Ieri le ruote, oggi le culle. Un rimedio contro l’abbandono dei neonati di Rita Cedrini

Il fenomeno dell’abbandono di neonati indesiderati è adottato nel corso della storia da tutte le società. Anche nel secolo dei Lumi nascere povero o fuori del matrimonio voleva dire andare incontro ai tristi destini che l’insensibilità dei tempi riservava loro. La consuetudine era andata maturando nel corso di epidemie e di carestie quando la miseria sembrava non concedere altra soluzione.

Nel corso del tempo prammatiche e sanzioni per brevi archi temporali hanno arginato la consolidata abitudine. Gli archivi conservano atti giudiziari che denunciano la morte per soffocamento di neonati delle classi meno ambienti, schiacciati dai genitori durante il sonno. La giustizia non poteva punire morti “accidentali”, in realtà istituzionalizzazione popolare di infanticidio, perpetrato in termini non perseguibili.

Di una sensibilità verso gli abbandonati si ha notizia in lasciti testamentari dove si legge che nel 1616 l’apertura del Conservatorio di Santa Caterina da Siena, a Palermo presso Porta Termini è resa possibile dall’eredità di Caterina Villaragut, baronessa di Prizzi. Nello stesso anno il Senato al “Rifugio dei poveri dietro Santa Cita”, assegna una rendita annua.

Nel Settecento si avvia una campagna capillare su tutto il territorio dell’Isola volta ad arginare il problema con l’istituzzionalizzazione della ruota degli esposti. In questo periodo la pìetas rientra nella storia dei costumi della società occidentale per le testimonianze di provvedimenti conservati negli archivi e la diffusione di ruote dei proietti. Il fenomeno dell’abbandono aveva assunto proporzioni davvero notevoli se era riuscito a scuotere la morale collettiva del tempo, dove termini quali amore, sensibilità, devozione erano così lontani dall’esser percepiti come valore.

La rimessa in funzione della ruota – che sembra essere stato un rimedio già del primo medioevo – determina una soluzione nuova: quella di poter lasciare il bimbo senza essere osservati e riconosciuti presso conventi che avrebbero accudito il trovatello. Si avviava così l’istituzionalizzazione di balie o nurizze regolarmente retribuite. Sono le registrazioni dei pagamenti di quest’ultime a consentire di computare il numero di bastardelli  vivi  accuditi fino al quinto anno se maschietti, fino al settimo se bambine.

L’istituzione della Deputazione dei bambini Projetti, avviata nel 1750, voluta dal viceré Duca di Laviefuille per debellare l’orrendo spettacolo di  cadaverini dilaniati da animali nella notte o morti di freddo per le strade, segna una svolta.

La ruota degli esposti era un semplice marchingegno cilindrico posto nelle vicinanze o nelle stesse mura perimetrali di ospedali o di opere pie, in  uno spazio appositamente ricavato, che consentiva attraverso il suono di una campana di segnalare il fagottino depositato. La diffusione consentì che anche centri periferici venissero raggiunti dalle disposizioni regie.

Le balie vivevano spesso in campagna e ciò consentiva che gli esposti, appena grandicelli, andassero a incrementare la manodopera dei latifondi.

Una rotara era demandata ad accogliere e collocare i trovatelli. Le bambine una volta cresciute venivano avviate ad accudire i pazienti dei nosocomi o a lavorare nelle case patrizie dove i pericoli erano rappresentati dalla disposizione bassa dei fornelli che attirava gli abiti delle bambine e dall’attenzione dei maschi della casa.

I bambini venivano avviati a lavori di qualsiasi genere, non importa se pesanti e faticosi, o impegnati in estenuanti percorsi processionali sotto la pioggia o sotto il sole nel “funeral teatro” di illustri personaggi, Ad altri ciechi o storpi la sorte riservava la “carriera” dei cantori ciechi che, imparato il vasto repertorio della tradizione orale, erano chiamati a recitare litanie melodiche davanti alle immagini dei santi per cantarne la vita, le lodi, le azioni e i miracoli, per le grazie ricevute.

Su Palermo, Caltanissetta, Favara e Santa Margherita Belice le ricerche effettuate hanno evidenziato i luoghi dove le istituzioni avevano posto le ruote, sentinelle a salvaguardia della vita in momenti della storia dove guerre, carestie, fame e atrocità rendevano la vita bene fragile e precario. Il problema della prole numerosa indesiderata era più forte soprattutto tra il popolo inurbato in quanto le famiglie aristocratiche contavano proprio sullo stuolo di figli per assicurare continuità al casato  mentre nel mondo contadino la consistenza numerica della prole erano braccia da lavoro nei campi. La storia marca il tempo del progresso scientifico, della tecnologia più avanzata ma il problema di infanzie negate, come l’ultimo fatto di cronaca, dalla prostituzione alla vendita di organi, è un fenomeno con cui continuiamo ad avere familiarità, che veste di vergogna ogni  conquista sociale. Non basta provare sdegno e compassione: il nostro tempo deve cercare soluzioni così come ha fatto il XVIII secolo che, nel trovare quella per il suo, è riuscito a sradicare una consuetudine tristemente consolidata.

 

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