Testimonianze

Grazie al vostro sostegno ho avuto la forza di diventare mamma

Cari benefattori di Progetto Gemma e cari volontari CAV, volevo ringraziarvi per essermi stati vicini. Grazie a voi ho avuto una gravidanza tranquilla perché sapevo di non essere sola. Mi avete incoraggiata, sostenuta, vi siete presi cura di me e della bambina quando era nel mio pancione e anche quando è venuta al mondo.  È nata Adele. Grazie al vostro sostegno ho avuto la forza di diventare mamma ed è la cosa più bella che mi sia mai capitata nella mia vita. Adele è la mia forza. Ho capito che un bambino la vita non la rovina, ma la cambia in meglio.

 

Ero lì alla fermata dell’autobus per andare all’ospedale e interrompere la gravidanza

Mi chiamo Cecilia e circa due anni fa ho vissuto un periodo difficile. Ero incinta della mia bimba, ma tutto era diverso da come mi aspettavo: sola e senza lavoro, come avrei potuto prendermi cura della mia creatura? Il mio desiderio di poterle offrire prima di tutto una famiglia non poteva realizzarsi, visto che il mio compagno se n’era andato.

I miei amici mi dicevano che ero matta a pensare di portare avanti la gravidanza e di far nascere la mia bimba: a vent’anni, al giorno d’oggi e nella mia situazione avrebbe voluto dire rovinarsi la vita! Un’amica in verità mi aveva detto di passare dal Centro di Aiuto alla Vita per parlare delle mie difficoltà ed essere aiutata. Ma pensai … cosa sarebbe potuto cambiare? Nulla e non ci andrò. Così, angosciata, il mercoledì mattina successivo, ero lì, alla fermata dell’autobus per andare all’ospedale ad interrompere la gravidanza. Anziché il n° 8, arriva però prima l’autobus n° 1, proprio quello che passa al Centro di cui mi aveva parlato la mia amica; confusa e senza pensare, d’istinto salgo. Sempre poco convinta dico a me stessa che dopo tutto, potevo andare all’ospedale subito dopo essere passata al Centro.

Ricordo che appena entrata mi è venuta incontro l’operatrice; il sorriso che mi ha accolto, mi ha subito fatto sentire a mio agio. Già dopo le prime parole con lei, mi sono accorta che forse lì potevo parlare di tutte le mie paure. Qui, mi sono detta, posso guardare dentro il mio cuore.

Ma come potevo pensare di non proteggere la mia piccola!

Sono scoppiata a piangere.  Ero ancora molto turbata, ma era chiaro cos’era giusto fare e cosa volevo fare.  Ho capito che quello che volevo in realtà era far nascere la mia bambina, e qui, con queste persone, con il loro aiuto, mi sembrava di poterlo fare. Mi chiedevo come potesse essere così importante per loro la mia bimba.

In certi momenti, è una fortuna se incontri qualcuno che ti aiuta a chiamare le cose con il loro nome, qualcuno che dopo averti ascoltato, ti rassicura, ti conforta e ti sta vicino. Ho trovato parole e gesti capaci di toccare il mio cuore, di riscaldarlo e di riaccenderlo. Mi hanno resa forte e coraggiosa. Anche se toccava a me decidere e accettare le conseguenze della mia scelta, non ero più sola.

E poi, che dire dell’abbraccio della famiglia che ha sostenuto l’adozione a distanza aiutandomi economicamente: anche per loro la mia Marianna era importante!

Ringrazio Dio, per il miracolo della vita e perché mi ha permesso di incontrarlo nelle persone che nel momento in cui avevo più bisogno mi hanno aiutato a capire cosa mi stava succedendo e che ero chiamata a fare qualcosa di grande: a dare la vita. È strano, ma a volte le cose hai proprio bisogno di sentirtele dire. Le parole di chi incontri possono fare miracoli: avvicinano quella luce che è così lontana nei momenti difficili, e tu puoi finalmente vederci chiaro.

