Festival Internazionale della Vita: a Mosca la Federazione “Uno di Noi” contribuisce alla cultura della vita – Marina Casini, Si alla Vita Settembre 2017, Anno XXXIX, n° 01/2017, pag. 18

Il settimo Festival internazionale della Vita promosso a Mosca dai movimenti per la vita russi è stato davvero interessante e ha visto una grande partecipazione: circa 500 persone provenienti da oltre 100 città della Russia, della Bielorussia, dell’Ucraina, della Georgia, della Serbia, della Lituania. Tra gli ospiti: il Presidente del Dipartimento Sinodale per la Chiesa e il Servizio Sociale, il Vescovo Pantaleon di Orekhovo-Zuyevo, autorità pubbliche, scienziati, rappresentanti delle organizzazioni sociali, preti ortodossi russi, medici, insegnanti, giornalisti, attori, artisti e … molti bambini che hanno dato una nota particolarmente allegra e gioiosa alle giornate.
La novità di questa edizione è stato l’invito rivolto dai movimenti pro-life russi alla Federazione europea “One of us” che ha portato un suo contributo al convegno di Mosca tenendo conto dello scopo perseguito dalla Federazione che è quello di difendere e promuovere la dignità umana in tutto il mondo, specialmente nell’Unione europea, a partire dal momento in cui nel concepimento ha inizio un nuovo essere umano. Il contributo della Federazione si è concretizzato nella presenza della coordinatrice Ana Del Pino e del Presidente onorario Carlo Casini. Entrambi hanno tenuto un discorso che è stato molto apprezzato dai partecipanti e hanno rilasciato interviste anche per la principale televisione russa.
Un incontro davvero significativo quello tra le anime pro-life dell’Europa orientale e dell’Europa occidentale che devono affrontare sfide comuni per affermare la cultura della vita in un momento storico in cui i tentacoli della cultura della morte colpiscono e sferrano colpi in tutto il mondo. In particolare, come ha detto Carlo Casini, i Movimenti per la vita e per la famiglia della Russia possono svolgere un ruolo importante per far ritrovare a tutta l’Europa la sua anima caratterizzata in primo luogo al riconoscimento del valore della vita e della famiglia. La Russia e i Paesi dell’est europeo, proprio perché hanno attraversato la lunga e dolorosa esperienza del materialismo teorico che ha oppresso la dignità umana (non dimentichiamoci che la prima legge sull’aborto in Europa è quella russa del 1920), possono aiutare l’Europa occidentale a liberarsi dal materialismo pratico che pone come criterio di senso della vita l’utile, il danaro, il successo e il potere, scartando così i più poveri e i più deboli, quali sono i bambini non ancora nati. Insomma, laddove si è fatta esperienza della compressione del diritto alla vita, sorge la volontà di riscatto e si sprigionano con più determinazione energie a favore della cultura della vita. Viene in mente l’esperienza tedesca. Proprio dalla Germania che aveva fatto esperienza dello sterminio di una enorme quantità di esseri umani, viene una delle pagine più belle della giurisprudenza costituzionale a favore del diritto alla vita del concepito: “Di fronte all’onnipotenza dello Stato totalitario […] la Costituzione ha costruito un ordinamento legato ad un sistema di valori che pone il singolo uomo, nella sua dignità, al centro di tutte le sue norme […] a fondamento di questa concezione è l’idea che l’uomo nell’ordine della creazione, possiede un valore proprio ed autonomo che esige costantemente il rispetto incondizionato della vita di ogni singolo, anche della vita di colui che può sembrare socialmente senza valore” (sentenza del 25 febbraio 1975).
D’altra parte la lunga esperienza della federazione europea “Uno di noi”e in particolare del Movimento per la Vita italiano, può contribuire a far scoprire con maggiore convinzione la misteriosa grandezza di ogni essere umano, veicolata dall’espressione “dignità umana”, fondamento dell’uguaglianza, proclamata in tutti i documenti giuridici europei. Soltanto intuendo questa misteriosa grandezza, anche quando l’essere umano dal nulla compare all’esistenza nella micro dimensione di un punto, è possibile costruire la cultura della vita, che è cultura di pace e di diritti umani autentici.
Tra i temi affrontati nel corso del festival: modalità per la protezione della vita umana dal momento della fecondazione, crisi demografica e misure per superarla, obiezione di coscienza, diffusione della cultura della vita e relativi metodi e tecnologie di comunicazione, supporto concreto nei confronti delle maternità difficili o indesiderate.
Come ha spiegato Sergey Chesnokov, il Presidente di “Pro-Life”, l’obiettivo principale dell’evento è stato quello di attirare la pubblica attenzione sulla vulnerabilità del bambino prima della nascita facendo quanto è necessario per aiutare sia la mamma che il figlio. In questa prospettiva parte del festival è stata dedicata alla petizione per introdurre il divieto di aborto (chirurgico e chimico) in Russia e il riconoscimento legale del concepito come “uno di noi”. Il testo della petizione, sottoscritto e sostenuto dal Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Kirill, corredato da un milione di adesioni sarà consegnato al Presidente Putin e alle massime autorità con l’obiettivo di suscitare un dibattito pre-elettorale così da influire sulle scelte politiche. È il caso di ricordare la richiesta contenuta nella dichiarazione congiunta sottoscritta a l’Avana, Cuba, da Papa Francesco e il Patriarca Kirill, il 12 febbraio 2016: «Chiediamo a tutti di rispettare il diritto inalienabile alla vita. Milioni di bambini sono privati della possibilità stessa di nascere nel mondo» e la preoccupazione per lo sviluppo delle tecnologie riproduttive «perché la manipolazione della vita umana è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo».
Lo sguardo è sull’Europa, ma la questione della vita nascente non riguarda solo l’“oggi” del “vecchio continente”, ma è epocale (caratterizza un’epoca e dunque si estende lungo molti e molti anni) e planetaria (riguarda tutto il mondo). Per questo è urgente una svolta culturale per costruire un “nuovo umanesimo” fondato sul riconoscimento che anche il concepito è “uno di noi”. La scienza e la ragione suggeriscono che la vita nascente ha forza unitiva, nonostante su di essa molteplici siano le spinte divisive.
Chissà che anche questa tappa del festival russo non faccia parte di un cammino che conduce ad un lavoro comune per la difesa della vita umana nascente sia sul piano concreto della solidarietà, sia sul piano strettamente collegato della cultura.

Marina Casini
Vicepresidente Movimento per la Vita italiano

Festival Internazionale della Vita: a Mosca la Federazione “Uno di Noi” contribuisce alla cultura della vita – Marina Casini, Si alla Vita Settembre 2017