Le Nuove Sfide per le Case di Accoglienza

Nella Società di oggi, forse per motivare l’attenzione ad essa rivolta, l’idea di genitorialità è frammentata in un prisma di significati, ricco e a volte confusivo. Mancano probabilmente quei modelli di riferimento di buon padre e di buona madre che, fino a qualche decennio fa, erano dati per scontati.

In conseguenza del cambiamento demografico che porta il nostro Paese a ospitare molti genitori stranieri, anche ma non solo richiedenti asilo, si rendono evidenti i diversi modi di fare famiglia e crescere bambini. Ciò è dovuto ad una più generale evoluzione culturale dove il valore della libertà, nella coppia, nel fare famiglia, nel crescere i figli, viene confuso per assenza di impegno e responsabilità. Forse manca proprio il piacere dell’impegno e della responsabilità.

Un cambiamento, determinato da una fragilità economica e lavorativa, importante e trasversale si ripercuote attivamente sulle famiglie più fragili, sulla salute dei singoli componenti e sulle relazioni di coppia e con i figli.

Costruirsi come genitore è quindi un lavoro complesso, spesso difficile perché affrontato in solitudine, in assenza di quegli spazi di confronto che escano dalle finzioni dei social network dove molte sono le verità scritte e predicate e poche le parole lette e ascoltate e dove un vero spazio di confronto è assente.

L’istituzione è chiamata a portare il suo contributo a partire proprio dalla maternità e dalla prima infanzia, occupandosi di quelle basi necessarie a garantire il sano sviluppo delle nuove generazioni. Le Case, con la loro Mission di Accoglienza alla Vita, sono ottimi rappresentanti di questa rete istituzionale e costituiscono osservatori privilegiati delle dinamiche familiari nei loro aspetti più problematici, conflittuali, sofferti… Si registra un incremento delle situazioni di rischio per il minore con un coinvolgimento attivo dei servizi sociali e dell’autorità giudiziaria. Molte madri manifestano con sofferenza psichica, psichiatrica o attraverso vecchie e nuove forme di dipendenza, le conseguenze di rapporti fallimentari con i propri genitori o con il proprio compagno. Tali comportamenti spesso favoriscono e permettono l’allontanamento  dalla realtà.

La base trasversale della maggior parte di queste situazioni è costituita da disagio economico, assenza di un lavoro, insufficiente rete sociale di supporto.

E’ necessario quindi rivolgersi a questa situazione e guardare oltre, pensando, come già alcune Case hanno fatto nel promuovere percorsi di formazione e di inserimento lavorativo che permettano a queste donne di costruire una loro autonomia economica, componente essenziale di un benessere psicologico e relazionale…o piuttosto a inventare nuove risorse a favore della conciliazione per donne che devono lavorare e, a casa, fare da mamma e da papà.

Agli operatori delle Nostre Case è chiesto oggi di abitare con coraggio questa complessità, guardando al contesto, ascoltando i bisogni oltre le domande inespresse e costruendo progetti che partano dalle idee e dai modelli che gli stessi genitori portano spesso nascosti dentro di se. Solo attraverso la partecipazione attiva di madri e bambini possiamo pensare di raggiungere obiettivi condivisi e calati nella realtà speciale ed unica di ciascuno.

Le Case, attraverso l’impegno di volontari e operatori e con l’utilizzo di strumenti e di un linguaggio nuovo e mai autoreferenziale, devono dimostrare la propria forza nella qualità degli interventi che propongono e promuovono. Una forza che deriva anche dalle sinergie prodotte dal loro periodico incontrarsi, espressione e frutto di una condivisione d’ideali comuni.

 

Antonio Mazza  Presidente Casa di Accoglienza alla Vita Padre Angelo – Trento

 

Le Nuove Sfide per le Case di Accoglienza