Sintesi intervento introduttivo tavola rotonda su ruolo e identità dei Centri di aiuto alla Vita

Sento preliminarmente di ringraziare di cuore tutto il Gruppo di lavoro che ha efficacemente operato per la buona riuscita di questo Convegno nazionale CAV. La presenza a tal punto numerosa degli astanti, che ringrazio sentitamente, conferma la preziosità di quel lavoro.

Il filo d’Arianna che riannoda gli interventi previsti nella Tavola rotonda di stamane si sostanzia nel ruolo e nell’identità dei CAV. Esso del resto sarà il comune denominatore che accompagnerà i nostri lavori sino alla fine del Convegno, nella consapevolezza che solo il rafforzamento o il recupero di detta identità, prima ancora che corrispondere ad una specifica previsione statutaria,ci consentirà di essere veramente all’altezza delle ragioni per cui siamo nati, che si sostanziano nella tenacia operosa, paziente e discreta, diretta a far sì che il maggior numero di bambini, altrimenti destinati a non vedere la luce, siano aiutati a nascere.

In proposito, non posso non ricordare che qualche giorno fa ricorreva il quarantesimo anniversario della morte di Giorgio La Pira, già Sindaco di Firenze e Deputato al Parlamento, il quale, appreso della nascita nella sua città del primo Centro di Aiuto alla Vita – correva l’anno 1975 –inviò al neonato CAV il seguente telegramma: “Iniziate oggi una battaglia da cuidipende la salvezza del genere umano”. Conserviamo gelosamente quel telegramma e ci interroghiamo a tutt’oggi cosa voglia davvero significare la parola“salvezza”, così carica di responsabilità e di fascino! Conoscendo lo spessore spirituale, umano e culturale del personaggio – che, sulla corta del suo pensiero, porrebbe l’odierna questione antropologica (essenza dell’odierna questione sociale, come ebbe ad affermare Benedetto XVI nella “Caritas in Veritate”) sul “crinale apocalittico della storia” – egli intendeva riferirsi non solo alla salvezza fisica! Gli farà eco, quattro anni dopo, S. Teresa di Calcutta la quale, nel ritirare il Premio Nobel per la Pace, esordì così: “ Se accettiamo che una madre sopprima il figlio che porta in grembo, che cosa ci resta? L’aborto è il principio che mette in pericolo tutta quanta la pace nel mondo! “.

Ecco perché i CAV rivestono una peculiarità che li rende nuovi e diversi da ogni altra, pur preziosa, forma di volontariato, comprese le realtà a servizio della vita nascente, della maternità e dell’infanzia nate a suo tempo in seno alla comunità cristiana o a quella civile!

I CAV, infatti, non hanno origine solo per fornire risposte immediate alle necessità delle mamme in attesa, ma intendono essere una sfida a una mentalità di morte. La loro nascita è contestuale alla legalizzazione dell’aborto, espressione di quella cultura contro la vita che aggredisce in primo luogo i bambini non ancora nati. E il suo aspetto più allarmante si esprime nella perdita progressiva, in seno alla coscienza sociale, del disvalore dell’aborto e nella trasformazione di questo da delitto in “diritto”.

Vi è pertanto già alle origini della storia dei CAV un seme di rinnovamento gettato nel cuore della società italiana, cioè una presenza che testimonia un valore immenso e unitivo – quello della vita umana –da promuovere insieme: sia nei CAV che nella società tutta intera. Perché se i CAV rendono specifica la generale premura verso i soggetti poveri, fragili e minacciati, ogniqualvolta vi è di mezzo un essere umano la responsabilità è della società tutta intera! Anche per questo è dovere primario delle Istituzioni adoperarsi in tal senso!

Sorge a questo punto spontanea e pressante una domanda: “Come possiamo essere sempre più “salvezza” del genere umano secondo la cennata immagine lapiriana ?”. Come possiamo aiutarci reciprocamente nell’essere sempre più responsabili di fronte al nascituro minacciato di morte e a sua madre in preda all’angoscia? Sicuramente lasciandoci interpellare in modo sempre più stringentedallo sguardo di lui e della sua mamma, che rischiano drammaticamente, di perdere l’uno la vita, l’altra la possibilità di una vita più umana! Sicuramente nell’educarci a far vibrare con maggiore intensità le corde del nostro cuore, sovente così assediato dalla mentalità dominante al punto da non intravedere l’immensità della posta in gioco e il suo significato ricco di speranza e di futuro! Ma anche, e non di minore importanza,nell’inventareogni possibile azione, umana e discreta, per intercettare quelle madri, andando loro incontro, facendole sentirsi accolte per aiutarle ad accogliere la vita! Decisione questa, di cui non si pentiranno mai, come testimonia la pluridecennale esperienza dei CAV!

Proprio per questa altissima missione che ci è stata donata, non possiamo limitarci alla pur preziosa distribuzione di pannolini, vestitini , latte in polvere, ecc., ma ci è chiesta formazionecostante che ci alleni alla pazienza operosa, alla capacità di relazione, alla attenzione profonda nei confronti  dell’altro…Diversamente rischieremmo di essere succursali di qualche preziosa realtà assistenziale, certo indispensabile… ma non siamo nati per questo!

Coraggio, allora, viviamo questo Convegno con lo spirito audace di chi è chiamato ad una missione che sembra impossibile – e lo è per le nostre piccole forze –ma che la testimonianza di molte operatrici e operatori CAV dice che è realmente possibile, soprattutto se siamo uniti e desiderosi di attrezzarci sempre di più per essere all’altezza del compito affidatoci!

Un sincero augurio di buon lavoro!

Pino Morandini, Vicepresidente Vicario Movimento per la Vita italiano

 

Sintesi intervento introduttivo tavola rotonda su ruolo e identità dei Centri di aiuto alla Vita