Sinodo giovani e discernimento morale di Simone E. Tropea, Agenzia Vitanews

Leggendo con attenzione lo strumento preparatorio sul sinodo dei vescovi del 2018, cha ha come tema “i giovani,la fede, e il discernimento vocazionale”, non è possibile non considerare  un aspetto fondamentale che caratterizza questa generazione di credenti. Ovvero: il desiderio e la ricerca di un’esperienza di fede autentica che non si accontenta piú, grazie al Cielo, di aderire in modo asettico ad una certa tradizione culturale, e rifiuta categoricamente di vedere nella Chiesa la mera infrastruttura religiosa di un certo sistema sociale .
In linea di massima, le tre dimensioni del discernimento (segni dei tempi, morale, personale), sulle quali è stato chiesto a tutti i giovani insieme ai loro pastori di riflettere, richiedono di sostare su tre livelli fondamentali dell’esperienza dei cristiani di oggi. In questo numero è soprattutto sulla seconda dimensione, quella che riguarda il discernimento morale, che ci soffermeremo, tentando di toccare il nucleo fondamentale della questione, che per chiarezza espositiva e necessitá di sintesi racchiudiamo in una domanda: quanto è presente nelle giovani generazioni di credenti, e anche nei cattolici più adulti, quella che, parafrasando papa Francesco nell’Evangelii Gaudium possiamo definire   la consapevolezza delle implicazioni sociali del Kerigma?

Declinando la questione in senso propositivo potremmo chiederci piú espressamente: non sarà forse il caso di elaborare un metodo catechetico-pastorale, sempre necessariamente aperto e perfettibile, perché naturalmente da adattare al contesto socio-culturale concreto in cui vive una particolare comunità cristiana, attraverso il quale offrire la possibilità di maturare il sentimento di quella che D. Bonhoeffer definisce “la corresponsabilità storica del credente”?

Si tratta di verificare in profonditá le modalitá in cui il Vangelo, accolto ed esperito come orizzonte sempre inedito, come infinita possibilità di pienezza per la vita di ogni singolo uomo e di ogni singola generazione di uomini che vivono ed operano in un presente concreto, appaia effettivamente come una pro-vocazione ad elaborare soluzioni storicamente feconde di fronte al dramma dell’ingiustizia, della diseguaglianza, della prevaricazione, del rancore e dell’invidia sociale. Realtá oggettive  che si trasformano in lassismo, ipocrisia, arrivismo egotista, cinismo e violenza, disattenzione verso gli ultimi, gli anziani, i malati, i bambini non nati, chi non ce la fa a seguire il ritmo frenetico del cambiamento d’epoca che ci coinvolge tutti.

Concretamente, come vivere questa dimensione a livello individuale e comunitario? Quali mezzi vengono impiegati, a partire dalle modalità in cui si insegna il catechismo, per offrire ai giovani una conoscenza minima ed un’elementare capacitá di declinare i tesori della Dottrina sociale della chiesa nelle situazioni concrete in cui ci troviamo a vivere,che rispondono sovente a logiche contrarie o comunque aliene a quella evangelica della gratuitá e del disinteresse, cioè della Caritá? Logiche che ripudiano il senso eucaristico della vita e la possibilità di spendersi generosamente, senza ottenere benefici e vantaggi personali, ma solo per gustare  la gioia di costruire percorsi di autenticità e di bene nel tempo, promessa di quella pienezza futura che è il segreto della nostra serenità e l’origine ed il culmine del nostro desiderio?

Come coniugare la libertá interiore e l’impegno fattivo per la promozione integrale della persona umana, fin dal suo concepimento, con la necessitá di provvedere alla sopravvivenza spicciola in un contesto segnato dall’ingiustizia, dalla disattenzione pratica verso il dramma della disoccupazione, della dispersione dei talenti, dell’apatia, dal bombardamento ideologico che mina alle basi la cultura della vita e del rispetto della dignitá umana?

Posto che difendere la vita vuol dire preoccuparsi di tutta l’esistenza della persona.

La chiesa italiana, sotto la guida illuminata del card. Bassetti, ha offerto, nelle settimane sociali di Cagliari, una valida ragione per sperare nell’esito positivo e fecondo dei lavori sinodali. Una difesa integrale della persona, e dei giovani, che sono la categoria piú in pericolo, sotto il profilo occupazionale, morale, motivazionale è ció che ci si aspetta da questo sinodo, perché la prima e piú autentica vocazione è quella alla vita, e ad una vita dignitosa e serena, una vita da figli di Dio, una vita che sappia anche custodire quella degli altri. Una vita piena nella certezza che ogni vita è un’unica ed infinita possibilitá di pienezza.

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