Proposte e prospettive per un fisco a misura di famiglia

Per chi, con passione, crede profondamente nel ruolo fondamentale della Famiglia, vivendola anche nel quotidiano, la Terza Conferenza nazionale sulla Famiglia è stata una delusione, peraltro preannunciata.

Abbiamo così assistito ad un susseguirsi di dichiarazioni, che, se da un lato volevano mettere in risalto il tema della conferenza, dall’altro hanno messo a nudo i limiti e la pochezza di quanto è stato fatto, e di quanto intende fare oggi la politica sul tema Famiglia.

Innanzitutto, è stata per l’ennesima volta “venduta” l’intervento di contrasto alla povertà come politica familiare. Per tantissimi rappresentanti istituzionali, politici, ma anche professori universitari, vale ancora l’equazione politiche familiari = assistenzialismo.

Non è un caso che le proposte che riguardano non solo le (poche) risorse destinate alle famiglie, ma anche la revisione delle detrazioni dei carichi familiari, si basino tutte sull’ISEE. Abbiamo a tale scopo denunciato l’ipocrisia di questo utilizzo, chiedendo, provocatoriamente, di estendere per coerenza l’ISEE a tutte le erogazioni fatte dallo Stato, come il bonus degli 80 euro, le detrazioni per le ristrutturazioni immobiliari, o le donazioni ai partiti. A meno che non si dichiari che la casa o i partiti valgano più dei figli… Siamo l’unico paese al mondo ad utilizzare questo strumento, che certifica come le politiche per la famiglia siano viste esclusivamente come politiche di assistenzialismo. Portandoci esattamente al punto, fallimentare, dove siamo adesso.

Come temuto, ci siamo sentiti dire che per la prossima legge di stabilità non ci sono risorse per la Famiglia, se non quelle destinate al Reddito di Inclusione.

E a seguire: la Famiglia è importante, ma oggi ci sono altre priorità; non bisogna parlare di Famiglia, ma di Famiglie; l’unico motivo per cui non si fanno figli è perché manca il lavoro.

Nella relazione sul lavoro e welfare, gran parte dei risultati sono stati dedicati al tema (sicuramente importante) della violenza delle donne, mentre al tema delle politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia, uno dei principali problemi che vivono le famiglie con figli, soprattutto quelle giovani, è stato dedicato un fugace passaggio di una slide di 5 secondi. Quasi come se il problema non esistesse…

Alla conclusione dei lavori, il risultato ci porterebbe a pensare ad un insuccesso della Conferenza.

Tuttavia, se ci togliamo gli occhiali della “passione” per la Famiglia e ne indossiamo un paio più neutrale, con cui leggere con più distacco quanto accaduto in questi due giorni, emergono degli aspetti estremamente interessanti su cui riflettere.

È però necessario fare una premessa. Sul tema Famiglia abbiamo da una parte chi la vede come una risorsa fondamentale per la Società, e, dall’altra, chi la vede come una limitazione all’individualismo e alla priorità delle libertà individuali.

Tra queste due posizioni, nettamente contraddistinte come il bianco ed il nero, esistono poi diverse sfumature di grigio, su cui peraltro si ritrova la maggior parte della popolazione.

Se realisticamente è impossibile far diventare tutto bianco (Famiglia), è però plausibile schiarire sempre di più il grigio, non attraverso la contrapposizione, ma attraverso il dialogo.

In questo senso, ci sono stati diversi segnali positivi nei due giorni della Conferenza.

Due mondi, apparentemente lontani, hanno trovato la convergenza su alcuni punti molto importanti.

Innanzitutto le conseguenze della crisi demografica, denunciate da più di 10 anni dall’associazionismo familiare, ora iniziano ad essere colte nella loro gravità.

La Famiglia viene comunque riconosciuta come risorsa, così come il suo ruolo fondamentale all’interno della società.

Se fino a poco tempo fa un certo mondo, in particolare quello legato al movimento del ‘68, al femminismo e al sindacalismo, ha sempre considerato i figli come una scelta privata, con grande soddisfazione abbiamo sentito da una rappresentante di questo mondo, la ministra Fedeli, la dichiarazione convinta che i figli sono un bene pubblico. E questo è un passaggio non di poco conto.

Una promessa a breve è stata comunque fatta, quella di intervenire sul reddito di inclusione apportando delle modifiche a maggior tutela delle famiglie numerose.

E soprattutto il Fattore Famiglia è stato riconosciuto, anche da chi è al di fuori del mondo dell’associazionismo familiare, come valido strumento di equità orizzontale.

Non a caso il momento più bello, e più importante di tutta la conferenza, è stato il lungo, lunghissimo applauso al termine della presentazione, da parte del rapporteur Silvio Magliano, dei lavori del tavolo per un fisco a misura di famiglia. La sua relazione ha ribadito l’importanza e la valenza del Fattore Famiglia. Un applauso così sentito di cui il mondo politico non potrà non tenerne conto.

E ora?

La Sottosegretaria Boschi ha parlato di due tempi.

Per il primo tempo, non ci dobbiamo aspettare grandi cose. Ma ci aspettiamo comunque delle cose.

A questo proposito vogliamo fare un assist al Governo, proponendo dove trovare le risorse, da destinare alle famiglie con figli, in particolare quelle numerose.

Come denunciato a suo tempo nella interrogazione parlamentare degli onorevoli Sberna e Gigli, lo Stato incassa contributi per gli assegni familiari per 6,4 miliardi di euro, ma ne restituisce in assegni familiari 5,4 miliardi. Il miliardo in meno va nel calderone dell’Inps, in particolare le pensioni.

Bene, restituiamo questo miliardo alle famiglie. Come?

Il 4,6% dei pensionati percepisce più di 3mila euro mensili di pensioni. Lo Stato spende annualmente per questi pensionati più di 40 miliardi di euro l’anno. Trattenendo da questo importo il 2,5% (magari a partire dalle pensioni superiori a 4 o 5 mila euro, e con aliquote progressive), si ottiene quel famoso miliardo che deve essere restituito alle famiglie con figli.

Utilizzandolo, attraverso il Fattore Famiglia, per interventi, a scelta, in uno di questi campi: Irpef, addizionali, bonus 80 euro, ticket sanitari, tariffe, iniziando dalle famiglie numerose. Una questione di giustizia sociale.

E il secondo tempo?

Chiaramente questo è strettamente legato alle prossime elezioni. E qui bisognerà sensibilizzare ciascuno degli schieramenti che si contenderanno il prossimo governo, per avviare politiche familiari per garantire il futuro del nostro Paese.

Partendo da una considerazione realistica: in nessuno degli schieramenti, allo stato attuale, la Famiglia viene posta al centro delle priorità. Ed è per questo che la strategia del dialogo dovrà continuare anche per il prossimo governo che verrà, indipendentemente da chi vincerà le elezioni. Per il bene dell’Italia e delle Famiglie.

La strada è lunga e difficile; gli ostacoli sono tanti. Ma, come ci ha ricordato il nostro delegato Alessandro con la seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, “siamo tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; incerti, ma non disperati; cacciati, ma non abbandonati; atterrati, ma non uccisi”.

Alfredo Caltabiano, Associazione Famiglie NumeroseProposte e prospettive per un fisco a misura di famiglia