Eutanasia, l’abbraccio del Papa e rinasce la speranza – Simone Tropea, Si alla Vita Settembre 2017, Anno XXXIX, n° 01/2017, pag. 22

Mentre vengono discusse le ragioni e i limiti, le definizioni e le virgole di un’apertura all’eutanasia che racconta, in generale, il fallimento culturale di tutta una società che non sa piú riconoscere nell’anziano, nel malato, nel portatore di un limite, anche e soprattutto il portatore di un dono, ecco che dall’altra parte del mondo arriva un gesto, una parola, un abbraccio che attraversa il mare e ci coinvolge.
Consuela Cordoba ha 56 anni. A causa della gelosia folle del suo ex-compagno, che l’ha completamente sfigurata con l’acido, ha vissuto gli ultimi 17 anni della sua vita con lo sguardo imprigionato per sempre in un passamontagna di velluto, a percorrere sola il Calvario atroce di ben 87 operazioni chirurgiche. Dei tubetti alle narici l’aiutano a respirare e puó alimentarsi solo di cibi liquidi per mezzo di una cannuccia.
Ultimamente é subentrata anche un’infezione cerebrale, e la scelta, per Consuela, di farla finita una volta per tutte. Ancora piú terribile dello sfregio e della sofferenza física, probabilmente, il dolore e l’umiliazione del gravare sugli altri. Ma qualcosa l’ha spinta ad andaré da lui, per vedere anche lei Pietro che quel giorno passava a Bogotá.
Papa Francesco a una donna distrutta ha rivolto una parola, dura contro l’inganno mortale dell’eutanasia come risposta alla sofferenza, e dolcissima e vera, contro la tentazione di cedere alla rassegnazione malata del nostro tempo che a volte, sembra, non é piú in grado di scorgere la bellezza oltre lo scoglio banale dell’apparire, e rifiuta la sfida coraggiosa dell’amore accolto e testimoniato, un amore che scandalizza, forse, riverbero di un amore piú grande che apre cammini di vita e possibilitá di senso e pienezza anche nella morte, nelle situazioni di piú grande fragilitá e sofferenza.
«L’iniezione il medico la prepari per qualcun’altro», ha detto dopo l’incontro che le ha ridato la speranza. Consuela é una testimone «Bella e Coraggiosa», come l’ha chiamata Pietro, che la vita, soprattutto la vita ferita, disprezzata, la vita di chi soffre ingiustamente, é dono , é cosa preziosa agli occhi di Dio, é quel luogo sacro di fronte al quale tutta la societá é chiamata ad intraprendere percorsi coraggiosi e belli di umanizzazione, a rompere le logiche perverse dell’efficentismo, dell’apparire,dell’avere. Per scrutare la belleza dell’essere, che conserva sempre «una grandezza che Dio sta per portare nella mia vita», come ha detto Consuelo. Grazie Francesco e grazie Consuelo, per averci mostrato, in un abbraccio, cos’é la bellezza e cos’è il coraggio.

Simone E. Tropea
Agenzia Vitanews

Eutanasia, l’abbraccio del Papa e rinasce la speranza – Simone Tropea, Si alla Vita Settembre 2017