Dalla sconfitta alla speranza di Carlo Casini, Presidente Emerito del Movimento per la Vita italiano

L’approvazione della legge 194, quaranta anni fa, e l’esito del successivo referendum del 1981 furono certamente dure sconfitte, la cui gravità è stata evidenziata da quanto San Giovanni Paolo II ha scritto nella “Evangelium vitae”. Dopo aver riportato l’elenco delle aggressioni contro la vita umana contenuto nella Costituzione conciliare “Gaudium et Spes” ed avervi aggiunto il nuovo elemento delle inedite aggressioni tipiche del nostro tempo, scrive: “ma la nostra attenzione intende concentrarsi, in particolare, su un altro genere di attentati, concernenti la vita nascente e terminale, che presentano caratteri nuovi rispetto al passato e sollevano problemi di singolare  gravità per il fatto che tendono a perdere, nella coscienza collettiva, il carattere di “delitto” e ad assumere paradossalmente quello del “diritto”, al punto che se ne pretende un vero e proprio riconoscimento legale da parte dello Stato e la successiva esecuzione mediante l’intervento gratuito degli stessi operatori sanitari (n. 3 E.V.). “Il problema si pone anche sul piano culturale, sociale e politico, dove presenta il suo aspetto più sovversivo e conturbante nella tendenza, sempre più largamente condivisa, a interpretare i menzionati delitti contro la vita come legittime espressioni della libertà individuale, da riconoscere e proteggere come veri e propri diritti (n. 18 E.V.)”.

Più pesante ancora è la sconfitta costituita dai circa 6 milioni di bambini non ancora nati uccisi legalmente nell’arco di 40 anni. La loro eliminazione fisica è stata accompagnata dal tentativo della loro cancellazione mentale. La recente rimozione del grande manifesto che a Roma riportava la fotografia di un feto di 11 settimane prova che, pur di “scartare” i figli, si è disposti anche a distruggere la verità e il diritto costituzionale alla libertà di manifestare il pensiero. Quella che San Giovanni Paolo II chiamava “cultura della morte” è penetrata anche nelle aule di giustizia: basti pensare alla demolizione operata dai giudici della legge che nel 2004 regolò la procreazione artificiale umana, che fu un successo della vita, perché ispirata anche alla tutela del concepito.

Tuttavia in questo buio non mancano luci di speranza. La verità non è stata totalmente cancellata. La identità umana del più povero tra i poveri (così Santa Madre Teresa di Calcutta chiamava i bambini non nati), la sua eguaglianza in dignità rispetto ad ogni altro uomo continuano ad inquietare le coscienze anche dei giudici, tanto è vero che due recenti sentenze costituzionali  (n. 226 del 2015 e n. 84 del 2016) hanno affermato che anche l’embrione in provetta “non è una cosa”, in coerenza con decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo (caso Parrillo contro Italia del 27.08.2005) e della Corte di giustizia dell’UE (caso Brüstle contro Germania del 18.10.2011). Prima ancora una sentenza costituzionale nel 1997 (n. 35) aveva riconosciuto pienamente il diritto alla vita del concepito. La scienza moderna è dalla parte della vita, come attesta la cresciuta obiezione di coscienza dei medici. I diritti dell’uomo, parola d’ordine della modernità, non possono cancellare la pena di morte e insieme permettere l’olocausto dei più poveri tra i poveri.

Soprattutto sono motivo di speranza 200.000 bambini aiutati a nascere dai centri di aiuto alla vita, con i ringraziamenti delle loro madri. “Chi salva una vita salva il mondo intero” si legge nel Talmud. Dunque il successo è enorme. Ma è più grande del numero se riflettiamo sulla realtà rivelata dai CAV e sulla metodologia da loro applicata, che è un modello possibile per l’intera società. La verità svelata è che in ogni donna è presente il coraggio ed il desiderio di accogliere un figlio. Ma il coraggio viene annullato se ne viene demolita la motivazione: se tutti le ripetono che il figlio non c’è, che è soltanto un grumo di cellule, allora l’aborto diviene spesso una necessità. Risvegliare il coraggio parlando del figlio è la più forte prevenzione dell’aborto. Ma non basta. Per essere concrete le parole devono essere accompagnate dai fatti: il superamento delle difficoltà mediante la condivisione e la prova di una amicizia durevole.

Ciò che il volontariato ha esemplarmente fatto non potrebbe essere imitato dalle pubbliche strutture, a cominciare dai consultori familiari? La proclamazione della verità in ogni possibile occasione, non esclusa la legislazione, è possibile, specialmente in un momento in cui crollo di natalità è divenuto preoccupazione generale. La verità in ragione di dialogo, non muro di divisione. Per questo è motivo di speranza l’affetto da cui è circondato Papa Francesco anche da parte dei lontani che Egli va a cercare sull’esempio di Gesù che frequentava poveri e peccatori. Le parole sull’aborto di Papa Francesco, perciò, prima o poi convertiranno – questa è la speranza – la mente e il cuore degli attuali “congiurati contro la vita”.

 

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