I Cav come argine alla “congiura contro la vita”

Questa sessione plenaria è particolarmente importante, a mio avviso, perché ci porta a esplorare il campo che ci riguarda tutti e che è la ragione principale per la quale siamo a Milano con la forza e la testimonianza di questo 37° convegno nazionale dal tema bello e significativo: “Centri di Aiuto alla Vita, vivai di un nuovo umanesimo. Pensieri e azioni oltre la corrente”. Questo convegno è centrato sulla “ricostruzione dell’umano”, sulla costruzione di un nuovo umanesimo,nel contesto del cambiamento sociale e valoriale in atto. Dobbiamo sfidare la corrente del “pensiero unico” (dogmatico) e continuare a proporre – come quella barchetta raffigurata nel logo del Convegno – una cultura alternativa rispetto alla corrente. Per questo è importante riprendere in mano il tema del volontariato per la vita alla luce di questa fase storica, ma anche alla luce delle origini e delle ragioni per cui il volontariato per la vita è nato esattamente nella metà degli anni 70 del secolo scorso. A questo proposito è opportuno ricordare che il volontariato dei Centri di aiuto alla vita(CAV) è un volontariato speciale, perché è caratterizzato da una peculiarità che lo rende nuovo e diverso da ogni altra forma di assistenza e volontariato. La peculiarità e la novità dei CAV risaltano anche rispetto al volontariato che è sempre esistito, anche prima della nascita dei CAV,sia nella comunità cristiana che in quella civilea favore della maternità e dell’infanzia. I CAV, infatti, non nascono soltanto per dare una risposta immediata ai bisogni e alle necessità di una mamma in attesa, ma vogliono essere «sfida a una mentalità di morte». Per questo si collocano – come ha scritto Giovanni Paolo II nell’ “Evangelium Vitae” (n. 26) – tra i «segni anticipatori della vittoria definitiva sulla morte». Non va trascurato il fatto fondamentale che la nascita dei CAV è contestuale all’inedita, fino ad allora, legalizzazione dell’aborto, tipica espressione di quella «cultura della morte» che – producendo «vere e proprie strutture di peccato», «una guerra dei potenti contro i deboli», una «congiura contro la vita» – aggredisce in primo luogo i bambini non ancora nati. L’aspetto più allarmante di questa cultura è la perdita progressiva, nella coscienza sociale, del profondo disvalore dell’aborto come «abominevole delitto” e la trasformazione di esso a “diritto”, al punto da pretenderne «un vero e proprio riconoscimento legale da parte dello Stato e la successiva esecuzione mediante l’interventi gratuito degli operatori sanitari» (EV 11). La novità del volontariatodei CAV è proprio questa: sfidare una mentalità che nega la piena umanità del figlio concepito e nega il valore della maternità durante quella fase così unica e speciale che è la gravidanza, impedendo che nella società prevalga l’assuefazione ad un sentimento di falsa compassione verso la donna e convogliare energie positive sul fronte di una comune e accorata difesa della mamma e del figlio. Oggi questa “sfida culturale” è più che mai esigente, perché le minacce alla vita nascente sono più estese e aggressive. Esse mettono a repentaglio tutta la cultura dei diritti dell’uomo. È facile osservare la crescente pretesa di affermare l’aborto come “diritto umano fondamentale”, la rivendicazione del “diritto al figlio”, ovvero del “diritto a diventare genitori”, il reclamo dei “diritti della scienza”. In tutti questi casi, le pretese e le rivendicazioni non si fermano di fronte alla morte inflitta ai molti figli in viaggio verso la nascita o appena generati in provetta, né si fermano davanti alle possibili manipolazioni della genitorialità. Anzi, si vorrebbe anche la distruzione dell’idea di matrimonio, di famiglia, di maternità e paternità, della dimensione sessuata dell’uomo e della donna. Sappiamo, però, che anche la semplice presenza di un CAV è già un fatto culturale importante. Il CAV in sé è già espressione di cultura della vita e artefice del “nuovo umanesimo (“civiltà della verità e dell’amore”). È dunque necessario recuperare e approfondire il senso del volontariato per la vita in modo che il nuovo umanesimo possa diventare un po’ alla volta una realtà a partire dal posizionamento della “prima pietra” della costruzione: la vita nascente. Guardando al più piccolo e al più povero degli esseri umani, non si tratta di fare scudo al passato, ma di edificare l’avvenire su un più alto livello di civiltà e di umanità. Tracceremo, dunque, delle interessanti piste di riflessione proprio sul tema del volontariato con i nostri qualificati relatori che ringrazio di cuore.

Marina Casini

 

I Cav come argine alla “congiura contro la vita”