Aborto, prima della legge c’è la vita di Marina Casini Bandini, Presidente del Movimento per la Vita italiano

Recentemente è circolata la notizia riguardante una ragazza di 16 anni che sarebbe stata costretta ad abortire contro la sua volontà. Se è accaduto, si tratterebbe di un delitto che la legge 194 punisce con la reclusione da quattro a otto anni. La sola ipotesi è sconvolgente, chi ha il poter dovere di far luce indagherà. Resta in cuore comunque una sottile angoscia al pensiero che la libera scelta di una adolescente sia davvero libera o possa venire influenzata e compressa e convogliata dagli adulti che la attorniano verso l’aborto “risolutore”; come fosse un esito privo di alternative, e persino con l’implicito ricatto di un possibile abbandono.

A nessuno sfugge la singolare delicatezza di vicende che riguardano le minorenni. L’interesse generale che ne scaturisce rende necessaria l’esatta ricostruzione dei fatti, da valutarsi nel quadro della legislazione vigente, e ancor più nell’interno del vissuto d’una giovane vita che scopre d’aver in grembo una nuova vita, la vita di suo figlio.

Ci sono difficoltà, ci sono paure, ci sono problemi, ci sono relazioni che si fanno difficili, ansie sopra un futuro non prima immaginato. Ma c’è, ci può essere, un essenziale “sì alla vita” che sgorga dal cuore giovane – per età e freschezza – di adolescenti alle prese con la grandezza della maternità.

Che possa essere soffocato dalle pressioni di adulti, quando siano avvezzi ad una praticità senza scrupoli che fa della nuova vita una sconvenienza da eliminare, ci dà un senso di rivolta e di trepidazione. Basta poco a infrangere un cuore, a quell’età; a togliergli vita, a impaurirlo.

Diverso rispetto, diverso aiuto meriterebbe quell’ora difficile in cui si decide un destino.

C’è un’esperienza che dura da decenni, attraverso i Centri di Aiuto alla Vita, le case di accoglienza, il servizio SOS Vita, il Progetto Gemma, le Culle, e che ha aiutato a nascere 200.000 bambini “a rischio” attraverso la solidarietà, l’accoglienza, la condivisione delle difficoltà delle madri. Molti di questi 200.000 bambini sono nati perché qualcuno ha saputo cogliere nel volto della donna tentata dall’aborto e talvolta apparentemente determinata a farlo, una incertezza, una inquietudine, una lacrima. Sappiamo ora con certezza che anche quando la prospettiva della “IVG” è incombente, si può evitare l’aborto, nel pieno rispetto della libertà della donna. Nessuna delle mamme di cui sono state condivise le difficoltà di una gravidanza non desiderata ha poi rimpianto la scelta di aver dato alla luce il proprio figlio. La gratitudine è il sentimento più volte manifestato a chi ha saputo stare loro vicino, percorrendo la strada che porta alla nascita e molto spesso anche lunghi tratti di strada successiva.

L’esperienza di questi decenni rivela anche che molto spesso la decisione di aborto matura sotto la pressione dell’ambiente circostante (familiari, amici, colleghi), oppure nella percezione della donna di trovarsi in una solitudine senza via di uscita sotto il peso di difficoltà economiche o psicologiche che sembrano insuperabili. Perciò la decisione di proseguire la gravidanza è in sostanza una scelta di libertà.

L’esperienza rammenta anche il dolore di tante madri per aver abortito. Anche a distanza di tempo affiora il rimpianto, l’angosciato rammarico di aver impedito a un figlio di nascere.

Sulla legge 194 il giudizio di chi soccorre la vita resta duro e severo. Ma, senza rinunciare alla lettura nel solco tracciato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 35 del 1997. Vi si afferma che la L. 194 ha inteso garantire il diritto alla vita del concepito; che perciò bisogna fare tutto il possibile affinché la gravidanza possa proseguire. Dunque non è l’aborto espressione di un diritto di libertà, ma l’esito infausto di una strettoia, che sarebbe bene rimuovere. Il bene protetto è la vita umana, non l’aborto. L’aborto resta sempre un male, e il suo rischio richiede che le istituzioni, in particolare i consultori, svolgano le loro funzioni di aiuto in modo da capire fino in fondo la situazione, e da aiutare la donna a superare le cause che potrebbero indurla ad abortire.

Vicende come quella che oggi si racconta della giovane sedicenne hanno bisogno di essere esplorate sino in fondo. C’è di mezzo la legge, e ancor prima la civiltà umana. E ancor prima la vita.

 

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