Crisi demografica: in Italia nuovo minimo storico

Nel contesto della III Conferenza Nazionale sulla Famiglia, in ben 5 gruppi di lavoro, si è tentato di sviscerare e comprendere alcuni tra i fenomeni più complessi che investono la cellula primaria della società, elaborando allo stesso tempo considerazioni e proposte atte a superare le difficoltà oggettive e le criticità che fanno in questo momento della famiglia stessa, l’ente in assoluto più fragile del tessuto sociale, e probabilmente anche il più offeso dalla scarsa lungimiranza di determinate  scelte politiche operate in passato.

Il secondo gruppo di lavoro si é occupato di: Crisi demografica e rapporto fra il quadro nazionale e tendenze internazionali. I lavori sono stati moderati dalla Dott.ssa Fernanda Ballardin, dirigente del ministero dell’Economia e delle finanze, ed hanno visto tra gli attori principali del dibattito, in qualità di relatori, il prof. Giancarlo Blangiardo e il prof. Alessando Rosina, entrambi ordinari di demografia rispettivamente presso l’Università “Bicocca” di Milano e l’Università Cattolica di Milano della stessa città, e della prof.ssa Rosangela Lodigiani, docente di sociologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Se dalla lettura sociologica del fenomeno è emersa la complessità del fenomeno stesso è stato l’approccio demografico quello che ha reso meglio l’oggettiva drammaticità della crisi in questione. Sia nell’intervento di Blangiardo che in quello di Rosina è apparsa una reale preoccupazione per la situazione demografica del nostro paese che in quest’anno ha toccato la cifra allarmante delle 474mila nascite, ovvero: un nuovo minimo storico.

Il punto fondamentale nelle relazioni dei due esperti, che sono di fatto giunti alle medesime conclusioni, è che manca il numero minimo per assicurare al paese un ricambio generazionale sufficiente a garantire quei servizi sociali elementari, come le pensioni o l’assistenza agli anziani , il cui numero é in constante aumento, o agli stessi disabili, che finora sono stati alla base del nostro sistema sociale. L’impatto costituito dall’influsso migratorio è, sulla base dei dati raccolti, assolutamente insufficiente a riequilibrare il bilancio. Oltre alle politiche fiscali che penalizzano pesantemente la scelta di mettere al mondo un figlio, centrale per una comprensione opportuna del fenomeno é stato  il considerare come alla base della crisi demografica risieda l’atteggiamento culturale  degli italiani, caratterizzato dalla tendenza a sposarsi, quindi a costruire relazioni affettive stabili, sempre  meno, o a farlo sempre più tardi. Quando cioè il ritmo biologico della donna risulta non essere più in grado di garantire  un livello di riproduttivitá soddisfacente.

Pradossalmente sono le classi più abbienti quelle meno aperte alla vita, e quelle in cui, in media, si decide di avere un solo figlio. L’aumento dell’impotenza maschile legata a fattori multipli, la necessità di lavorare per entrambi i genitori dovuta al costo della vita e alla mancanza di sussidi economici per le coppie in attesa, la scarsa tutela sindacale delle donne che si ritrovano a vivere la maternità, purtroppo come una tragedia economica e professionale, e in generale la disattenzione verso il problema sta determinando un collasso demografico senza precedenti, collocando l’Italia ai primi posti delle classifica europea dei paesi più vecchi e sterili. Urgono politiche familiari strutturali ed efficaci, e in concomitanza iniziative lungimiranti e significative in grado di operare nel nostro paese un cambio di rotta, a livello sociale e culturale, in cui si riconosca come la formazione di una famiglia costituita dall’unione di un uomo ed una donna aperti alla vita e supportati a livello fiscale nell’impegno arduo  della cura della prole, ma anche nella cura degli anziani stessi (un compito per cui se mancasse l’ente familiare l’apparato statale sarebbe infinitamente impreparato), sia il bene primario del paese, sia quell’urgenza che merita di avere il primo posto nell’agenda politica di questo e dei futuri governi.

Simone E. Tropea, Agenzia Vitanews

 

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