Week for life, più responsabilità nell’era robotica di Elisabetta Pittino

Il 20 marzo scorso presso il Parlamento Europeo di Bruxelles si è svolta l’ottava Week For Life, Settimana per la vita. La Week for life è organizzata dal Gruppo di Lavoro sulla Bioetica del PPE il cui Presidente è l’europarlamentare slovacco Miroslav Mikolasik, membro del Comitato Esecutivo della Federazione One of Us, promotrice di questo evento.

Responsability in the time of Robots“, cioè di Responsabilità al tempo dei robot, è stato il tema di quest’anno.

Relatori: il prof. Enrique Burguete, antropologo e membro delegato dell’Osservatorio Bioetico dell’Università Cattolica di Valencia, la dr.ssa Ivana Greguric, Assistant Professor di Filosofia presso l’Università di Zagabria e professore associato del Science Excellence Center for Integrative Bioethics, e la dott.ssa Laetitia Pouliquen, Assistant presso l’Harvard Business School, fondatrice della piattaforma Women Attitude e autrice del libro Femme 2.0.

Il 16 febbraio 2017 il Parlamento Europeo ha adottato una Risoluzione recante raccomandazioni concernenti norme di diritto civile sulla robotica, preoccupandosi “degli aspetti etici e dei limiti dello sviluppo dei robots e della cyborgizzazione degli esseri umani” ha spiegato Ivana Greguric. “La risoluzione avverte che i robot più autonomi possono essere considerati dei semplici strumenti nelle mani di altri attori e questo apre la questione se ci siano o meno sufficienti regole o se sia necessario introdurne di nuove” ha continuato la Greguric.

Il fine del transumanesimo è rendere l’essere umano libero dalla sua condizione umana attraverso supporti tecnologici. Da qui, dunque, il dibattito bioetico.

Burguete, intervenuto su Transumanesimo ed emancipazione della natura umana. Primi segnali, ha valutato la proposta transumanista in relazione al concetto di dignità umana, progresso ed emancipazione, come non rappresentativa del vero progresso umano. Infatti per quanto emancipi l’uomo dalla sua natura biologica, ne estingue la sua essenza.

Secondo Burguete il fine del superamento della vulnerabilità della natura umana non è raggiunto nel distruggerla, ma nel valorizzarla come caratteristica costitutiva del nostro essere, che così si apre alla solidarietà verso chi soffre.

La deriva transumanista ha il suo punto di svolta nella prospettiva di genere, che richiede di ridefinire il “sé” emancipandosi dal sentire del corpo sessuato e dalla sua funzionalità, ha concluso il professore.

Burguete ha sollecitato un dibattito sul fine della natura, basato su scienza biomedica, filosofia e legge naturale, nel rispetto della dignità delle persone.

Laetitia Pouliquen con Feminism and Robotics, femminismo e robotica, ha riportato la discussione sui temi dell’inizio vita e della femminilità: quanto e se il transumanesimo e i “robot” incidano sulla donna, sulla maternità, sulla femminilità.

Il PE, spiega Pouliquen, ha alcune richieste ormai fisse: diritto di aborto, diritto alla procreazione medicalmente assistita, procreazione per tutti.

Le madri non sono rappresentate correttamente nelle leadership delle imprese e nelle Governance, secondo Pouliquen. Ben “9 capi di stato europei sono senza figli” in Europa ha ricordato la relatrice.

“La procreazione, sempre più tecnicizzata (fecondazione in vitro, gameti artificiali, utero artificiale), è diventata allo stesso tempo un diritto e una malattia” denuncia la relatrice, mentre la nascita è sempre più innaturale.

In Europa dal 1978, data della nascita della prima da fecondazione artificiale in Gran Bretagna, ad oggi sono nati 1,4 milioni di bambini in vitro, precisa Pouliquen.

In questo quadro si inserisce la questione dei robot, che potrebbero diventare, secondo la fondatrice di Woman Attitude, dei nuovi “esseri robot-umani” pensati per “cambiare il mondo in un posto migliore secondo un etica by design”. Laetitia Pouliquen conclude dicendo sì alla complementarietà tra uomo e donna e al rispetto della vita umana, ma no allo statuto giuridico dei Robots.

 

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