Aborto: Movimento per la Vita, dopo 40 Anni L. 194 resta ingiusta di Massimo Magliocchetti, Responsabile Giovani Roma Mpv

Il 22 maggio 2018, in occasione del quarantesimo anniversario dalla promulgazione della legge che ha liberalizzato l’aborto in Italia (L.194/78), si è tenuta presso la Camera dei Deputati una conferenza stampa, dal titolo “La legge sull’aborto in Italia a 40 anni dalla sua introduzione. Bilancio e valutazioni”, che ha riunito molte associazioni prolife italiane ed esponenti della politica. Hanno partecipato ai lavori dell’evento la neopresidente del Mpv Marina Casini, il presidente uscente On. Prof. Gian Luigi Gigli, l’On. Alessandro Pagano (Lega), l’On. Antonio Palmieri (Forza Italia), la Dott.ssa Francesca Romana Poleggi (ProVita Onlus), l’On. Elena Murelli (Lega), l’On. Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia), il Dr. Emmanuele Di Leo (Steadfast Onlus), l’On. Eugenia Roccella (Giornalista), il Prof. Filippo Vari (Centro Studi Livatino), l’On. Paola Binetti (UDC) e l’On. Giorgia Latini (Lega).

«Dopo 40 anni il Movimento per la Vita Italiano continua a giudicare ingiusta la legge 194 con il cui timbro e con il cui incoraggiamento sono avvenuti quasi 6 milioni di aborti legali. La affermata riduzione delle IVG come effetto della legge è inaccettabile, perché nei 40 anni si è ridotto il numero delle donne in età feconda per effetto del crollo della natalità e perché la c.d. ‘contraccezione d’emergenza’ ha moltiplicato gli aborti tanto clandestini da non essere conosciuti. In realtà, nonostante la legge, ciò che può effettivamente aver potuto ridurre gli aborti è cresciuta sensibilità, a livello culturale, a favore della vita nascente e ciò è avvenuto anche grazie al Movimento per la Vita. Infatti il massimo strumento di prevenzione dell’aborto è la consapevolezza che la gravidanza riguarda anche un essere umano che vive e cresce nel grembo della donna», ha dichiarato in una nota la Presidente del Movimento per la Vita Italiano, Marina Casini Bandini, a margine dell’evento.

«Il Movimento per la Vita – ha sottolineato Marina Casini Bandini – mette a disposizione della società italiana l’esperienza dei Centri di Aiuto alla Vita che hanno aiutato a nascere 200mila bambini non contro le madri ma insieme alle madri. Se un numero limitato di volontari con pochi mezzi ha potuto ottenere questo risultato, molto più grandi sarebbero gli effetti positivi se lo Stato accogliesse come modello l’opera dei centri di aiuto alla vita. I centri locali possono documentare il loro servizio alle comunità civili in cui essi hanno sede. Il Movimento continuerà con tenacia operosa a contrastare la pretesa di affermare l’aborto come diritto umano fondamentale e rivolge un appello a tutte le forze politiche perché il tema del diritto alla vita fin dal concepimento non sia emarginato e considerato secondario, ma primario perché la uguale dignità umana è fondamento dello Stato moderno».

«Nell’immediato – ha osservato la Presidente del MpVI – è indispensabile una riforma dei consultori familiari per restituirli alla loro funzione originariamente prevista di essere strumenti esclusivamente destinati ad evitare l’aborto a concepimento avvenuto. Il riconoscimento della dignità umana dei concepiti esige anche che sia prevista l’adozione per la nascita di embrioni generati in provetta rimasti privi di progetto parentale e che questa sia l’unica forma ammessa di PMA eterologa. Contemporaneamente è necessario che i diritti dei concepiti siano resi obbligatoriamente presenti mediante un apposito curatore nelle vicende giudiziarie che li riguardano. Il Movimento continuerà a riconoscere nel concepito uno di noi con la fiducia che tale convinzione divenga patrimonio comune della intera società italiana perché conforme alla ragione, alla scienza moderna, alla cultura giuridica che ha per fondamento la dignità umana, l’eguaglianza e i diritti dell’uomo».

Durante l’evento anche il presidente uscente Gian Luigi Gigli ha commentato il triste anniversario, ricordando che dopo quarant’anni si è assistito ad una trasformazione progressiva di quello che nell’immaginario comune era considerato una dolorosa necessità, oggi invece erroneamente considerato un «diritto del più forte sul più debole». Tutto questo, sottolinea Gigli, è accaduto sulla pelle di tante madri, costrette all’aborto dalla violenza, dalla paura e dal bisogno. «A quarant’anni dalla legge, l’invito che faccio ai colleghi parlamentari che continueranno questa battaglia – ha aggiunto Gigli nel suo intervento – è che se alla legge un tagliando deve essere fatto, allora nessuna donna sia più costretta a abortire, ma che sia veramente libera di non abortire». L’auspicio del presidente Gigli, dunque, è quello che sia messa mano «rapidamente» ad una riforma dei consultori e a una «nuova modalità di rapporto con le associazioni di volontariato, a partire dai Centri di Aiuto alla Vita, perché solo in questo modo sarà possibile evitare a tante donne di soffrire».

 

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