Il terremoto, poi il “Cav d’Urgenza”: dalle macerie fiorisce la vita

24 agosto 2017: solo le fiaccole parlano in questa notte, perché questa è la notte del silenzio

Una notte di intimità, di preghiera e soprattutto di ricordo. C’è chi dice che siamo quattromila, ma il numero esatto non è così importante; siamo un fiume di gente che cammina composta, con la morsa del freddo fuori, e un gran dolore dentro, nel cuore.

Accanto al sindaco sfilano altre autorità, i sopravvissuti, le famiglie delle 51 vittime, tanti loro amici e noi, volontari delle varie associazioni e dei tanti movimenti che l’anno scorso ci siamo messi a servizio di questi fratelli fin dai primi momenti. Per questa occasione serviamo un po’ di tè caldo, perché a fine agosto, qui, la sera, si arriva anche a 4 gradi, e questa sarà una lunghissima notte. Ci hanno sistemati sotto ad un tendone, allestito accanto al parco giochi di Pescara del Tronto, quel parco giochi che l’anno scorso, essendo l’unico spazio libero da macerie, era stato utilizzato per adagiare i corpi delle vittime del terremoto, sottratti alla violenza delle pietre che li hanno sovrastati. Alle 3:36, 51 rintocchi della campana (che non aveva più suonato dallo scorso anno) accompagnano il Vescovo nello scandire i nomi di quelle persone che in una manciata di secondi sono scomparse…come i loro paesi, con i loro paesi…

Il silenzio e le lacrime si mescolano all’indignazione, per la situazione purtroppo immutata, ed alla speranza che presto qualcosa cominci a muoversi, per ripartire, per ricominciare… a vivere.

Patrizia mi viene incontro e mi abbraccia: “Ormai sei come una sorella”… Il mio cuore si stringe, e si avvolge col suo in un abbraccio profondo, a cui questa notte, conferisce  un valore incommensurabile, perché inevitabilmente è una notte di bilanci. Annalisa arriva subito dopo e mi confida che mai, mai avrebbe immaginato che dopo quei tremendi giorni, qualcuno stesse pensando a loro, che qualcuno si stesse muovendo per non lasciarli soli e che loro lo hanno visto, lo hanno vissuto che noi, non li abbiamo mai abbandonati.

Eppure non era così all’inizio, comprensibilmente, perché non provengo da quei paesi e, anzi, lì conoscevo poco, quasi nulla. Non dimenticherò mai il primo giorno di quel servizio, battezzato dalla mia cara amica Marialuisa: “CAV d’urgenza”, svolto nella tendopoli di Borgo di Arquata. Il Vescovo volle fortemente una presenza dovunque si fossero impiantate le tendopoli, perché, disse: «dobbiamo pensare alle persone. Alle case penserà qualcun altro».

Fui inviata quindi ad Arquata, insieme ad un altro volontario, solamente per stare vicino a coloro che avevano perso tutto, troppo. Sin da subito ci siamo mossi per intercettare mamme in attesa o mamme con bimbi piccoli. Ma in quei paesi in cui il rischio di spopolamento era già più che un’ipotesi, i “pancioni” non c’erano. Girando fra le tende, mentre respiravamo inevitabilmente quell’odore pungente di gomma arsa dal sole misto ad erba putrida, abbiamo iniziato a parlare con gli anziani, con i vecchietti che sedevano con lo sguardo fisso e che ripetevano un martellante ritornello: «Perché non è toccato a me? Non c’è più nulla per me qui. Perché sono ancora vivo quando vorrei morire?».

