Lettera al Popolo della Vita di Marina Casini, Presidente Nazionale Movimento per la Vita Italiano

Cari amici,

è importante richiamare i tre principali e fondamentali punti di forza che hanno guidato fino a ora il Movimento, per rispondere alle novità maturate nel corso dei 40 anni alle nostre spalle e per poter mettere meglio a fuoco la strada da percorrere. Essi vanno meditati e sviluppati nel contesto attuale.

1. Come più volte ribadito, l’amicizia con la Chiesa universale e locale è indispensabile, perché essa «è il principale baluardo dei diritti umani» (San Giovanni Paolo II). Il Movimento dunque continuerà a coltivare la fedeltà alla Chiesa e ai suoi insegnamenti. D’altra parte, il MpV intende influire sull’intera società, promuovendo il valore della vita umana prima di tutto con argomenti di ragione che fanno appello alla scienza, ai diritti umani, al principio di uguaglianza nella dignità. L’aborto, infatti, così come la distruzione di embrioni umani e come ogni attentato alla vita umana, non è solo un peccato, ma anche una grave lesione della società come tale, nella quale il precetto del non uccidere e il riconoscimento dell’eguaglianza di tutti gli esseri umani dovrebbero essere la base del bene comune. Per questo, il Movimento dovrebbe restare aperto alla collaborazione con persone di buona volontà, anche se non credenti o di altra fede religiosa.

2. La difesa della vita ha un orizzonte molto ampio e abbraccia molteplici situazioni, ma nel Movimento è iscritta la specificità del servizio a coloro che sono i più dimenticati, di cui nessuno vuol parlare: i bambini non ancora nati oggi soppressi in numero sconfinato. È vero, la vita è tutta la vita ma nessuno sostiene che il povero non è un uomo, che il tossicodipendente, il malato, il profugo, il migrante, la vittima di violenza, non sono esseri umani o lo sono meno degli altri. Viceversa, nei confronti del non ancora nato lo “scarto” è totale: egli deve essere escluso anche dalla mente e deve essere impedito lo sguardo su di lui. La sua distruzione prima che fisica è mentale. Per questo Santa Madre Teresa chiamava i bambini non nati “i più poveri dei poveri”. Il riconoscimento del concepito come uno di noi ha esattamente a che fare con la vita umana nella sua totalità, perché l’accoglienza dei figli concepiti è il punto di partenza per costruire un umanesimo nuovo che riguarda tutti, proprio tutti. Non trascuriamo poi il fatto che i problemi da affrontare per difendere la vita non ancora nata sono molti e gravi: condividere le difficoltà della madre e risolvere i relativi problemi, intervenire nella educazione dei ragazzi e dei giovani, incidere nella cultura, illuminare i politici e gli amministratori…

3. Il Movimento ha sempre cercato di essere strumento di unità nel mondo cristiano e anche al di fuori di esso, operando come lievito che fermenta la società e rifiutando l’idea di avere il monopolio della difesa della vita. Questo significa promuovere una unità non solo ideale, ma anche strategica con azioni, linguaggi e metodi che esprimano insieme franchezza ed amore ed una tenacia operosa che non si arrende mai, ma che tiene conto della realtà e persegue anche obiettivi parziali che costituiscono nella concretezza del momento il “massimo bene possibile”.

Su questa base occorre procedere alle innovazioni necessarie per rafforzare la struttura del Movimento, anche tenendo conto che gli attentati nelle “periferie” estreme dell’esistenza si sono intensificate. I prodotti della chimica e le nuove tecnologie che distruggono la vita umana al suo inizio e manipolano la genitorialità, così come il presunto e falso diritto di disporre a piacimento della propria esistenza sono le nuove sfide che esigono un grande impegno di educazione, informazione e mobilitazione dell’opinione pubblica. È perciò urgente rafforzare la dimensione culturale del Movimento sulle frontiere della Bioetica e del Biodiritto. Con riferimento a questo aspetto è indispensabile il collegamento tra gli aspetti culturali e gli aspetti assistenziali: il lavoro dei CAV, insieme ai servizi Progetto Gemma e SOS Vita, alle Case di accoglienza e alle “culle”, rende credibili le parole pronunciate in ambito educativo e culturale; nello stesso tempo gli stessi CAV, Progetto Gemma e SOS Vita, si arricchiscono e si qualificano maggiormente se connessi ad iniziative che promuovono la dimensione culturale, educativa e formativa.

Dovrebbe essere potenziato anche il collegamento tra la “base” e i “vertici” del Movimento e tra le varie componenti del Movimento. Si tratta di far fiorire quel senso di unitarietà e familiarità che evita la logica dei “compartimenti stagni” e favorisce quella dei “vasi comunicanti”, perché facciamo tutti parte della stessa bella e variamente articolata realtà.

Poiché le aggressioni contro la vita nascente oggi hanno le loro radici anche in ambienti sopranazionali e internazionali dove agisce la pressione economica di potenze mondiali, è opportuno stabilire relazioni con altre associazioni che a livello europeo e internazionale si impegnano a promuovere la cultura della vita. In questa direzione è di grande importanza che il MpV continui non solo a far parte della Federazione europea One of us, ma a offrire il suo contributo in termini progettuali e operativi. Allo stesso modo non va trascurato il legame con Hearthbeat International: esso si è rivelato fruttuoso e ricco di scambi.

Un lavoro enorme è davanti a noi. Confidiamo nel sostegno dei due amici Santi Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta e ogni tanto ricordiamoci la “regola delle P” di Chiara Corbella Petrillo: “piccoli passi possibili nella pace”.

Ciascuno di noi – con la sua unicità e originalità – può offrire tanto affinché il nostro Movimento continui a scrivere giorno dopo giorno pagine di speranza: il futuro ci aspetta.

In alto i cuori!

 

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