I Cav in Italia: dopo quarant’anni oltre 190.000 bambini aiutati a nascere di Massimo Magliocchetti, Responsabile Giovani Roma MPV

«Ti garantisco che tra dieci anni grazie ai radicali e ai laci non sentirai più parlare del dramma dell’aborto». Così Marco Pannella, storico leader dei Radicali, rispondeva a Carlo Casini in un dibattito sul referendum sull’aborto che in quegli anni stava per essere votato[1]. Era l’autunno del 1980 e durante la trasmissione «Ping-pong», diretta da Bruno Vespa, si alternavano le ragioni riguardo le richieste di referendum sull’aborto proposte dai Radicali, da una parte, e dal Movimento per la Vita, dall’altra. Dopo quarant’anni il tema dell’aborto non è scomparso, anzi. Ancor prima della legge sull’aborto del 1978, l’intuizione dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) aveva compreso la necessità di offrire riposte concrete ad una domanda allora, come oggi, attuale: come far fronte ad una gravidanza difficile o indesiderata?

1975: nasce il primo Cav in Italia. – Durante gli anni Settanta il clima politico e culturale iniziava a creare i presupposti per quella che pochi anni dopo divenne una tra le leggi più ingiuste della storia Repubblicana del nostro Paese. Nella città di Firenze i Radicali organizzarono una clinica clandestina degli aborti: dalle indagini guidate dall’allora magistrato Carlo Casini emerse che in un pomeriggio venivano eseguiti quaranta aborti in media, con picchi addirittura di ottanta. Denunciata la rete clandestina i radicali sostenevano che ogni gravidanza indesiderata sfociasse inevitabilmente in un aborto: da qui la richiesta che l’aborto venisse garantito in modo libero, gratuito e assistito come una forma di aiuto alla donna. La risposta di quel coraggioso popolo della vita, che dopo pochi mesi prese il nome di Movimento per la Vita (Mpv), fu diversa: «le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando insieme le difficoltà», era lo slogan che accompagnò la nascita del primo Centro di Aiuto alla Vita[2].

Dopo quarant’anni: una fitta rete di solidarietà. – Un aiuto concreto, basato sull’ascolto e sul sostegno, un’accoglienza capace di infondere coraggio e speranza alle donne, fu la risposta alle gravidanza difficili e indesiderate che bussavano alle porte dei Cav in tutta Italia. Solo dopo vent’anni, grazie alla ricostruzione offertaci dai dossier “Vita Cav”*, se ne contavano oltre duecento. Dalla Valle d’Aosta fino alla punta della Calabria il popolo della Vita, grazie alle migliaia di volontari quotidianamente impegnati nella tutela e promozione della maternità, il Mpv regalava la serenità e la gioia di stringere tra le braccia meravigliosi bambini. A distanza di quarant’anni (v. Grafico 1)  il Mpv vanta in tutta Italia 349 Centri (un aumento del 49%), 41 Case d’Accoglienza e centinaia di Movimento per la Vita locali che si prodigano a diffondere la cultura della Vita. Dal 1975 ad oggi i bambini nati grazie all’aiuto dei Cav sono complessivamente oltre 190.000, mentre le donne assistite sono circa 700.000. Numeri impressionanti[3] che testimoniano che una alternativa credibile all’aborto esiste. Infatti l’89% delle donne che si sono presentate ad un Cav con il certificato per abortire hanno poi proseguito la gravidanza. Un dato che prova la reale importanza di questo volontariato. Altro aspetto fondamentale è l’effetto preventivo che i Centri offrono alle donne e alle famiglie sul loro territorio. Nel 2016, delle 1.265 gestanti che erano incerte oppure intenzionate ad abortire il 75% ha dato alla luce il proprio bambino, condividendo questa meravigliosa gioia insieme ai volontari che hanno offerto il loro sostegno durante la gravidanza (v. Grafico 2).

Il 2018 sarà un anno ricco di appuntamenti e di anniversari che inevitabilmente metteranno al centro del dibattito pubblico il tema della vita nascente. Un fiero sguardo al passato per un deciso slancio al futuro è la chiave per ribadire con forza che senza rimettere al centro la dignità del concepito non possiamo costruire un nuovo umanesimo capace di riscoprire la bellezza della difesa della vita nascente. Perché se con l’aborto viene soppressa una vita, scegliendo la vita si salva anche la mamma, quindi la famiglia, a beneficio della società intera.

 

“Vita Cav” è il dossier sull’attività della rete dei Centri di Aiuta alla Vita e delle Case d’Accoglienza del Movimento per la Vita italiano. Le prime schede  furono distribuita per raccogliere i dati relativi al 1987 (allora erano operanti 164 CAV; nel 2016 i CAV operanti sono stati 349). Il 1° Rapporto sui dati raccolti  fu quello relativo al 1990. A partire dal 1999 il Rapporto è divenuto un Dossier denominato “Vita CAV”, che – dal 2003 -, viene pubblicato  anche nel sito del MpV. I grafici contenuti in questo articolo sono stati elaborati sui dati pubblicati nel Dossier Vita Cav 2016, possibile grazie al lavoro offerto da Luigino Corvetti, Ubaldo Camilotti e Giorgio Medici.

[1] La trascrizione del dibattito televisivo è contenuta in C. Casini, Diritto alla vita & ricomposizione civile. 1982: referendum sull’aborto. Riflessioni & risorse per il tempo presente, Edizioni Ares, 2001, pp. 275 – 296.

[2] Le note storiche contenute in questo paragrafo sono raccontate in modo più dettagliato in C. Casini, Si alla Vita. Storie e prospettive del Movimento per la Vita, San Paolo, 2011, pp. 25 – 29.

[3] Per una più approfondita analisi dei dati del Dossier Vita Cav 2016 si consenta un rinvio a M. Magliocchetti,  Cav, 8mila piccoli salvati nel 216, in Noi Famiglia & Vita – Supplemento di Avvenire, 25 giugno 2017, pp. 26 – 29.

 

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