Lettere al Popolo delle Vita. non andiamo alla marcia. Ecco perchè di Gian Luigi Gigli, Presidente Nazionale Movimento per la Vita Italiano
febbraio 12, 2018 Sì alla Vita

La lettera da me inviata alle associazioni locali del MpV a seguito dell’adesione di alcune associazione “pro-life” italiane a un appello internazionale contro il Papa, dopo essere stata inopportunamente resa di pubblico dominio da parte di qualcuno dei destinatari, ha generato un ampio dibattito sui social e all’interno del Consiglio Direttivo del Movimento.

A far discutere è stato soprattutto l’invito da me rivolto alle associazioni locali a non aderire quest’anno alla marcia per la vita, che da alcuni anni si svolge a Roma in Maggio, mutando l’atteggiamento avuto negli anni passati.

Vale allora la pena ripercorrere le tappe di questa vicenda, premettendo che, in generale, non ho nulla contro le marce e non ho problemi a parteciparvi.

Negli anni precedenti alla mia presidenza, il Movimento per la Vita Italiano aveva sempre ritenuto di non aderire ufficialmente alla marcia per la vita, non condividendone lo stile ed i toni. Per gli stessi motivi dal MpVI non erano mai partiti inviti a partecipare, pur senza ostacolare o scoraggiare chi, nella sua autonomia, avesse preferito prendere parte. Un atteggiamento questo che o condiviso senza riserve, non esitando da parte mia  a  criticare l’ostentazione di simboli religiosi e quella di immagini truculente.

All’inizio del mio mandato, sollecitato da comuni amici, ho preso contatto con gli organizzatori della marcia, per verificare se potevano crearsi le condizioni per un più diretto coinvolgimento del MpVI. Come segno di buona volontà, nel 2016 furono interrotti i lavori di un Consiglio Direttivo, per dar modo a chi voleva di partecipare e, su richiesta degli organizzatori, fu reperita all’interno del Movimento una testimonianza che fu molto apprezzata dal pubblico presente al Colosseo.

Nonostante queste aperture, la richiesta di poter partecipare come MpVI al tavolo degli organizzatori fu cortesemente ma fermamente respinta, così come non furono tenute in conto le nostre sollecitazioni a modificare lo stile della manifestazione.

Nell’impossibilità di incidere significativamente sui contenuti dell’evento e, soprattutto, sulla sua gestione della comunicazione con i mezzi di comunicazione, si preferì tornare all’atteggiamento precedente, sintetizzabile nella sigla: “non incoraggiare, non sconsigliare”.

Negli anni, purtroppo abbiamo dovuto assistere ad un crescendo, da parte degli organizzatori, di azioni e interventi sempre più ostili al Papa ed ai Vescovi Italiani. Blog gestiti da noti esponenti “pro-life” si sono distinti nell’opera di contestazione dell’insegnamento del Papa. Per le vie di Roma sono stati affissi manifesti derisori e oltraggianti stampati da sedicenti cattolici. Gli attacchi hanno riguardato non solo l’Amoris Laetitia, ma anche il discorso in materia di fine vita, indirizzato alla riunione congiunta della Pontificia Accademia per la Vita e della sezione europea della World Medical Association. Più in generale non si è esitato a rimproverare al Papa una presunta scarsa attenzione alla difesa della vita, attaccandolo  ingiustamente se solo si considera la mole degli interventi in materia.

Il culmine degli attacchi è stato raggiunto con un pesante documento, circolato in rete il 12 dicembre scorso.  Il documento, redatto in Nord America in lingua inglese e firmato da 37 organizzazioni pro-life e pro-family di 13 paesi si intitola “Non seguiremo i pastori che sbagliano” ed è stato presentato  come un manifesto di resistenza dei pro-life a Papa Francesco.

Tra i sottoscrittori compaiono anche organizzazioni italiane, attive sui social, anche se non rilevanti sotto il profilo dei numeri e, soprattutto, delle opere. Alcune delle sigle firmatarie fanno purtroppo riferimento agli organizzatori della marcia per la vita che da alcuni anni si svolge a Roma in Maggio. Altre organizzazioni sono tra quelle che ne caratterizzano lo stile in modo deteriore.

Non prendere le distanze, sarebbe equivalso, per il MpVI, a rendersi complici degli attacchi.

Di qui l’invito, chiaro e forte a non partecipare alla marcia, affinché la nostra partecipazione non suonasse come un avallo alle posizioni ecclesiali degli organizzatori.

È vero, come qualcuno non ha interessatamente mancato di rilevale, che il MpVI non è un’organizzazione ecclesiale, ma il Papa e la Chiesa cattolica sono in Italia e nel mondo i più importanti alleati di coloro che difendono la vita umana. Associarsi anche passivamente a chi li denigra e li attacca sarebbe stato rilevato dagli osservatori come un sostegno alle loro assurde tesi.

A quanti hanno fatto rilevare la non opportunità di creare divisioni all’interno del fronte pro-life faccio umilmente osservare che sono proprio gli organizzatori della marcia con le loro pulsioni ostentatamente scismatiche a creare divisioni.

Rinnovo dunque dalle colonne di Sì alla Vita l’invito a tutti i soci e volontari delle associazioni aderenti al MpVI a non dare sostegno, con la loro presenza alla marcia, a coloro che con il loro settarismo e fondamentalismo pseudocattolico stanno solo contribuendo a indebolire la causa della vita.

Il clima di contrapposizione si è esasperato in Italia, a seguito delle proposte di legge sulle unioni civili e sul biotestamento, oltre che per i ripetuti attacchi agli obiettori di coscienza, per la liberalizzazione delle pillole dei giorni dopo e per la propaganda LGBT nelle scuole. Ciò non giustifica, tuttavia, l’affidamento della causa della vita a paladini che sognano un ritorno ad un passato fuori dalla storia e riconoscono lo Spirito all’opera nella Chiesa solo quando soffia nel senso da essi auspicato.

Il Movimento per la Vita si distingue da altre organizzazioni pro-life italiane non solo per essere la più antica e la più rappresentativa, ma anche per non aver mai fatto della difesa della vita un’ideologia o un’occasione per schierarsi politicamente, oltre che l’unica ad aver realizzato con i suoi volontari una grande rete di sostegno alla vita nascente, una testimonianza che per fortuna dura non il giorno di una marcia, ma 365 giorni all’anno e addirittura, come per SOSVita 24 ore al giorno.