Cure palliative: congresso internazionale in Vaticano di Giovanni Avallone, Agenzia Vitanews

È stato questo il tema affrontato durante il Congresso Internazionale organizzato e promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita (PAV), tenutosi a Roma dal  28 febbraio al 1 marzo 2018.

Per l’importante occasione il Cardinale Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, ha fatto pervenire una lettera[1] a nome di Sua Santità Papa Francesco, indirizzata a Sua Ecc. za Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della PAV, nella quale esprime l’importanza delle cure palliative, argine e alternativa concreta rispetto alle pratiche eutanasiche.

Quella che il Card. Parolin ha indirizzato è una lettera ricca di contenuti di notevole rilevanza, da un punto di vista medico, filosofico e teologico. Nella parte iniziale della missiva Parolin non esita a ribadire la differenza tra l’autentico diritto alla cura e la pretesa di guarigione a tutti i costi, quest’ultima ignara del senso del limite. Ed è proprio sul senso del limite che la riflessione del cardinale sembra orientarsi: «le cure palliative attestano, all’interno della pratica clinica, la consapevolezza che il limite richiede non solo di essere combattuto e spostato, ma anche riconosciuto e accettato»[2].

L’accettazione del limite non è da intendersi come abbandono delle persone malate al loro destino, anzi il contrario: «stare loro vicino e accompagnarle nella difficile prova che si fa presente alla conclusione della vita»[3]. Ecco che l’esperienza del limite si ridefinisce in un orizzonte di senso, come riportato nel riferimento al salmo 89: «Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio».

In un contesto sociale sempre più disumanizzante, il malato riveste un ruolo di preminente importanza nell’ottica di una maggiore umanizzazione volta a una «mutua dipendenza d’amore», che non dovrebbe contraddistinguere solo le relazioni della persona provata dalla malattia, ma tutti i rapporti umani. A riguardo il  pensiero del Cardinale si rivolge alla famiglia, comunità primaria, all’interno della quale si impara l’alfabeto della relazionalità e l’accettazione incondizionata della vita umana.

Segue, infine, un chiaro riferimento al magistero di Papa Pio XII, circa la «terapia del dolore», distinta dall’eutanasia e riguardante: «la somministrazione di analgesici per alleviare dolori insopportabili non altrimenti trattabili, anche qualora, nella fase di morte imminente, fossero causa di un accorciamento della vita»[4]. Soffermandosi successivamente sulla complessità delle questioni etiche circa le cure palliative, Parolin constata la  necessità di un rinnovato impegno nella diffusione della pratica delle cure palliative, soprattutto per facilitarne l’accesso.

Infine, non meno importante, è il saluto che l’alto prelato rivolge a tutti i convenuti e ai rappresentanti di diverse religioni e culture, segno tangibile di uno sforzo di approfondimento e impegno condiviso, che vede come fine ultimo la ricerca e l’attuazione di prassi etiche universali.

 

[1] P. Parolin, Lettera del Cardinale Segretario di Stato al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita in occasione del Convegno sulle cure palliative organizzato dalla stessa PAV (Roma, 28 febbraio – 1° marzo 2018), Bollettino Sala Stampa della Santa Sede, 28/02/2018, N° 0157.

[2] Ibidem.

[3] Ibidem.

[4] Cfr. Acta Apostolicae Sedis XLIX [1957],129-147, in P. Parolin, op. cit. .

 

Cure palliative in Vaticano (.pdf)