Quanto ero fragile! Se in quel momento la mia amica mi avesse accompagnato ad abortire, io l’avrei seguita, pensando di fare la cosa più giusta, e Marianna non sarebbe mai nata. In quei momenti pensi solo ai problemi, a quello che dirà la gente, a quale futuro non potrai dare alla tua bimba; non vedi altro, serve qualcuno che avvicini la luce e ti faccia vedere una speranza, un po’ di quello che capisci solo quando è nata e quando passi ogni giorno con lei; non potevo neanche immaginarlo questo bene che cresce giorno dopo giorno e lei che diventa sempre più speciale e più importante per me, anche se a volte mi fa davvero arrabbiare. Io e la mia Marianna siamo felici e scriviamo la nostra storia insieme ogni giorno anche se ancora con molte difficoltà, e mi accorgo di volerle sempre più bene.

 

Il grande male è sicuramente la sensazione di solitudine che le avvolge e che rende ogni difficoltà insormontabile

Trovare un caso da raccontare non è stato semplice, le donne incontrate negli anni sono innumerevoli e tutte le storie da un certo punto di vista risultano simili ma completamente diverse l’una dall’altra.

Credo sia opinione comune di molti volontari dei CAV affermare che alla fine queste donne riescano a portare avanti la gravidanza non tanto per merito nostro ma fondamentalmente perché trovano in loro stesse la forza di fare la scelta giusta, scelta che è già presente nel loro cuore alla fine hanno solo bisogno di qualcuno che stia loro vicine perché possano farla.

È successo così con Maria (nome di fantasia) che era stata mandata da noi dall’assistente sociale del consultorio dopo che aveva preso un appuntamento per effettuare l’aborto.

Quando è venuta all’appuntamento ci ha raccontato la sua storia, è una ragazza molto giovane e spaventata per la notizia di questa gravidanza inattesa, vive con i genitori, due sorelle e un fratello; lavora solo il padre e lei fa qualche ora di baby sitter. Il suo ragazzo vive in Francia, si è trasferito là per cercare lavoro, ma non trovando nulla ha iniziato una scuola per diventare OSS.

Maria ci presentava tutta questa situazione come molto pesante per lei che non trovava soluzione diversa da quella dell’IVG.

Temeva molto anche la reazione dei genitori infatti per ora aveva parlato della cosa solo con suo fratello, è stato infatti lui a convincerla a provare almeno a venire a parlare con noi e questo ha insinuato in lei il dubbio.

Abbiamo parlato molto, abbiamo cercato di farle capire che le saremmo stati accanto in ogni modo possibile, abbiamo anche cercato di presentarle una prospettiva diversa da quell’unico futuro nero che sembrava avere davanti a sé.

Piano piano in lei si sono aperti degli spiragli, qualcosa ha fatto breccia. Quando ha trovato il coraggio di parlare con i genitori non l’hanno presa così male come temeva, anche se le relazioni in casa non sono sempre tra le più rosee perché le difficoltà ci sono e inevitabilmente creano tensioni, lei ha comunque trovato in noi qualcuno su cui fare affidamento.

Con Maria e con molte altre donne che aiutiamo capiamo come spesso esplicitare i problemi e discuterne li renda non più piccoli, ma almeno affrontabili. La forza che queste donne trovano in loro stesse scaturisce dalla sensazione di non sentirsi più sole ad affrontare tutto questo, il grande male di Maria e di molte altre ragazze madri è sicuramente la sensazione di solitudine che le avvolge e che rende ogni difficoltà insormontabile.

Il cambio di direzione tra lo scegliere di abortire o il decidere di non farlo è partito grazie alla nostra vicinanza dimostrata concretamente attraverso vari incontri e si è consolidato quando le abbiamo parlato della possibilità di fare domanda del Progetto Gemma o della possibilità concreta di ricevere da noi aiuti quali pannolini, attrezzature, alimentari ecc.

Da pochi giorni è nata questo splendore di bambina, la gioia più grande per tutti noi volontari è il poter tenere in braccio questi piccoli miracoli frutto della forza che alcune donne hanno avuto di cambiare idea, ma è stato splendido vedere anche gli occhi di Maria che contemplavano sua figlia, ricchi di amore, quell’amore che solo una mamma riesce ad avere e che va oltre tutte le difficoltà.

 

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