L’uno e il doppio. Clonazione digitale e clonazione fisica, una sfida difficile per il pensiero di Simone E. Tropea, Agenzia Vitanews

<Passare dall’essere ‘individuo’, parola latina che segnala l’indivisibilità di una persona dagli altri elementi di una società coesa, a divenire ‘dividuo’, ovvero isolati in balia di colossi tecnologici con un potere enormemente più grande del nostro>

 Secondo Padre Paolo Benanti, professore di Bioetica presso la Pontificia Universitá Gregoriana di Roma e tra i massimi esperti in Italia di etica delle tecnologie e human adaption, è questo il rischio socio-antropologico, tutt’altro che lontano, legato alla pervasiva  monopolizzazione degli spazi vitali ordinari da parte delle piattaforme social.

Un rischio che lui ha illustrato in un’intervista rilasciata alla rivista Formiche, in occasione dei recenti scandali che hanno investito Facebook, generando un’ondata di preoccupazione ed isterie diffuse.

Forse un po’ ingenuo preoccuparsi ora, si potrebbe pensare.Tuttavia, meglio tardi che mai se queste crisi ci aiutano a riconoscere la necessitá di elaborare un sistema in grado di tutelare l’uomo dalla deriva spersonalizzante, e de-individualizzante, a cui sembra irrimediabilmente destinato. Almeno stando cosí le cose.

Al di lá della frammentazione o dello sdoppiamento di personalitá, che non di rado un modo alienante  e sregolato di utilizzare i social origina nell’individuo, quello che si prospetta davanti a noi è un problema sociale.

La pedagogia dello sdoppiamento (se cosí possiamo definirla)  di cui tutti i fruitori social sono cavie inconsapevoli, veicola un processo di trasformazione culturale ancora piú inquietante che è possibile comprendere in tutta la sua portata solo adottando uno sguardo molto lungimirante, attento soprattutto agli sviluppi tecnologici che trascendono ed esulano i moti d’assestamento del continente digitale.

L’uno e il doppio, potremmo dire, l’originale ipotetico e la sua copia originale, mantenendo un’unitá sostanziale abitano peró due spazi distinti ed a volte presentano due profili diversissimi l’uno dall’altro. La schizofrenia pratica non riguarda infatti solo la sfera neurologico-cognitiva del soggetto ma addirittura la sua  complessa e ormai bilocata fisicitá.

A questo proposito, col senno di poi, sará interessante seguire e comparare i ‘progressi’ scientifici che hanno ed avranno luogo nel campo della clonazione, di cui i primi segni giá si scorgono all’orizzonte, con l’impatto sociale definitivo, solo parzialmente prevedibile, dell’iper-connessione bi-localizzante che caratterizza la vita individuale e collettiva delle nuove generazioni.

Analisi fantascientifiche?

Non troppo se consideriamo che, nei fatti, oggi si puó giá parlare di una vera e propria ‘clonazione digitale’ alla portata di tutti.

L’uno e il doppio, la copia e l’originale, che restano identici e distinti occupando due spazi separati, ci preparano forse a pensarci, senza troppe ansie né imbarazzi, oltre che pacificamente ‘pluri-localizzati’ anche potenzialmente  ‘ultra-individuali’ ?

Dove quell’ultra, in buona sostanza, dice il superamento storico-epocale della singolaritá intesa come unitá psico-fisica situata?

Quali scenari si aprono, se pensiamo come segmenti inscindibili di un unico fenomeno complesso la trasformazione socio-antropologica portata dalla bi-localizzazione social, e  la standardizzazione del binomio ‘modello originante-copia originata’, o se volete, ‘originale ipotetico-copia originale’,  che è implicata nella  clonazione?

Cosa è veramente individuale, se l’uno e il doppio co-esistono separatamente ma in un rapporto di coincidenza strutturale e identitá formale?

Resta  una questione filosofica aperta che potrebbe risolversi in un’ipotesi di trasformazione sociale ancora tutta da esplorare.

 

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