“L’embrione è persona?” di Simone E. Tropea, Agenzia Vitanews

Come ricorda l’Enciclica del 1995  Evangelium vitae: «dal primo istante si trova fissato il programma di ciò che sarà questo vivente (l’embrione): una persona individua con le sue note caratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una vita umana, di cui ciascuna delle grandi capacità richiede tempo, per impostarsi e per trovarsi pronta ad agire».

Ad oggi è sempre piú incontrovertibile il valore scentifico di questa tesi, che non si limita a riconoscere soltanto un’evidenza biologica, ma prendendo atto della peculiaritá dell’embrione, che si qualifica proprio come ente biologico distinto rispetto alla genitrice, pensa questa realtá vivente, ancora non completamente autonoma, in termini personali (relazionali), ed individuali (ovvero nella prospettiva della singolaritá del soggetto).

Per essere chiari su questo punto occorre fare una precisazione concettuale.

Il termine persona ha una storia che inizia essenzialmente nel lessico del diritto romano, dove indica banalmente il “soggetto di diritto”, passa poi alla teologia cristiana nell’ambito delle discussioni trinitarie, dove viene utilizzato dai padri greci per indicare la relazione peculiare delle tre “hypostasis” divine, in sé uguali e distinte, e viene infine adottato dalla filosofia occidentale, attraverso una trasformazione semantica e concettuale, per esprime il carattere essenzialmente relazionale e contestuale dell’individuo.

Il modello antropologico personalista, a partire dal quale viene argomentata la difesa dei diritti dell’embrione ad oggi è, in ultima analisi, un modello laico, filosofico, che fonda il proprio discorso culturale e giuridico a partire da una considerazione “realista” della natura dell’embrione. Attenta cioè alla realtá fattuale ed oggettiva dell’embrione, che giocoforza rifiuta il criterio efficientista, economicista e convenzionalista del pensiero dominante mettendone in evidenza la natura profondamente anti-scientifica, quindi “irrealista”. Disattenta verso quella che è la realtà empirica.

 

Come ha dimostrato l’esito di una ricerca condotta  esattamente un anno fa da alcuni genetisti dell’Universitá politecnica generale di Losanna[1]:

L’identificazione di una famiglia di fattori di trascrizione del genoma, chiamata Dux, uno dei quali è espresso negli embrioni umani ancor prima dell’inizio delle divisioni cellulari e dell’attivazione graduale del genoma dello zigote, documenta che il “libro del Dna” inizia a essere aperto e sfogliato da subito, cioè dalla conclusione del processo di fertilizzazione. Il genoma umano dello zigote non è materiale genetico inerte – come voleva una ipotesi ormai sorpassata – ma inizia subito a guidare lo sviluppo del corpo umano embrionale sotto lo stimolo del fattore Dux4, in grado di legarsi ai promotori dei geni che innescano l’espressione di moltissimi altri geni, senza attendere stadi successivi che precedono l’impianto nell’endometrio dell’utero materno.[2]

Vediamo quindi che ogni tentativo di negare la natura personale del concepito non ha alcuna base scientifica, ma si fonda solo su un’argomentazione filsofica astratta che origina dallo sforzo testardo di voler negare la realtá delle cose.

L’embrione è “ontologicamente” (cioè oggettivamente) persona.

E gli sviluppi della ricerca genetica non fanno che comprovarlo sempre di piú.

[1] Vedi: https://www.nature.com/articles/ng.3858

[2] Cfr:  https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/la-scienza-conferma-embrione-unico-da-subito

 

“L’embrione è persona?” (.pdf)