La mutazione genetica della sinistra italiana e i temi della bioetica di Gian Luigi Gigli, già presidente Movimento per la Vita italiano

Le reazioni da sinistra alle prime esternazioni dei neo-ministri del governo del cambiamento sono più interessanti delle pur significative dichiarazioni dei membri del nuovo governo.

Nei primi giorni dopo il giuramento e fino alle votazioni sulla fiducia, non si è udito a sinistra alcun commento sui propositi di espulsioni di migranti e di riduzione dei fondi per l’accoglienza ribaditi a muso duro da Salvini; una forte e corale ostilità, invece, per quelle pronunciate dal neo-ministro per la famiglia e i disabili, Lorenzo Fontana.

Non è necessario fare gli psicoanalisti della politica per capire quale sia ormai l’orizzonte culturale della sinistra. La lingua batte dove il dente duole.

Il nervo scoperto della sinistra non è più (da tempo) quello della giustizia sociale. Non è più quello della solidarietà intra e intergenerazionale.

Non dunque battaglie per politiche familiari a sostegno di chi, nell’inverno demografico che avanza, osa mettere al mondo dei figli; non l’attuazione della parte della 194 riguardante la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell’aborto, non la difesa delle donne sfruttate, ridotte a incubatrici dalla pratica dell’utero in affitto e da quella della “donazione” di gameti dietro “rimborso spese”; non infine la preoccupazione per le donne del sud del mondo e per i loro bambini a rischio di espulsione e discriminazione nei servizi di accoglienza e di assistenza.

Niente di tutto questo. La sinistra italiana del XXI secolo è preoccupata del “diritto” all’aborto (giuridicamente inesistente, ma riconosciuto de facto), del “diritto” alla procreazione delle coppie omosessuali, dell’identità di genere da promuovere come libera e mutevole scelta dell’individuo, dell’autodeterminazione spinta fino al “diritto” al suicidio assistito a all’eutanasia.

Prima ancora che un problema di débacle elettorale, quello della sinistra è un problema di mutazione genetica: molto prima e ben oltre di Matteo Renzi, vissuto da molti a sinistra come un corpo estraneo, è l’individualismo ad aver preso il posto della dimensione comunitaria, a partire dai temi della famiglia e della vita.

Per questo il bipolarismo destra-sinistra ha perso di significato. Il corpo elettorale si è solo limitato a prenderne atto.

Da tempo l’orizzonte della sinistra non è quello dei diritti umani e dei diritti sociali, ma quello dei diritti civili, accordati a chi ha voce e soldi per sostenerli. Cambia dunque la linea che separa i portatori di diritti dal recinto degli esclusi, il cui perimetro è definito dal volere della maggioranza.

Come è lontano il ricordo della sinistra a cui apparteneva Pasolini, che il 19 gennaio del 1975 scrisse al Corriere dicendosi traumatizzato dalla prospettiva della legalizzazione dell’aborto, che collegava profeticamente al trionfo antropologico della società dei consumi e considerava “una legalizzazione dell’omicidio”.

Ma come è distante anche il vicino Portogallo dove la proposta di legge sull’eutanasia è stata respinta pochi giorni fa grazie all’opposizione del Partito Comunista, il cui leader João Oliveira ha avuto il coraggio di dire in Parlamento che: “rispetto ai problemi dell’umana sofferenza, della malattia o della incapacità mentale, la soluzione non è rimuovere la responsabilità della società favorendo l’anticipazione della morte in queste circostanze, ma promuovere il progresso sociale al fine di assicurare le condizioni per una vita dignitosa”.

Se la sinistra italiana non ha smarrito del tutto il suo originale significato di schieramento dalla parte degli svantaggiati, allora mai come oggi la questione antropologica è anche la questione sociale. L’impegno per gli ultimi, dunque, dovrebbe significare anche dare a tutte le donne la libertà di non abortire, bloccare ogni suggestione eugenetica prima e dopo la nascita, comprendere che la vita umana è un bene di tutta la comunità, riconoscere che la dignità dell’essere umano non ammette gradazioni, evitare che ogni anziano solo e ogni malato possano un giorno accorgersi di essere di peso, sentendosi per questo spinti ad uscire “volontariamente” dalla scena di questo mondo.

 

Per gentile concessione di ildomaniditalia.wordpress.com che ringraziamo.

 

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