Belgio: entra in vigore nuova normativa per l’eutanasia

Un mese e mezzo dopo l’entrata in vigore della legge olandese, la Camera dei Rappresentanti del Belgio approva il 16 maggio il progetto di legge per la depenalizzazione dell’eutanasia già approvato dal Senato. Il testo, sottoposto alla firma di Re Alberto II il 28 maggio 2002, diviene legge a tutti gli effetti.

Nel 2009 è stata la volta del Lussemburgo, mentre come sappiamo in Svizzera è permesso il suicidio assistito in base a un articolo del codice penale (art. 215) che vieta l’aiuto al suicidio solo per “motivi egoistici”. Il “giro” è però ricominciato e dopo l’esperienza olandese del protocollo di Groningen che nel 2004 ha aperto all’eutanasia pediatrica, il Belgio nel 2014 ha esteso ai minori la legge sull’eutanasia.

È in questo contesto che viene pubblicato, per i tipi della Cambridge University Press, il primo studio interdisciplinare sull’eutanasia in Belgio intitolato “Euthanasia and Assisted Suicide: Lessons from Belgium”, curato da David Albert Jones, del centro di bioetica Anscombe di Oxford; Chris Gastmans, dell’Università cattolica di Lovanio; Calum MacKellar, del Consiglio scozzese sulla bioetica umana.

Il testo è di quelli che fanno riflettere perché i numerosi autori affrontando le questioni sotto diversi profili disciplinari, mettono in evidenza come la mentalità e la pratica eutanasica rivestita di legalità, nonostante la “volontarietà” della richiesta, colpisca i più vulnerabili esponendoli a uno “scarto” che fa venir meno nella società il senso della giustizia e mina alla radice la fiducia reciproca, fondamento di ogni autentico rapporto tra le persone. Queste conclusioni sono raggiunte sulla base di alcuni dati.

In primo luogo la non trasparenza del sistema preposto al controllo dei casi di eutanasia. La “commissione di controllo”, composta da 16 membri esamina solo una minima parte dei casi segnalati che sono già numericamente inferiori ai casi reali di eutanasia. Si denuncia quindi una “normalizzazione” dell’eutanasia dovuta alla sua legalizzazione che ha introdotto una prassi eutanasica senza richiesta del paziente. «Una volta che la barriera della legalizzazione è passata, [l’eutanasia] tende a sviluppare una propria dinamica e si estende oltre le condizioni previste» e «la sedazione profonda continua viene sempre più utilizzata come mezzo per effettuare l’eutanasia». La legalizzazione – denunciano gli Autori – ha assuefatto la coscienza personale e collettiva al punto che «la morte per eutanasia in Belgio non è più, in genere, considerata un’eccezione che richiede una particolare giustificazione. Al contrario, essa è spesso considerata una morte normale». Occorre, perciò, «resistere alle richieste di legalizzare l’eutanasia o il suicidio assistito e investire in cure palliative, riaffermando la preziosità della vita umana». È quest’ultima la bussola che ancora una volta ci è posta tra le mani e nel cuore.

La domanda, che sgorga dall’intimo nel confronto supremo con la sofferenza e la morte, è soprattutto domanda di compagnia, di solidarietà, di sostegno e di conforto nella prova anche quando tutte le speranze umane vengono meno.

Marina Casini, Vicepresidente del Movimento per la Vita Italiano

 

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