Culle, una presenza silenziosa ma accogliente – Rosa Rao Cassarà, Si alla Vita Settembre 2017, Anno XXXIX, n° 01/2017, pag. 41

“Alessandro, il primo neonato nella ruota 2.0: è stato abbandonato da un’amica della mamma.” Così Il Mattino diffondeva la notizia del ritrovamento di un maschietto a Napoli avvenuto l’8 agosto 2017 presso la Culla per la Vita installata all’ingresso del Policlinico Federico II. Secondo quanto riferito, l’èquipe medica del TIN del Policlinico, a cui è affidata la responsabilità della sorveglianza sul servizio, interveniva in soccorso del piccolo di 3 settimane di età ivi deposto, constatando con stupore la presenza di una donna: a giustificazione del suo gesto pietoso, lei raccontava le gravi vicissitudini della madre naturale la quale, dopo il parto, l’aveva incaricata di affidare ad una Culla la salvezza di suo figlio verificandone il buon esito.

Prima di quest’ultimo evento, l’1 febbraio 2016, un altro neonato, Giovanni di circa 2 mesi, era stato accolto nella Culla della Clinica Mangiagalli: anche in questo caso la madre aveva provveduto a lasciare un biglietto con la data di nascita del figlio e l’elenco delle vaccinazioni effettuate. Nella stessa Culla di Milano, il 6 luglio 2012, era già stato salvato Mario, secondo caso di ritrovamento dopo quello di Stefano registrato il 24 febbraio del 2007 presso l’Ospedale Casilino di Roma. Nel giorno di Capodanno del 2015, presso l’Ospedale Careggi di Firenze, nella Culla venne lasciata la piccola Daniela e, nello stesso luogo ma l’anno successivo, il 21 febbraio 2016, fu la volta di Francesco. Pasqualino fu chiamato il neonato rinvenuto la vigilia di Pasqua, il 4 marzo 2015, presso la Culla di Giarre (CT) e Azzurra la piccola che trovò la sua salvezza il 12 aprile 2016 nella Culla di Abbiategrasso (MI). La vita di questi bambini rimarrà a noi sconosciuta, perchè garantita dalla legge sul parto in anonimato, ma di sicuro la loro sorte sarà migliore di quella dei bambini “scartati” e uccisi con l’aborto o buttati nei cassonetti dell’immondizia.

Terminata la risonanza mediatica di tali drammatici eventi, però, sembra che rimanga solo il volontariato ad intercettare i bisogni esistenziali delle famiglie in difficoltà. Il Movimento per la Vita, attraverso l’opera costante e silenziosa dei volontari dei Centri di aiuto alla Vita, Culle viventi, riannoda il filo delle vicissitudini che accompagnano le origini di ciascun essere umano sin dal concepimento e viene in soccorso delle maternità indesiderate (relazione annuale sul sito www.mpv.org).

Con la riapertura delle ex ruote degli esposti, chiamate Culle, sin dal 1992 il MpV ha promosso anche tale servizio di accoglienza quale extrema ratio per la salvezza del bambino e della donna nei casi di una maternità insostenibile: la divulgazione delle Culle è accompagnata dalla diffusione capillare del numero verde 800.813.000 e della legge sul parto in anonimato (DPR 396/2000).

Tuttavia l’assenza di una Istituzione pubblica a livello centrale non permette di effettuare un monitoraggio costante sulla situazione reale di ogni singola Culla del territorio nazionale: il volontariato da solo non ha la forza per prevenire/contrastare un fenomeno delittuoso come l’infanticidio! Alla data odierna sembra, infatti, che alcune delle 57 culle costruite in Italia dal MpV o da altri enti/associazioni non siano più in funzione a motivo di difficoltà varie che hanno scoraggiato i promotori (ad esempio, a Treviso, Paternò, Tarquinia, Finale Emilia, ecc.).

Sarebbe auspicabile una maggiore attenzione alla vita nascente in difficoltà da parte del Parlamento nazionale per rassicurare l’opinione pubblica e dare una speranza di vita all’infanzia abbandonata attraverso l’istituzione dei Punti di accoglienza a carico delle Aziende sanitarie nelle modalità previste in numerose Proposte di legge già da tempo presentate.

Rosa Rao Cassarà

Culle, una presenza silenziosa ma accogliente – Rosa Rao Cassarà, Si alla Vita Settembre 2017