Io, universitario Pro-life

Come possiamo desiderare il largo, se restiamo chiusi tra le nostre mura?

Come possiamo desiderare di diventare Grandi, se non siamo aperti al confronto?

Siamo una generazione afflitta da un grande problema, che risiede particolarmente nel desiderio di onnipotenza di ognuno di noi.

Capita spesso che io mi domandi quale sia l’ispirazione degli universitari di oggi. Quali siano i loro riferimenti, i personaggi che ammirano, i modelli a cui aspirano, ora che Smartphone e social network sono parte integrante della nostra vita. È davvero difficile rispondere.

L’unico valore che spicca e che pare percepito, quasi da tutti allo stesso modo, è il diritto ad essere sé stessi. Tutto ciò ci conduce ad una chiusura, sempre maggiore, verso noi stessi.

Tendiamo a ridurre tutto, sempre più, ad una mera situazione dimostrabile matematicamente, si tende a dare più importanza ai beni materiali che a quelli immateriali. Non c’è da stupirsi, quindi, che i giovani, non capendo più che cosa è bello, che cosa è giusto, che cosa è sacro, capiscano solo quelloche è utile.E, poiché spesso pensano che il dialogo non serva, assumono un atteggiamento di disinteresse, di indifferenza, quasi di apatia.

È proprio in questo preciso habitat che devo mostrare il mio essere Pro-life. Farsi testimone della bellezza e dell’amore per la vita è diventato un compito arduo e difficile. Anche esprimere con fermezza il proprio parere, è ormai un’azione di anticonformismo, e quindi è sbagliato farlo.

La Società, però, non può più̀ sopravvivere perseguendo la sola logica della funzionalità. Occorre entrare nell’ottica in cui le organizzazioni sono fatte da organismi viventi: le persone sono al centro dell’organismo e lo gestiscono. Tanto più le persone ascoltano e ricevono stimoli diversi, tanto più̀ facilmente riescono a trovare soluzioni adatte alle loro aspettative, necessarie per farsi un pensiero indipendente. Ecco perché́ lo scambiopuò̀ diventare una componente fondamentale per uscire dagli schemi tradizionali e porre in relazione mondi apparentemente distanti. Uno degli strumenti attraverso i quali prende vita lo scambio è il dialogo.

È proprio per colmare questa esigenza di confronto che nasce l’attività dei Movit  del Movimento per la Vita Italiano all’interno degli Atenei: per tentare di creare un vivaio di idee, di stimoli a favore della vita, dalla nascita alla morte naturale.

Le Università non sono luoghi dove le idee vengono spente, impedite o, addirittura, censurate, ma sono il luogo più alto per la formazione dell’individuo. Qui, le idee, comprese quelle sgradevoli, hanno bisogno di essere ascoltate, di essere rispettate e, se necessario, anche contraddette. L’Università ha un ruolo fondamentale nella società della conoscenza, intesa come risorsa strategica del Paese, al centro dei processi culturali, capace di creare sviluppo sociale e deve sentire il dovere di essere sempre di più, il grande bacino nel quale vengono elaborati modelli concettuali, esperienze intellettuali, i saperi fondamentali che defluiscono nella società. In Virtù di questi miei pensieri, intendo continuare il mio impegno per la Vita e intendo, soprattutto, farlo all’interno dell’Università. Io ci credo. Ci credo fortemente.

Antonio Musero, Studente di Economia, Università La Sapienza di Roma

 

Io, universitario Pro-life