Post aborto: occorre seria campagna informativa di Massimo Magliocchetti, Responsabile Giovani Roma MpV

Marzo è il mese della festa della donna. Per l’occasione non sono mancate manifestazioni, numeri monotematici di molte testate nazionali e internazionali, accorati appelli per liberare le donne di tutto il mondo dalle moderne oppressioni. Il Movimento per la Vita non ha mancato di levare la sua costante voce affinché le donne siano correttamente informate sulle conseguenze psicologiche dell’aborto.

Con l’aborto è vittima anche la donna. – La drammatica dinamica dell’aborto vede la donna protagonista e vittima al tempo stesso[1]. Sebbene il pensiero unico dominante esalta l’autodeterminazione della donna come presupposto per il ricorso all’aborto, gli ultimi dati diffusi dalla letteratura psicologica confermano ciò che il Movimento per la Vita italiano ripete ormai da anni: la sindrome post aborto è un fardello per la salute mentale della donna. Lo confermano gli ultimi dati diffusi dal Prof. Tonino Cantelmi sul numero di gennaio del mensile NOI Famiglia & Vita[2]. Secondo un’indagine che ha coinvolto oltre 877mila donne è stato documentato che le donne che hanno fatto ricorso all’aborto presentano un rischio maggiore dell’81% di avere problemi di salute mentale. Questi risultati, mai smentiti da studi successivi, sono stati diffusi nel 2011 dall’autorevole British Journal of Psychiatry e rappresentano la più grande stima del problema del post aborto al mondo.

No allarmismo, sì corretta informazione. – Quella del post aborto è una sindrome di cui purtroppo ancora si fatica a parlare in termini non allarmistici. Il rischio, infatti, è che venga abilmente dipinta dai suoi detrattori come una modalità comunicativa tesa ad allarmare la donna e volta a compromettere la sua “libertà”. Invece, proprio perché attiene ad una reale problematica è una questione di libertà. Se è vero che è libero chi può decidere tra due o più opportunità, solo una vera e sincera informazione sui rischi derivanti dall’aborto può diventare un efficace strumento preventivo per tutte quelle donne che, al momento di una gravidanza difficile o indesiderata, vedono l’aborto come l’unica soluzione.

Libere di dire Sì alla Vita. – Solo con una vera informazione la donna è libera. E l’esperienza di ormai quarant’anni di servizio nei Centri di Aiuto alla Vita ci aiuta a sostenere con forza che davanti ad una alternativa percepita dalla donna come credibile, oppure di fronte ad una seria informazione circa le conseguenze dell’aborto, le donne scelgono la Vita. Mentre possiamo dire che nessuna donna si è pentita di aver dato alla luce il proprio figlio, non possiamo dire il contrario di quante hanno fatto ricorso all’aborto.

 

[1] Per una ricostruzione sulla sindrome post aborto si veda il pregevole studio di T. Cantelimi, C. Cacace – E. Pittino (a cura di), Maternità interrotte. Le conseguenze psichiche dell’IVG, San Paolo, 2011.

[2] T. Cantelmi, Disagio mentale post aborto. La prova in 22 dossier mondiali, in Noi Famiglia & Vita, Gennaio 2018,

 

 

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