Lettera al popolo della Vita

“Un bambino per noi è nato, un figlio ci è stato donato: sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”.

A Natale la profezia di Isaia si realizza e gli angeli ne danno il lieto annunzio. Ma il figlio di Dio nasce in una stalla, “perché non c’era posto per loro nell’albergo”

Così come a Betlemme, anche oggi per i bambini troppo spesso non c’è posto nell’albergo Italia.

Sono i bambini delle migrazioni, sono i bambini degli abusi e delle innocenze violate.

Sono i bambini non nati, e l’Istat lo fotografa impietosamente. Già nel 2008 nascevano in Italia pochi bambini, meno di 500mila all’anno. Nel 2016, dopo soli otto anni, il numero dei nuovi nati è sceso a 473mila, con una contrazione di oltre 107mila nascite, pari a più del 18 %. Sarebbero ancora meno se tra essi non vi fossero 100milabambini nati in famiglie in cui almeno uno dei genitori non è italiano.

Le cause di questo disastro demografico sono molteplici.

Anzitutto si riduce progressivamente il numero delle donne in età riproduttiva, lasciando presagire tempi ancor peggiori per la natalità a causa del circolo vizioso che si è avviato.

Si registra poi una riduzione progressiva della propensione a fare figli, sulla quale incidono fortemente fattori di ordine socio-economico, come la disoccupazione, le difficoltà a conciliare i tempi del lavoro con quelli della cura della famiglia, un fisco che prima di essere esoso con tutti è semplicemente iniquo rispetto ai carichi di famiglia. In un paese tremendamente in ritardo nelle politiche familiari, l’elenco potrebbe continuare.

Ma influiscono anche fattori psicologici, a cominciare dalla paura di farsi carico di una famiglia e dei figli in un mondo in cui tutto (lavoro, affetti, identità culturale, sicurezza) si è fatto precario, in cui sono aumentati i diritti individuali e sono scemati il senso del dovere, la capacità di assumersi responsabilità, la solidarietà tra le generazioni.

Influiscono infine fattori di tipo valoriale, perché la famiglia aperta alla vita non è più un valore ed è comunque considerata una merce fluida, mentre la società riconosce pari dignità e servizi a modelli diversi come le coppie di fatto e le unioni omosessuali.

I bambini non nascono, ma vengono anche abortiti. Sono stati 87mila i soli aborti legali, un numero che avrebbe consentito di compensare in larga parte il calo delle nascite.

A questa strage di stato, bisogna aggiungere gli aborti clandestini, i neonati uccisi dopo il parto e quelli morti dopo essere stati abbandonati. Soprattutto, occorre aggiungere il numero incalcolabile di aborti precocissimi legati alle pillole dei giorni dopo, le cui vendite, senza neanche la ricetta medica, sono in crescita esponenziale tra le minorenni indotte a una sessualità ridotta a oggetto di consumo, rassicurata dalle pillole nel suo uso banalizzato e irresponsabile, sempre più esposta al deserto relazionale e affettivo dei rapporti occasionali.

Nell’albergo Italia sembra non esserci posto per i bambini.

Nel momento in cui scriviamo queste note, sembra inveceche la politica sia affannata da una sola preoccupazione, oltre a quella di garantirsi un seggio nella prossima legislatura.

L’anno, infatti, sta per concludersi con la probabile approvazione da parte del Senato di una pessima legge sul fine vita, senza accogliere alcuna delle proposte di modifica che avrebbero potuto evitarle una deriva eutanasica. Accogliendo un’esaltazione acritica del principio di autodeterminazione, il Parlamento sembra affannato solo aconsentire la sospensione delle cure a chi vuole morire prima e a trovare il modo per lasciar morire di disidratazione e denutrizione quei pazienti le cui vite sono considerate in condizioni indegne di essere vissute, preoccupandosi di sottrarre preventivamente a ogni responsabilità civile o penale i sanitari che in nome di una falsa compassione infrangeranno il giuramento di Ippocrate.

È il paradosso di un’Italia invecchiata, ripiegata su se stessa, sempre più ammalata di individualismo e di egoismo. Un’Italia che avrebbe disperatamente bisognoso di politiche familiari, di educazione e di valori e si preoccupa invece solo di diritti civili e di come anticipare la fine di chi è di peso.

Un bambino per noi è nato. Il Natale cristiano ci ricorda che Dio pur di salvare l’uomo non ha esitato a farsi bambino. Dunque, ogni bambino che nasce, ricorda al mondo che Dio non è stanco dell’uomo, come scrisse il poeta Tagore.

Il nostro lavoro a favore della vita nascente è prezioso, possiamo andarne fieri. Aiutiamo la nostra società ad accogliere i bambini che nascono, sosteniamo le mamme in difficoltà, consoliamo quelle cadute; siamo segno di contraddizione per una società sempre più segnata da rapporti dall’individualismo, eterodiretta dalle centrali del pensiero da relazioni di tipo strumentale; siamo segno di speranza per un futuro migliore, per un mondo più umano, dove ogni vita è accolta e rispettata, per quanto fragile o malandata. Siamo vivai di nuovo umanesimo. Gesù fattosi bambino ci aiuti a resistere: “dove la disumanità avanza noi testimoniamo ricostruendo l’umano”.

Buon Natale e buon inizio del 2018 alle volontarie e ai volontari del Movimento per la Vita Italiano e a tutti coloro che con la loro generosità sostengono la nostra attività di promozione e difesa della vita.

Gian Luigi Gigli, Presidente del Movimento per la Vita italiano

 

Lettera al popolo della Vita