S. Giovanni Paolo II e il MPV. Il ricordo di Papa Wojtyla in un’intervista al Presidente Onorario di Simone Tropea, Agenzia Vitanews

Presidente Carlo Casini, san Giovanni Paolo II é una figura centrale per comprendere la genesi e lo sviluppo del Movimento per la Vita. In più occasioni lei ha ricordato come questo papa sia da ritenersi a tutti gli effetti il primo ispiratore del Movimento. Più volte negli anni vi siete incontrati e più volte ha manifestato nei suoi confronti stima e affetto, benedicendo con paterna tenerezza l’operato dei CAV e dei volontari. Posso chiederle di raccontarci uno o due momenti particolarmente importanti per la vita del Movimento , in cui il supporto morale di Giovanni Paolo II é stato determinante?

Ci sono stati molti incontri con San Giovanni paolo II. Bastava chiederlo e lui immediatamente ce lo concedeva. Due eventi sono particolarmente significativi. Il 19 ottobre 1986, il Papa venne a Firenze e, di sua iniziativa, volle visitare il primo centro di aiuto alla vita d’Italia. In quella occasione mi consegnò personalmente una lettera che si concludeva con le seguenti parole: “Il centro è una sfida a una mentalità di morte. Auspico vivamente che i cristiani, i credenti, gli uomini di buona volontà vogliano collaborare con impegno sincero e costante a una opera così evangelica favorendone un crescente sviluppo”.

Nel marzo 2005, pochi giorni prima della sua morte, San Giovanni Paolo II mi fece pervenire tramite il sostituto alla segreteria di Stato, Mons. Sandri, un assegno di 25.000 euro come segno di incoraggiamento “a proseguire con generosa dedizione, nell’impegno a favore della vita umana”. La somma fu destinata a “progetto Gemma”. Ad alcuni dei bimbi nati anche con questo sostegno, fu dato il nome di Giovanni Paolo.

Questi due eventi testimoniano la vicinanza di Karol Wojtyla al Movimento per la vita.  Ma ciò che ancora oggi più mi commuove sono le parole che egli scrisse il 22 dicembre 1981 ai Cardinali di Curia. Quattro giorni prima del referendum sull’aborto svoltosi il 17 maggio 1981, egli fu colpito dalla pistola di Alì Agca in piazza San Pietro. Egli non aveva avuto timore a sostenere pubblicamente il Movimento per la Vita nella battaglia referendaria. Riferendosi al suo personale impegno, Egli disse: “Migliaia e migliaia di vittime innocenti sono sacrificate nel seno della madre. Si sta purtroppo oscurando il senso della vita e di conseguenza il rispetto dell’uomo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e l’avvenire ne riserverà di peggiori se non si pone rimedio. La Chiesa reagisca a questa mentalità con ogni mezzo, esponendosi e pagando di persona. Così ho fatto io, così mi sono esposto io nella scorsa primavera. E nei giorni della mia lunga sofferenza ho pensato molto al significato misterioso, al segno arcano che mi veniva dato come dal Cielo della prova che ha messo a repentaglio la mia vita, quasi un tributo di espiazione per questo rifiuto occulto o palese della vita umana”.

La buona battaglia in difesa della Vita non appartiene solo ai cattolici, bensì a tutti gli uomini dotati di ragione e buon senso. San Giovanni Paolo II, oltre che un santo papa é stato un pensatore acuto ed un filosofo brillante. Il suo magistero si é sempre articolato come un invito continuo, rivolto soprattutto ai giovani, a superare ogni compromesso con la mediocrità. Qual é, secondo lei, il modo più giusto per costruire un dialogo sincero e franco con i tanti che restano ancorati ad una visione distorta delle cose, incapaci di scollarsi di dosso tanti luoghi comuni e di riconoscere la nuda realtà delle cose? Cioè che l’uomo “deve” aver diritto alla vita fin dal concepimento o inevitabilmente tutti gli altri diritti risultano infondati? Come ha fatto Giovanni Paolo II a toccare il cuore e la mente di tanti, riportandoli innanzitutto ad una visione oggettiva delle cose?

