USA sempre più pro-life di Simone Tropea, Agenzia Vitanews
febbraio 12, 2018 Sì alla Vita

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha voluto essere presente alla celebre Marcia per la Vita di Washington, che si è svolta lo scorso 19 gennaio, manifestando così espressamente, e una volta ancora, il suo dissenso verso l’aborto. Al margine di ogni lettura politica dell’evento, resta il fatto che Donald Trump si mostra sempre più impegnato nella promozione della vita umana e  del riconoscimento della sua dignità  intrinseca e  inviolabile. A questo proposito, il presidente ha pubblicamente istituito la “Giornata nazionale della sacralità della vita”, scegliendo come data per la ricorrenza il 22 gennaio. Fu proprio il 22 gennaio del 1973, infatti, il giorno in cui l’aborto venne legalizzato  negli Stati Uniti. Quindi una data simbolica che esprime il cambio di rotta, quasi un’esame di coscienza collettivo potremmo dire, fatto da tutto un paese nel quale, come lo stesso Trump ha affermato “Sempre più americani sono sempre più pro-life”.

La marcia si è svolta come di consueto, snodandosi per le vie del centro della capitale  Usa ed è alla fine approdata alla Corte suprema, dove è intervenuto anche lo speaker della Camera, il repubblicano Paul Ryan.

Si può dire, al di là dei ragionevoli sospetti di marketing dei consensi, che il governo Trump stia davvero suscitando  qualcosa  d’importante. Ovvero la messa in discussione di alcune leggi perverse che inevitabilmente tutelavano e favorivano il processo della normalizzazione culturale dell’aborto, e lo ha fatto e continua a farlo, rompendo prima di tutto i  rapporti tra il governo americano e le agenzie della morte (in primis la planned parenthood, alla quale ha tolto tutti i fondi pubblici). Rapporti assurdi, inquietanti, che trovano un senso solo nelle politiche sulla vita assolutamente prive di senso ed anche, se le consideriamo già solo dal punto di vista economico, controproducenti, che i precedenti governi avevano invece promosso e difeso a spada tratta.

Infatti, come ricorda Elena Molinari, giornalista di“Avvenire”:

Uno dei primissimi atti di Trump alla Casa Bianca, un anno fa, è stata la firma del bando ai finanziamenti americani per le organizzazioni non governative che praticano o promuovono l’aborto nel mondo.

Miliardi di dollari destinati per molti, moltissi anni, ad oleare gli ingranaggi della macchina della morte. Un danno economico, uno scempio morale, una miopia politica ed una ferita demografica con cui è giunto, il momento di fare i conti.

Non vogliamo e non possiamo elogiare tout-court l’operato del presidente Trump, ma resta il fatto che la sua difesa della vita nascente manifesta certamente una visione politica decisamente più lungimirante di quella dei suoi predecessori.

Almeno in generale, è chiaro.

La partecipazione di Trump alla Marcia per la Vita è stata duramente attaccata da molte testate giornalistiche internazionali, anche italiane, tacciata di ipocrisia, di farsa, di trovata pubblicitaria, non sono mancati i riferimenti alla vita privata del presidente, che sarebbe ritenuto eticamente incoerente. Soprattutto il recupero di alcune sue dichiarazione pro-choice anteriori al momento in cui è stato eletto alla Casabianca , dove appunto, pur manifestando la sua riluttanza nei confronti dell’aborto, il presidente repubblicano si dichiarava comunque difensore della libertà di scelta.  Purché, ed è lo spirito che anima la proposta di legge presentata dai senatori repubblicani, l’aborto lo si pratichi prima delle 20 settimane.

Insomma, ancora la strada del buon senso è molto lunga, certamente l’attenzione speciale del presidente Trump, che non vogliamo elogiare né screditare in alcun modo, ma solo valutare in base ad un’azione particolare, è un segno positivo che incoraggia tutto il mondo pro-life a sperare in un ritorno della politica e della cultura, prima o poi completo e definitivo, al valore della vita, alla sua difesa, al riconoscimento pratico e concreto della sua dignità inalienabile.

 

USA sempre più pro-life (.pdf)