Cannabis e droghe: si può uscire dalla dipendenza?

L’occasione del prossimo dibattito parlamentare riguardo la legittimità o meno di un ulteriore sdoganamento circa l’uso delle cosiddette “droghe leggere” (cannabis, hascisc e marijuana), offre l’opportunità per una breve riflessione sulla dipendenza da sostanze stupefacenti, con riferimento al significato e alle conseguenze, fisiche e/o psicologiche, di tale condotta, soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione.

1. Concetto di “dipendenza” e di condotta dipendente

La dipendenza e le relative condotte ad essa legata presentano un dinamismo “centrifugo”, per cui tendono progressivamente ad inglobare sempre più il vissuto della persona. In tal senso, se la dipendenza si qualifica essenzialmente come uno stile di vita, il suo superamento reale coincide con una vita più ricca e con un riorientamento esistenziale, cioè con un rinnovato e più adulto progetto di vita, caratterizzato da un decentramento da sé e un atteggiamento pro-sociale rivolto al bene comune e al rispetto dell’altro (Brownell e Schulthess, 2014, p. 416; Bellantoni, 2011a, p. 211; 2011b, p. 125).

Chiaramente le condotte di dipendenza possono implicare una grande varietà di “oggetti”, per cui si parla di dipendenza da internet, dipendenza affettiva, dipendenza da gioco d’azzardo (ludopatia), dipendenza sessuale, dipendenza dal cibo, e anche dipendenza dal lavoro. Tali manifestazioni presentano alcuni tratti convergenti che, infatti, le accomunano sotto l’etichetta di “dipendenze” ed altri più specifici e caratterizzati anche dalla tipicità del contenuto da cui si è dipendenti. In tal senso, possiamo definire la “dipendenza” «come un’irresistibile e compulsiva necessità di uno stato emotivo, esperienziale e cognitivo che si può raggiungere con delle droghe […] o attraverso certi schemi comportamentali che si sono sviluppati come una dipendenza (Brownell e Shulthess, 2014, p. 419).

In questo breve contributo, in particolare, focalizziamo la nostra attenzione su una delle espressioni tipiche della dipendenza, quella relativa a sostanze stupefacenti o psicoattive.

2. La dipendenza da sostanze stupefacenti

Ogni condotta umana, compresa quella dipendente, è sempre il risultato di una decisione dell’individuo che, pur rimanendo sempre eminentemente libera e responsabile, è sottoposta a una serie di condizionamenti predisponenti, facilitanti o osteggianti. In particolare, vanno considerati quattro fattori interdipendenti (Bellantoni, 2015, pp. 54-61): il patrimonio genetico, la storia vita del soggetto, l’evento scatenante la condotta e la ricerca di senso. Quest’ultimo fattore rimanda all’esperienza di percepire la propria vita come orientata a scopi e valori significativi; il fallimento a questo livello genera una sensazione di “vuoto esistenziale” che è spesso ‒ nell’interpretazione che ne ha dato anche Viktor Frankl (1905-1997), psichiatra e psicoterapeuta viennese, fondatore dell’approccio di psicologia denominato Analisi esistenziale ‒ la vera radice di quella “cultura dello sballo”, così diffusa nella società contemporanea, e del mantenimento e, in qualche caso, dell’aumento del consumo di sostanze che,[1] alla base, rivela la compulsiva ricerca di sensazioni e l’incapacità di gestire stati d’animo e vissuti emozionali avvertiti come sgradevoli o addirittura intollerabili (Frankl, 1990, pp. 28-30). Infatti, «oggi, in molti, la ricerca del benessere s’identifica con la ricerca di sensazioni (sensation seeking) in contrasto con la ricerca del senso della vita e dei significati degli eventi (sense seeking)» (Bellantoni, 2017, p. 78).

