Intervista a Jor-El Godsay (Heartbeat International) di Irene Pivetta e Andrea Tosato

Jor-El Godsay è il presidente di Heartbeat International, la federazione di Centri di Aiuto alla Vita presenti in tutto il mondo. Dal 2012 MPV e Heartbeat International sono partner. Lo incontriamo nel corso del Convegno Internazionale che si è svolto ad Anaheim, negli Stati Uniti, dal 10 al 12 Aprile nel corso del quale Jor-El ha definito il MPV “la stella più luminosa nella galassia dell’aiuto alla gravidanza in Europa ed un riferimento importante per i CAV in tutto il mondo”. Iniziamo da qui la nostra conversazione.

Nel 2012 Heartbeat International e Movimento per la Vita Italiano sono diventati partner, con lo scopo di diffondere nel mondo la cultura per la Vita e promuovere la rete dei CAV. Che cosa pensa di questa amicizia e come insieme possiamo crescere?

Nel 2012 abbiamo assistito alla formalizzazione di un’amicizia che ci unisce per missione e passione. E’ stato meraviglioso per noi conoscere la realtà del Movimento per la Vita. E’ la più importante organizzazione di aiuto alla gravidanza in Europa e noi siamo onorati di questo rapporto di partnership, che ci permette di condividere risorse, di condividere informazioni, di imparare gli uni dagli altri. Noi siamo felici e gioiamo degli straordinari successi del Movimento per la Vita e al contempo lavoriamo per rafforzare una partnership, che è tanto importante non soltanto per l’Italia, ma per l’Europa e per tutte le realtà nel mondo. 

Il lavoro di squadra, se ne è parlato in questi giorni, è fondamentale per il lavoro dei volontari dei Centri di Aiuto alla Vita. Può darci tre consigli per migliorarlo?

Il lavoro di squadra è estremamente importante. Mi piace pensare che Dio stesso opera  trinitariamente, quindi come un “team”. Specularmente la famiglia opera come un team: padre, madre e figli sono una squadra. E anche nel CAV il lavoro di squadra è fondamentale. Dovendo dare tre consigli per migliorare il lavoro di squadra direi: 1) ricordarsi di credere uno nell’altro (la fiducia) 2) lavorare per tirare fuori il meglio gli uni dagli altri ed essere aperti ai contributi di ciascuno. Spesso una persona ha un’idea, un altro ha un’altra idea, ma è dal confronto che deriva la migliore idea. 3) ricordiamoci di celebrare il lavoro degli altri, di dirci “grazie” reciprocamente. A volte siamo troppo impegnati provando a compiere il nostro dovere che ci dimentichiamo di fermarci e celebrare il lavoro dell’altro, di direci “grazie” per quanto ciascuno porta nel team. Dobbiamo ricordarci di farlo intenzionalmente, perché è qualcosa di importante per realizzare la nostra missione come squadra. 

Il MPV lavora molto perché possa crescere una nuova generazione di giovani che vogliono cambiare il mondo. Quali sono secondo lei i tre ingredienti per un giovane “world changers”

La prima cosa è la passione: comprendere l’idealità della nostra missione, la direzione verso cui va il nostro servizio. Il secondo ingrediente è la pace. Sappiamo che non possiamo risolvere tutti i problemi, ma possiamo risolverne alcuni. Sappiamo che non possiamo risolvere tutti i problemi del mondo eppure possiamo cambiare il mondo attraverso il servizio alla vita. Dobbiamo perciò fermarci e delimitare ciò che noi possiamo fare, lavorare con la pace che deriva da tale consapevolezza e poi trovare altri per lavorare insieme ed allargare l’orizzonte. E l’ultimo ingrediente è il divertimento. Si tratta di qualcosa di importante e di una sfida. Dobbiamo essere felici, servire la vita con il sorriso, essere felici dell’amicizia di chi ci sta vicino in questo servizio e sorridere.

Il titolo della conferenza parla di “world changers”, di cambiamenti nel mondo. Come pensa invece che possa cambiare il nostro mondo, il mondo del volontariato per la vita, nei prossimi 5 anni?

Nei prossimi 5 anni noi dovremo coinvolgere molte persone in questo impegno, sopratutto giovani, ed io sono grato al Movimento per la Vita per il grande lavoro di coinvolgere intenzionalmente, specificamente i giovani nel vostro impegno, perché i giovani sono il futuro del movimento pro-life. Nel futuro avremo più tecnologia e avremo bisogno di giovani abituati alla tecnologia. Avremo sempre bisogno di persone capaci di offrire “aiuto pratico” , immediato, davanti ai problemi delle donne in difficoltà, in un’epoca in cui le istituzioni si sono allontanate dalla prospettiva dell’aiuto concreto, e dovremo farlo soprattutto attraverso i nuovi strumenti della tecnologia.

Il video dell’intervista a Jor-El Godsay e altre interviste realizzate nel corso del convegno di Heartbeat International potranno essere presto seguite su WWW.VITANEWS.ORG

 

Intervista a Jor-El Godsay (Heartbeat International) (.pdf)