La missione del Cav d’urgenza era chiara a questo punto: continuando a cercare mamme e piccolini, ci dovevamo dedicare a chi la vita non la voleva più, a chi pensava che fosse meglio terminarla lì. E così Dario, Giuseppe, Enrico, Mario, Rita, Silvana, Giuliana e tanti altri sono divenuti i nostri “zii” e non li abbiamo abbandonati mai, dovunque fossero di volta in volta spostati. Abbiamo organizzato passeggiate a tema, tornei di burraco, visite programmate dei ragazzi della diocesi di Ascoli, ma anche provenienti da altre diocesi. Abbiamo realizzato progetti di (come lo chiamiamo ora) story-telling in cui ognuno di loro è attore protagonista della sua storia, della storia del suo territorio, dei giochi inventati per trascorrere il tempo quando erano bimbi, delle tradizioni vissute e ricordate affinché esse continuino ad essere tramandate. Mentre ci dedicavamo a tutto questo, la nostra ricerca continua e costante di “pancioni” ha poi  dato i suoi bellissimi frutti! Ed allora ci siamo dedicati anche a Laura, Alessandra, Francesca e Roberta in tutti i modi possibili.

Sento di dover ringraziare due Cav che sono stati accanto al nostro (Ascoli Piceno) in un momento davvero tremendo: i due Cav che si sono messi in contatto diretto con noi e che hanno operato tanto per le nostre dolcissime, ma fortissime e coraggiose, mamme sono quelli di Mandello del Lario e di Cassano d’Adda: a loro un abbraccio speciale di tutti noi, quaggiù. Ma il ringraziamento lo vogliamo estendere a tutti i CAV e Movimenti per la Vita d’Italia, perché anche noi siamo terremotati e da quel giorno non abbiamo più la sede. Il loro aiuto è convogliato anche nel nostro caro “Camper SOS Vita, MPVI, Cav d’urgenza”, che davvero riassume in sé, in maniera concreta, il concetto di “bene comune”: temporaneamente esso è il Cav di Ascoli Piceno.

Laura che ha in braccio Paolo, di pochi mesi, racconta che non avrebbe mai immaginato che ci fosse qualcuno come noi che si dedica così amorevolmente (e testardamente!) alla Vita, alla Vita nascente. Lei ha appreso della sua gravidanza nel pomeriggio del 29 ottobre ed aveva festeggiato con tutta la sua famiglia a cena, in una delle pochissime case che era rimasta in piedi, ancora. La mattina dopo era nella doccia: una scossa peggiore della prima, agostana, li costringe a fuggire immediatamente. Escono fuori in pochi secondi: tutti salvi. «Siamo stati miracolati», ci dice, «ma non avevamo più nulla, nulla». La casa, gli oggetti cari, le fotografie, l’auto, il lavoro: tutto azzerato. Personalmente non riesco nemmeno ad immaginarlo, davvero. Ci siamo incontrate prima che tutta la famiglia si trasferisse a casa di alcuni parenti, a qualche centinaio di chilometri da Arquata. Catapultati in una comunità tutta nuova, seppur accogliente, si sono sentiti smarriti, scombussolati, disorientati. Certo, Vivi..

«Caro bimbo mio, in che mondo ti faccio nascere? Qui in un secondo può finire tutto. Come faccio ad andare avanti con questo terrore nel cuore?»: in queste parole si riassume un po’ lo stato d’animo delle mamme incontrate. La nostra piccola parte nelle loro vite l’abbiamo fatta, e continuiamo a farla. Con discrezione, rispetto, ma assicurata accoglienza e loro sanno che noi ci siamo, in qualunque momento.

Queste mamme, noi, le ammiriamo, le stimiamo: sono delle tigri. E’ la consapevolezza che la Vita che è in loro sia un dono meraviglioso, che le spinge a lottare nonostante tutto. Quella piccola Vita che ora dorme, mangia, gioca e fa versetti nelle braccia di Laura, che dipinge tutto di bei colori, costituisce il motore di tutta la sua famiglia, nonostante tutto. Per le neo mamme così come per i nostri anziani, per i bambini e per i ragazzi, per uomini e donne, la coscienza di non essere soli in questa fantastica avventura che è la Vita, è fondamentale. E noi la amiamo, anche se non ci sembra perfetta mentre lo è, anche se ci riserva sorprese che poco ci piacciono. Madre Teresa ci aiuta a ricordare: la vita è una croce da abbracciare, ma è bellezza da ammirare; è tristezza da superare ma anche gioia da gustare. Camminando insieme.

Anita Gasparrini, consigliera direttivo nazionale MpV e Segretaria Cav Ascoli Piceno

 

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