Cav Torino: la logica del dono per dare speranza a mamme in difficoltà di Massimo Magliocchetti, Responsabile Giovani Roma Mpv

Il Cav Promozione Vita di Torino il 23 maggio ha celebrato la premiazione del corso Taglio & Cucito che offre alle mamme che bussano al CAV. Un progetto che concretamente aiuta le mamme ad acquisire abilità sartoriali e l’uso della macchina da cucire. Al termine del corso viene donata una macchina da cucire alle mamme che si sono impegnate seriamente. Dal gennaio 2017 ad oggi sono stati fatti 7 corsi che hanno coinvolto 51 allieve.

Per l’occasione abbiamo intervistato il Prof. Valter Boero, membro del Direttivo del MpV Italiano e figura di rilievo del MpV piemontese, per fare il punto sulle tante attività svolte dal Movimento per la vita di Torino e le sfide future che interessano l’attività dell’associazione da lui guidata.

 Prof. Boero, quali strategie e attività che avete messo in campo per rinnovare la comunicazione sul tema della vita nascente?

 Che la comunicazione sia un punto cruciale è percepito da chiunque voglia diffondere la propria attività all’esterno. Ciò vale soprattutto per un ambito particolare come quello della vita nascente, in quanto tocca gli aspetti più personali della donna e dell’uomo. Aspetti che hanno i confini con il tema della sessualità che è comunque un tema “pericoloso” da trattare.

Temi particolari e “pericolosi” anche per le fake news?

Si, a questo dato di fatto si aggiunge una pesante campagna di notizie false che sono fatte circolare sistematicamente circa le attività del Movimento per la vita italiano per cui non si può dire che, salve poche testate, gode di buona stampa. Pur avendo alle spalle un curriculum di oltre 40 anni di servizio volontario gratuito a favore delle mamme in attesa di un figlio si fa fatica a vincere i pregiudizi fatti circolare per motivi ideologici.

Voi come pensate di superare queste ideologie?

Per superare questa grave difficoltà abbiamo puntato tutto sul tema della “maternità che sovrasta anche il fallimento della maternità (= aborto)”. Parlando di maternità parliamo della donna, ormai sul podio dell’attenzione da molto tempo, e simultaneamente anche del figlio, del bambino.

Per evitare discussioni sul bambino che secondo alcuni è tale dopo la nascita, si parla di figlio.

Parlando di donna e figlio si rimane incantati dalla meraviglia del loro rapporto che si instaura molto presto, specialmente con i primi segnali a livello ormonale. Abbiamo poi fiducia nella scienza, quindi il percorso è ancora più in discesa. In definitiva nei Dipartimenti di medicina si insegna quel che diciamo noi da quarant’anni.

Sono note in tutta Italia le vostre “scuole di maternità”. Di cosa si tratta?

La conseguenza di questa polarizzazione della nostra attenzione su mamma e figlio ha avuto come conseguenza partica la creazione delle Scuole di maternità. Scuole concentrate sui primi 6 mesi di gravidanza che si integrano perfettamente con i corsi preparto fatti dal 7° al 9° mese in tutti gli ospedali in cui vi sia il reparto di ostetricia. Nei primi 6 mesi alle mamme in attesa si dice poco e allora noi spieghiamo bene quel che accade in questa relazione fisica e psichica.  Abbiamo anche acquistato un ecografo portatile e in alcune lezioni possiamo far vedere il bimbo alle mamme, proiettando sullo schermo 3 metri per 4 metri le immagini del loro bimbo. Nessun intento diagnostico, solo quello dell’incontro, del saluto pur mediato dalle onde dell’ecografo.

Il vostro servizio alla vita passa anche per l’attività dei Centri di Aiuto alla Vita. Cosa si aspettano le mamme che si si affacciano al CAV?

La maggior parte giunge per chiedere un aiuto materiale. Noi lo sappiamo benissimo, ma cerchiamo di entrare in comunicazione con queste mamme dicendo loro della logica del dono. Dono senza condizioni. Certo rischiamo di essere presi in giro. Siamo certi però che in caso di difficoltà per una gravidanza inattesa ci sarà traccia di questa disponibilità ad accogliere senza riserve.

Nel cuore delle mamme c’è soprattutto la necessità di parlare, di parlare della loro esperienza di maternità. Spesso è oscurata da problemi grossi di relazione con il marito o partner. In effetti, la maternità fa in conti con una idea di sessualità maschile autoreferenziale ed egocentrica. Gli uomini sono quasi sempre maschi deresponsabilizzati e si volatilizzano. La maternità diventa allora più complessa ed è fondamentale il contato con le volontarie del Centro di aiuto alla vita.

Cosa fate per incontrare le mamme italiane?

 Questo è un tema importantissimo. Perché non si riesce a far passare l’informazione tra le donne italiane in attesa di un figlio. Se aiutate, però, si può presentare uno scenario opposto a quello assai nero che viene offerto dalla mentalità comune. In concreto stiamo cercando di veicolare il messaggio della bellezza della maternità e della sua forza endogena all’interno degli ospedali e dei consultori, negli studi dei medici di famiglia e nelle scuole materne.

Nelle scuole vi è la massima probabilità di incontrare mamme in difficoltà per il secondo o terzo figlio ed è per questo che abbiamo iniziato a curare da 4 anni la Festa della mamma. Attraverso il bambino e con l’aiuto dell’insegnante spieghiamo che si festeggia la mamma con un dono (es. una pianta fiorita), ma nel contempo si aiuta una mamma che ha il bimbo in grembo presso il Centro di aiuto alla vita.

Quali sono i punti di forza dei CAV, il loro messaggio?

E’ la logica evangelica del dono: dono del proprio tempo, condivisione di risorse economiche (si pensi al progetto Gemma di Fondazione Vita Nova), gioia nello scoprire la realtà straordinaria della maternità. Anche la diffusione dei Centri sul territorio da Bolzano a Catania non è una cosa trascurabile. Infine sia sul web (www.sosvita.org) , sia con il tradizionale telefono (numero verde 800 813 000)  è possibile mettersi in contatto per chiedere aiuto o per aiutare.

Quale attenzione avete dalle Istituzioni?

Purtroppo, a parte il grande apprezzamento della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa, le Istituzioni civili ignorano questo prezioso e delicato lavoro svolto dai Centri di aiuto alla vita. Nella migliore delle ipotesi viene messa sullo stesso piano che spinge per eutanasia, aborto, utero in affitto.

Il semplice e allarmante dato demografico dell’Italia che da decenni indica un pauroso decadimento non è stato finora sufficiente per una maggiore attenzione per il tema della maternità e quindi della natalità. Ci auguriamo che il nuovo Governo, che ha tra i punti “contrattuali” quello della natalità, dimostri concretamente di invertire la tendenza. Un primo passo potrebbe essere quello di sostenere economicamente i Centri di aiuto alla vita che da almeno 10 anni operano sul territorio e di garantire loro una presenza fissa sia nei Consultori, sia negli Ospedali.

 

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