É vero. Tutta l’Enciclica Evangelium Vitae è pervasa dall’idea che il riconoscimento del figlio anche prima della nascita come uno di noi, è prima che una affermazione di fede, un evento di ragione. Come tale esso esige la collaborazione dei credenti con tutti gli uomini di buona volontà.  Anche la preghiera finale dell’Evangelium Vitae, rivolta a “Maria, aurora del mondo nuovo” ripete questo concetto. L’obiettivo finale è la costruzione della “civiltà della verità e dell’amore” che esige il coraggio di una “tenacia operosa” di “tutti gli uomini di buona volontà”. L’obiettivo è così grande da esigere tempi lunghi. Per questo Karol Wojtyla si rivolge in particolare ai giovani chiamati in occasione del Giubileo del 2000 “sentinelle del mattino”. San Giovanni Paolo II ci ha indicato le modalità dell’azione. Accanto all’uso della ragione (la scienza), appoggiarsi alla cultura giuridica della modernità che ha fatto dei diritti dell’uomo la sua parola d’ordine. Ma – ha scritto il Papa della vita nell’Evangelium Vitae (n. 18) – si giunge ad una svolta tragica se non viene riconosciuto il diritto alla vita del concepito. Inoltre non dobbiamo attribuire alla difesa della vita nascente un significato secondario. In realtà essa è la prima pietra di un nuovo umanesimo. San Giovanni Paolo II paragona l’impegno per i non ancora nati a quello che fu determinato alla fine dell’800 dalla enciclica di leone XIII “Rerum Novarum” che rivolse lo sguardo sulla classe operaia dando inizio all’impegno cattolico nella questione sociale del momento. Oggi – scrive Wojtyla – la questione sociale fondamentale riguarda il bambino non ancora nato. Da qui bisogna ripartire. L’impegno per la vita non è una trincea di retroguardia, ma una freccia di speranza lanciata nell’avvenire.

San Giovanni Paolo II ha denunciato sempre quelle idolatrie di fondo che attentano alla vita e alla dignità della persona umana: efficientismo, edonismo, e soprattutto il denaro. Quel suo “non abbiate paura” resta una voce calda e profetica che risuona in ogni dialogo con le madri in difficoltà, che ritorna a consolare ogni esperienza di fallimento, che restituisce il vigore ai volontari, ogni volta che il mondo può accogliere il vagito di un altro bimbo salvato dall’ingiustizia. Cosa dice ai giovani che oggi vogliono impegnarsi, da volontari, nei CAV? E cosa dice, alla luce anche del magistero del papa che l’ha accompagnata una vita, a tutte quelle madri che non riconoscono il dono che hanno in grembo, perché spaventate o ingannate da una cultura della morte?

La “cultura della morte” non uccide soltanto fisicamente; uccide anche mentalmente. Essa vuole cancellare il figlio dalla mente delle madri e della società tutta intera. Ma poiché è impossibile negare il riconoscimento del concepito come uno di noi in termini di ragione, allora la “congiura contro la vita” tenta di impedire lo sguardo. È esemplare la recente vicenda del manifesto recante la fotografia di un embrione di 11 settimane rimosso dall’amministrazione del comune di Roma. L’esperienza, ormai vasta, dei CAV prova che in tutte le donne vi è un coraggio innato che può superare ogni difficoltà per accogliere un figlio. Ma il coraggio deve essere motivato. Se tutti intorno a lei ripetono che un bambino non c’è, che il concepito è soltanto un grumo di cellule, allora il coraggio scompare. Può essere risvegliato parlando del figlio. Ma non basta: bisogna anche offrire una compagnia che si fa concretamente carico delle difficoltà e che perciò rende persuasive le stesse parole di Giovanni Paolo II: “non abbiate paura”. Del resto, queste sono parole rivolte anche al termine del convegno “Il diritto alla vita e l’Europa” del 1987.

 

Il ricordo di Papa Wojtyla in un’intervista al Presidente Onorario