Il Vangelo della vita, gioia per il mondo di Pietro Maria Fragnelli, Vescovo di Trapani, Presidente della Commissione Episcopale per la famiglia, i giovani e la vita

In che modo il Vangelo della vita si rivela gioia per il mondo? La 40ma edizione della Giornata della vita ci offre un’interessante occasione per approfondire questa tematica. Tutto ciò che il Vangelo assume, lo purifica e lo perfeziona.

Con questa certezza ci guardiamo attorno. La buona novella è  rivolta a tutte le realtà: la felicità e il dolore, la fatica e il riposo, la solitudine e la condivisione, la vita e la morte. Tutte le esperienze umane sono state assunte dal Verbo di Dio che si è fatto uomo. A tutti gli uomini e le donne in ricerca, a coloro che lavorano sinceramente per il bene comune Gesù dice: “Non sei lontano dal regno di Dio” (Marco 12,34). In questa Giornata della Vita i vescovi italiani tornano ad incoraggiare coloro che prendono sul serio la vita in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue sfumature. Il Vangelo assume tutte le dimensioni del vivere e non permette che qualche persona possa sentirsi esclusa. Il Vangelo per sua natura è inclusivo e si rivolge alle culture di tutti i Paesi e di tutte le epoche. Con don Primo Mazzolari diciamo che “tutto ciò che è nostro appartiene a Cristo. L’Incarnazione è questa certezza. Perfino il nostro peccato gli appartiene e in maniera particolarissima. …L’Incarnazione non significa l’esaurimento di Dio nell’uomo, ma l’ascendere dell’uomo fino a Dio”. Il Vangelo del Verbo fatto carne è la “buona notizia” che compie la profezia di Isaia: “Come sono belli sui monti i passi del messaggero di gioia, che annuncia la pace, che reca il bene, che proclama la salvezza, che dice a Sion: il tuo Dio regna!” (Isaia 52,7-10). Gesù reca questa “buona notizia”, annuncia che il regno Dio è vicino (Marco 1,15): è Lui stesso e ci assicura che “il cielo e la terra passeranno, ma le sue parole non passeranno” (Cfr Mc 13,31).

Su questo sfondo capiamo che la sua “buona notizia” illumina e purifica la nostra concezione della vita, sempre insidiata dalla tentazione di manipolarla in nome della ragione di Stato: i tempi del faraone e di Erode tornano continuamente! La visione positivistica della vita affida un ruolo indebito alla scienza e al diritto, smarrendo il significato profondo della persona e della sua dignità, della convivenza civile e della responsabilità verso le generazioni future. Tutto questo plasma un mondo senza gioia, da cui si vuole uscire. La giornata della vita è voglia di esodo dalle concezioni e dalle situazioni che condannano la vita al rango di cosa, di cui si può disporre arbitrariamente. È questa l’amarezza del mondo. In questo contesto i cristiani e specialmente le famiglie cristiane sono chiamati a testimoniare la ricchezza gioiosa del Vangelo della vita.

Questo fa crescere il desiderio di un cammino verso il dono pieno della vita. Il Vangelo, che assume l’umano e lo purifica, lo porta a perfezione attraverso un percorso pasquale. La pienezza della vita è terra promessa anche per noi del XXI secolo. Ci entriamo con la fede in Colui che per amore si è fatto carne, ci ha redenti e ci introduce nella vita senza fine. Il nome che ai genitori è concesso di scegliere per i loro figli – insegna Papa Francesco – è lo stesso col quale Dio chiamerà ogni suo figlio per l’eternità (cfr Amoris Laetitia, 166). Infatti “la vita dell’uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati agli orizzonti di questo mondo e non vi trovano né la loro piena dimensione, né il loro pieno senso, ma riguardano il destino eterno degli uomini” (Gaudium et Spes, 51).

 

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