il Maryland, il New Mexico, il Wyoming e il Colorado. Tutto questo assumendosi il rischio economico. Ad esempio l’Iowa ha deciso di implementare un piano sanitario a livello statale che escluda le cliniche abortive, il tutto rinunciando ai fondi federali garantiti attraverso il programma Medicaid (attenzione: da non confondere con l’Obamacare). Il Texas ha da tempo avviato un piano simile che ha portato alla chiusura di circa 80 centri abortivi, un terzo dei quali legati indirettamente a Planned Parenthood. Un fattore solo apparentemente marginale che testimonia la crisi del colosso è la cessazione dell’erogazione dei servizi da parte di centri situati nel più liberal tra gli stati della federazione: la California. Secondo Californians for Life, sarebbero tre le cliniche coinvolte, tutte a nord dello stato e tutte praticanti aborti fino alla decima settimana di gravidanza. Anche qui, la chiusura è molto probabilmente dovuta al numero sempre minore di donne che decidono di avvalersi dei “servizi” di Planned Parenthood, a favore di altri centri validi che non prevedono l’interruzione di gravidanza tra le proprie forme d’assistenza. Il colosso ha effettuato ben 328.348 interruzioni di gravidanza nel solo 2015 (praticamente sarebbe come eliminare in un anno tutta la popolazione di Bari), un terzo del totale negli Stati Uniti. All’inizio del 2017, i vertici della compagnia hanno rifiutato l’offerta di un aumento dei fondi provenienti dalle entrate fiscali in cambio dell’interruzione delle pratiche abortive. L’Amministratrice delegata Cecile Richards ha classificato la proposta come “oscena e offensiva”.
L’amministrazione Trump ha espresso sin dall’inizio la volontà di tagliare i fondi federali a realtà come Planned Parenthood. Già pochi giorni dopo aver assunto la carica, il Presidente ha firmato un ordine esecutivo in tal senso. Ora la palla passerà al Congresso nell’ambito dell’approvazione del bilancio federale 2018 (che vale dal 1 ottobre 2017 al 30 settembre 2018). Il risultato non è scontato. Per prima cosa, lo stesso Trump si sta alienando le simpatie dei parlamentari del suo schieramento a colpi di controversi tweet e insulti che dire malcelati è un eufemismo. In questo contesto, il Partito democratico è compattamente schierato contro il taglio ai finanziamenti alle cliniche tipo Planned Parenthood. Il Partito repubblicano è invece diviso in varie correnti. Statisticamente, gli statunitensi sono in maggioranza favorevoli all’aborto, percentuale che diventa preponderante tra le donne delle classi meno abbienti. Diversi parlamentari, un terzo dei senatori e tutti i deputati, si troveranno tra un anno a dover competere elettoralmente per essere rinnovati al proprio seggio. Nei collegi non tradizionalmente repubblicani la battaglia con il candidato democratico sarà dura e avere una posizione intransigente sui finanziamenti a Planned Parenthood potrebbe far pendere la bilancia dalla parte del (o della) rivale. C’è poi un ulteriore problema, in questo caso di carattere politico/morale. I maggiori sostenitori dei tagli alle cliniche abortive sono appartenenti all’ala ultra conservatrice del Partito repubblicano, alcuni dei quali hanno anche sostenuto politiche apertamente razziste. Una posizione che di certo non giova alla causa della Vita.
Nonostante il quadro politico sia fosco non c’è da disperare, anzi. Secondo un’analisi di Bloomberg, le cliniche abortive negli Stati Uniti stanno chiudendo a un ritmo notevole. Tra il 2011 e il 2015 almeno 162 centri hanno terminato le attività o interrotto la pratica dell’aborto. Una ricerca da parte di Operation Rescue indica che solo nel 2015 ne sono state chiuse 53. La strada è ancora lunga, ma questi dati potrebbero essere la testimonianza di un cambiamento di mentalità negli Stati Uniti riguardo all’interruzione di gravidanza. Se questa avvenisse, il percorso politico in favore della Vita avrebbe la strada spianata.

Emiliano Battisti
Agenzia Vitanews

Crisi Planned Parenthood, chiude un’altra clinica nel New Jersey – Emiliano Battisti, Si alla Vita Settembre 2017