L’aborto in Argentina di Emiliano Battisti, Agenzia Vita News

Il prossimo obiettivo della campagna abortista è l’Argentina. Agli inizi di Marzo infatti,  70 parlamentari del Paese hanno presentato un disegno di legge per diminuire considerevolmente le restrizioni alla pratica dell’interruzione di gravidanza.

Secondo la legge in vigore, in Argentina è possibile abortire solamente in caso di stupro, rischio per la salute della donna e severe menomazioni o malattie del nascituro. Inoltre, per accedere all’interruzione di gravidanza è necessaria l’autorizzazione del giudice. Il sistema è ancora in piedi nonostante un tentativo della Corte Suprema di rimuovere la fase giudiziaria dal processo.

Il disegno di legge prevede la possibilità di abortire entro la quattordicesima settimana di gravidanza, rimuovendo le restrizioni come la fase giudiziaria. Il Capo di Gabinetto Marcos Peña ha dichiarato contestualmente alla presentazione della proposta che l’opzione referendum per la liberalizzazione dell’aborto è sul tavolo. Il Presidente Macri, sempre dichiaratosi favorevole alla causa della Vita, ha comunque accolto con favore il dibattito parlamentare sul tema, nonostante si dica restio ad allentare le maglie del controllo sull’interruzione di gravidanza.

Nel Paese gli attivisti pro-aborto si stanno mobilitando per sostenere il nuovo provvedimento. Una di loro, Martina Ferretto ha così dichiarato al network Al Jazeera: «Questa è la settima volta che abbiamo presentato questo progetto e per la prima volta è in fase di discussione in Parlamento. Ecco perché siamo molto felici. Prevede la possibilità di poter abortire entro le quattordici settimane di gravidanza. Abbiamo combattuto per anni affinché avvenisse qualcosa del genere». Gli attivisti argentini sostengono che la nuova norma servirà a proteggere circa 49.000 donne che dichiarano di essersi dovute ricoverare in ospedale dopo aborti clandestini. È necessario notare che questo movimento non è solamente interno. Ad esempio, l’organizzazione Human Right Watch si sta mobilitando per sostenere la campagna. Già nel 2010 aveva accusato l’Argentina di violare diversi trattati e comitati con la sua legge sull’aborto. Gli accordi e gli enti citati erano il Comitato per l’Eliminazione delle Discriminazioni contro le Donne, il Patto sui Diritti Civili e Politici (in ambito ONU), la Convenzione sui Diritti del Bambino, e il Patto sui Diritti Economici e Sociali (anch’esso in ambito ONU). Ebbene, nessuno di essi cita l’aborto come diritto. Nonostante ciò, l’azione di Human Right Watch è proseguita in altri Paesi e ora prova a rientrare nel dibattito argentino. Ovviamente, la Chiesa Cattolica locale è in prima linea nel contrastare il nuovo disegno di legge.

Il dibattito argentino si inserisce su due questioni. La prima è che dopo aver “vinto” in Occidente (Canada, Stati Uniti ed Europa per intendersi, con alcune eccezioni) il movimento pro-aborto sta iniziando ad intaccare l’America Latina, regione notoriamente cattolica. L’Uruguay è stato tra i primi Paesi a “cadere” seguito dal Cile lo scorso Agosto. Ora è il turno dell’Argentina e, nel caso di successo in questo Paese, il prossimo della lista sarebbe ovviamente il gigante Brasile. Data la notevole influenza regionale che Brasilia mantiene sul sub-continente (nonostante la crisi economica e politica degli ultimi anni) non passerebbe molto tempo prima che altri Stati si aggiungano alla lista. Il secondo ramo di riflessione è sul “presunto” diritto all’aborto in sé. Molte volte, nei Paesi in cui le leggi condannano interamente o limitano l’interruzione di gravidanza ad alcuni casi specifici, la tesi di chi vorrebbe allentare le maglie dei controlli è la minaccia alla salute delle donne portata dagli aborti clandestini. In sostanza: “anche con leggi contrarie una donna che vuole abortire proverà a farlo comunque, tanto vale renderle sicura la pratica”. Questo non è vero, come risulta dai recenti scandali che hanno coinvolto medici e cliniche abortive negli Stati Uniti, dove, ricordiamo, la pratica è legale. Lì infatti numerose donne hanno avuto problemi di salute gravi se non addirittura fatali successivi a interruzioni di gravidanza, per non parlare dei casi in cui sono stati uccisi bambini nati vivi per “aggirare” i limiti temporali imposti dalle leggi per abortire.

 

L’aborto in Argentina (.pdf)