L’aborto in Polonia: torna la polemica di Emiliano Battisti, Agenzia Vitanews
febbraio 12, 2018 Sì alla Vita

Il dibattito sulla riforma della legge sull’aborto è tornato alla ribalta in Polonia. Il Parlamento, con la maggioranza guidata dal partito conservatore PiS, si appresta a discutere una modifica in senso maggiormente restrittivo della norma vigente, ma i movimenti per i diritti delle donne sono pronti a protestare di nuovo.

Già nell’ottobre del 2016, nel Paese si tennero numerose manifestazioni di protesta per fermare il dibattito e il processo legislativo della nuova legge sull’interruzione di gravidanza. Queste, più una montante pressione internazionale portarono la Polonia a bloccare il tutto. La nuova norma è stata proposta, nel 2016 come ora, dal gruppo Poland’s Stop Abortion che ha sfruttato la possibilità di iniziativa legislativa popolare per cui serve la raccolta di 100.000 firme. Attualmente, la legge polacca sull’aborto è tra le più restrittive d’Europa e prevedendo i casi di  stupro, incesto, minaccia alla salute e/o alla vita della donna e gravi malattie o danni nel nascituro. La riforma prevede l’eliminazione di quest’ultima clausola. In Polonia su 1.100 interruzioni di gravidanza legali avvenute nel 2017, 1.042 sono state autorizzate a causa di gravi malformazioni o malattie presenti nel bambino o bambina. In base a questa statistica perciò, la riforma porterebbe a un quasi annullamento degli aborti legali nel Paese.

In un’audizione al Parlamento, l’esponente di Poland’s Stop Abortion, Kaja Godek ha dichiarato che si starebbero usando male le diagnosi pre-parto. Secondo le trascrizioni parlamentari, l’attivista avrebbe detto: «Invece di preparare i genitori e i dottori a ricevere e curare il bambino, è stato reso più facile fare una selezione per uno sterminio». Per contro, le organizzatrici delle proteste e degli scioperi del 2016 sostengono che l’aborto fa parte della sfera decisionale personale della donna.

In generale, la Polonia è piuttosto divisa sulla questione con un tasso di disapprovazione della nuova legge intorno al 40% secondo un rilevamento statistico Ipsos. Per ora il Parlamento sta rinviando il passaggio della proposta di legge nell’apposita commissione.

La vicenda si inserisce, purtroppo, in un quadro non buono per il Paese di Papa Giovanni Paolo II. Nonostante il disegno di legge sia ovviamente in difesa della vita dei nascituri, il rischio è che la battaglia prolife possa rimanere impantanata nelle attuali politiche del Governo di Varsavia. Purtroppo, dopo la vittoria alle elezioni, il partito di maggioranza ha approvato provvedimenti volti a restringere la libertà di stampa, penalizzando le reti televisive private nei confronti della TV di Stato. Inoltre, sono stati apportati repentini cambiamenti alla composizione della Corte Costituzionale, per i quali la Polonia è stata messa sotto inchiesta dall’Unione Europea con l’accusa di tentare di minare l’indipendenza del potere giudiziario. Ultima in ordine di tempo è arrivata l’approvazione della legge che prevede fino a tre anni di reclusione per chiunque affermi la corresponsabilità del Paese (attraverso collaborazionisti) nello sterminio degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

Per concludere, come nel caso Donald Trump negli Stati Uniti, anche in Polonia il sostegno di politiche prolife da parte di un Governo con molte ombre e scelte discutibili rischia di mettere in pericolo quella battaglia culturale assolutamente necessaria per conquistare, come ricordato in un precedente articolo, i “cuori e le menti” delle persone alla causa della Vita.

 

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