3. Rischi e prevenzione

Mentre nell’immaginario collettivo si è abbastanza (mai troppo!) persuasi dei danni provocati dall’uso cronico di sostanze stupefacenti definite “pesanti”, quando si parla delle cosiddette droghe “leggere” se ne tendono a sottovalutare i rischi. Volendo semplicemente indicare quelli correlati a un abuso di cannabis, segnaliamo tra le problematiche più diffuse: disturbi d’ansia o attacchi di panico, slatentizzazione di episodi psicotici e stati depressivi, disforia, deterioramento cognitivo e distorsioni percettive, stati confusionali e deliri; a livello, invece, di condotte psico-sociali si registrano difficoltà nelle competenze emozionali; problematiche nelle relazioni interpersonali e familiari; peggioramento del rendimento scolastico fino a casi di abbandono; incremento delle condotte a rischio (Latt et al., 2014, pp. 200-204).

D’altra parte, una prevenzione fondata semplicemente sulla percezione del rischio si è ampiamente rivelata addirittura controproducente, registrando veri e propri “effetti boomerang”. In tal senso, anche in relazione alle cause sottese al fenomeno, un reale contrasto al diffuso consumo di sostanze stupefacenti non potrà non prevedere la pianificazione di una formazione a tre livelli ‒ istituzionale, degli educatori e dei formatori professionali e a-professionali, dei più giovani ‒ che si qualifichi come vera educazione della persona, verso: la formazione della coscienza come organo capace di discernimento e decisionalità; l’acquisizione di una chiara progettualità orientata a valori significativi; l’apprendimento di funzionali abilità sociali e di coping, tanto di natura cognitiva quanto emozionale, a livello sia personale che interpersonale (cfr. Bellantoni, 2015, p. 26; cfr. Masini, 1993, pp. 269-271).

Domenico Bellantoni, psicologo e psicoterapeuta, Università Salesiana Roma

Bibliografia

Bellantoni D. (2011a), L’analisi esistenziale di Viktor E. Frankl. 1. Origini, fondamenti e modello clinico, Roma, LAS.

Bellantoni D. (2011b), L’analisi esistenziale di Viktor E. Frankl. 2. Definizione e formazione per un approccio clinico integrato, Roma, LAS.

Bellantoni D. (2015), Ruoli di genere. Per un’educazione affettivo-sessuale libera e responsabile, Roma, Città Nuova.

Bellantoni D. (2017), Speranza e domanda di senso: il senso religioso nella cura e nella psicoterapia. Piste di riflessione a partire dall’analisi esistenziale di Viktor E. Frankl, «Journal of Medicine and the Person», vol. 1, pp. 75-83.

Brownell P. e Schulthess P. (2014), Le dipendenze, in Francesetti G., Gecele M. e Roubal J. (a cura di), La psicoterapia della Gestalt nella pratica clinica. Dalla psicopatologia all’estetica del contatto, Milano, FrancoAngeli, pp. 413-435.

Frankl V.E. (1990), Un significato per l’esistenza. Psicoterapia e umanismo, Roma, Città Nuova.

Latt N., Conigrave K., Saunders J., Marshall E.J. e Nutt D.J. (2014), Medicina delle dipendenze. 7. Cannabis, Milano, Springer, pp. 197-208.

Masini V. (1993), Droga Disagio Devianza. Dalla comprensione al trattamento, Roma, IFREP.

OeDT/Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (a cura del) (2017), Relazione europea sulla droga. Tendenze e sviluppi, Lisbona, OeDT.

[1] In effetti, in un contesto in cui la “dipendenza” sta assumendo una molteplicità di espressioni, generando anche fenomeni di “trasmigrazione” da una forma a un’altra, si registra una leggera diminuzione del ricorso alle droghe più tradizionali (es. eroina e cocaina), mentre si verifica un mantenimento o leggeri aumenti nel consumo degli stupefacenti più di moda, quali cannabis e nuove sostanze psicoattive, accanto a un sempre elevato ricorso all’alcol. Inoltre, tali condotte coinvolgono soggetti sempre più giovani e tendono sempre più a cronicizzarsi (OeDT, 2017).

 

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