Anniversario L. 194, Ferri (ADVM): «trasformiamo la cultura della morte in cultura della vita» di Massimo Magliocchetti, Responsabile Giovani Roma Mpv

Intervista all’Avv. Emiliano Ferri, Vice Presidente Associazione Difendere la Vita con Maria (ADVM)., a cura di Massimo Magliocchetti, responsabile giovani di Roma del Mpv, per l’edizione di maggio del mensile Si alla Vita web.

 

  1.  Nel 2018 ricorre il quarantennale dall’approvazione della legge sull’aborto. Ci separano da essa circa sei milioni di bimbi uccisi con il sostegno dello Stato. Oggi la legge sembra divenuta intoccabile. Inoltre la PMA ha creato nuove aggressioni contro gli embrioni. Al livello internazionale potenti organizzazioni cercano di proclamare l’aborto come diritto umano fondamentale. Anche se oggi, purtroppo, sembra che manchino le condizioni politiche per abrogare la legge, possiamo rassegnarci? Che fare? Quale è il suo pensiero e quello dell’associazione da Lei presieduta?

Non possiamo e non dobbiamo rassegnarci. La Divina Provvidenza ci ha lasciato l’imponente insegnamento di san Giovanni Paolo II che ancora guida, con le sue riflessioni, le sue parole, i suoi scritti, tutti noi. E l’Evangelium Vitae è la strada maestra, è la Regina Viarum potremmo dire, per tutti coloro che operano nella pastorale della vita. In questa enciclica c’è un punto ben preciso in cui san Giovanni Paolo II ci esorta, là dove non è possibile abrogare una legge, a promuovere tutte le azioni necessarie idonee a trasformare la cultura imperante di morte in cultura della vita. Non è necessario pretendere di abrogare una legge, ma è vitale infondere coraggio, parlare al cuore delle persone, far conoscere la Verità che passa per il rispetto di ogni vita umana dal suo concepimento alla sua fine naturale. Riportando la barra a dritta, nessuno riterrà più civile e/o progressista una legge omicida. Ma a leggere meglio questa legge italiana, ci si accorge di un altro aspetto: anzitutto il suo titolo non è Legge sull’aborto, ma il titolo è “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, norme per la tutela sociale della maternità. I primi cinque articoli, e sappiamo come i primi articoli di una legge rappresentano gli articoli più importanti, perché programmatici, normano la tutela sociale della maternità. Ad oggi quali sono state queste tutele? Lo Stato è veramente intervenuto per una politica delle nascite? Non mi pare. In questo oggi dobbiamo porre la nostra attenzione.

Mi viene da pensare al passo del Vangelo in cui Gesù dice agli ipocriti “Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio”: ogni uomo e donna di buona volontà, ancorché battezzati cristiani, sa perfettamente che quel tributo di vite innocenti è un tributo iniquo, che impoverisce l’umanità intera sotto tanti punti di vista e che non fa felice nessuno. E d’altronde può un omicidio far felice qualcuno? Ma dobbiamo agire in un momento in cui le tenebre impediscono di vedere. E allora dobbiamo imitare Cristo che è venuto non per condannare, ma per salvare: il nostro, quello anche dell’ADVM, non deve essere uno stile di condanna, di denuncia, ma di accoglienza, di comprensione, di decisa testimonianza della Verità, ma senza alcuna autoreferenzialità.

L’ADVM testimonia questa operatività indicata da san Giovanni Paolo II occupandosi dell’elaborazione del lutto peri-natale e del seppellimento dei bimbi abortiti, che non dimentichiamo non sono solo quei bimbi abortiti per IVG, ma anche per aborto spontaneo. E la gente si interroga: cosa seppelliscono? perché è necessario un percorso terapeutico, oltre che spirituale, per elaborare la morte di un prodotto del concepimento? Semplicemente perché non è cosa si seppellisce, ma chi; e perché non è un prodotto, ma un figlio. Ridando, allora, il loro vero nome alle realtà che ci circondano, ricostruiamo pezzetto per pezzetto quella cultura della Vita che è inscritta in ciascuno di noi.

  1. Davanti alla potenza della congiura contro la vita, quanti intendono riconoscerne il valore non possono agire isolati. È necessaria l’unità. Il Movimento per la vita non pretende alcun monopolio. Che fare per agire in unità, non solo ideale, ma anche strategica?

Questa seconda è una domanda complessa. Lo abbiamo letto nel Vangelo di questa Domenica: qualsiasi regno diviso in se stesso, è sconfitto in partenza. Dobbiamo comprenderci non come unità singole, ma come unità che fanno parte di un unicum. San Paolo scriveva due mila anni or sono che “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune” (1Cor 12,4-7).

Abbiamo un minimo comune denominatore che è la volontà di dare riconoscimento della dignità e del rispetto della vita; ciascuno di noi, poi, opera nel modo che gli è proprio. Ma questo non vuol dire che io sono meglio di te, né viceversa. Anche questo è un cammino, un cammino in cui dobbiamo rinunciare al proprio io, in cui dobbiamo essere pronti ad aprirci ad una modalità differente. Vedendo nella modalità differente di operare una ricchezza.

In questo senso il Movimento per la Vita può senza dubbio rappresentare un punto di riferimento cui tutti possiamo attingere, sia per i criteri fondativi dello stesso, sia perché ha acquisito in questi decenni una conoscenza ed una maturità tali che non può che far bene a ciascuno di noi. Mi domando, personalmente, dove potrei andare se non avessi in mente gli insegnamenti del Cardinale Sgreccia, o ancora gli spunti di riflessione di Carlo Casini?

  1. Il MpV è convinto che riconoscere il figlio non ancora nato come un essere umano, uguale in dignità ad ogni altro uomo, è coerente con la scienza e con la cultura dei diritti umani. Anche se è impossibile cambiare immediatamente la legge, non si può rinunciare ad affermare che ogni concepito è uno di noi a pieno titolo. Questa affermazione è un muro di divisione o un ponte per il dialogo?

Mi viene in mente il modo in cui l’Aquinate iniziava le sue lezioni: mostrava ai suoi allievi una mela, dicendo “questa è una mela. Chi non è d’accordo può andar via”.

Ecco il dialogo lo si può portare avanti con le persone che vogliono dialogare, che abbandonano l’orgoglio e la superbia e che non intendano presumere di determinare, con il pensiero, l’essere. Questa è ideologia, e nell’ideologia non c’è volontà di apertura.

Il progresso scientifico, meglio il progresso degli strumenti scientifici, ha permesso di porre in risalto alcune verità, che dagli appassionati dell’ideologia erano e sono tutt’ora messe in discussione. Questo può e deve essere un comune denominatore per comprendere bene la possibilità di dialogo.

Tuttavia, non dobbiamo mai negare l’evidenza, non dobbiamo mai abiurare alla Verità: una persona è tale (e questo oramai è una evidenza scientifica) sin dal suo concepimento.

 

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