Obianuju Ekeocha spiazza la BBC su aborto e contraccezione

Ci sono due errori di fondo quando si pensa al colonialismo. Il primo è che sia terminato con l’ondata di indipendenze dei Paesi asiatici e africani tra gli anni Cinquanta e Settanta del XX secolo. Altri tuttavia ne fanno un secondo: che prosegua solo a livello economico e di sfruttamento delle risorse.

La realtà è ben diversa. Lo scorso Luglio, ha fatto scalpore l’intervista alla BBC dell’attivista nigeriana prolife Obianuju Ekeocha. Quest’ultima è la fondatrice e Presidente dell’iniziativa Culture of Life Africa (Cultura della Vita in Africa) volta a difendere e promuovere i valori africani della santità della vita, la bellezza del matrimonio, la benedizione della gravidanza e la dignità della vita familiare.

La trasmissione della BBC si occupava tra l’altro della distribuzione di contraccettivi e dell’introduzione del “diritto” all’aborto nel continente africano come mezzo per far uscire milioni di famiglie dalla povertà. Anzi, a essere precisi, la conduttrice ha usato un termine molto in voga di recente ossia quello di “pianificazione familiare”. Molto più innocuo e politicamente corretto rispetto ad aborto. La Ekeocha ha spiazzato completamente la conduttrice quando ha dichiarato che non sono i contraccettivi e l’interruzione di gravidanza le soluzioni per incentivare lo sviluppo dell’Africa. Generalmente (purtroppo) ci si aspetta da attivisti prolife argomentazioni a carattere religioso o quanto meno ideologico. Invece, quelle proposte dalla Presidente di Culture of Life sono state del tutto concrete.

La prima ha colpito proprio l’ideologia, latente o manifesta, dei Paesi occidentali che tramite queste politiche di aiuti “alla pianificazione occidentale” cercano di imporre ai Paesi africani il proprio pensiero e il proprio stile di vita. Una colonizzazione per l’appunto. Nessuno si è preso l’onere di chiedere o ascoltare ciò che gli abitanti del continente vorrebbero per incentivare il proprio sviluppo individuale e quello generale. La stessa Ekeocha ha detto, durante l’intervista, che lei stessa non si è liberata dalla povertà attraverso la pianificazione familiare dei suoi genitori o sua, ma grazie all’istruzione. Perché non investire nell’educazione, nelle infrastrutture e, soprattutto, nella condivisione di tecnologie atte allo sviluppo economico? Perché non aiutare concretamente i Paesi africani – che tra l’altro sono uno diverso dall’altro e non vanno presi in blocco come spesso si fa, soprattutto in occidente – a camminare sulle proprie gambe? Troppo complesso, dispendioso di tempo e, soprattutto, troppo altruista. Meglio tenere per noi le tecnologie e continuare a esercitare influenza sull’Africa tenendola appesa agli “aiuti umanitari”. Poi però arrivano i profughi che scappano dalle condizioni economiche disastrate in cui si trovano principalmente gli Stati dell’Africa sahariana e sub-sahariana.

A quel punto qual è la soluzione più comoda? Imputare alla “sovrappopolazione” del continente la colpa dei problemi di sviluppo e “aiutare” a controllarla a modo nostro.

Per concludere, ci si dimentica spesso che quando siamo stati noi ad avere bisogno di aiuto, dopo la Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti lanciarono l’European Recovery Program (Programma per il ristabilimento dell’Europa) più comunemente conosciuto come “Piano Marshall”. Esso si concretizzava in supporto alla ricostruzione del tessuto industriale ed economico del continente e non prevedeva linee guida stringenti per l’attuazione (e nessuna “pianificazione familiare”) se non un generico invito a cooperare. Ma quelli erano altri tempi.

Emiliano Battisti, Agenzia Vitanews

 

Obianuju Ekeocha spiazza la BBC su aborto e contraccezione