Lettera al Popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente del Movimento per la Vita Italiano

Nel prossimo mese di ottobre si svolgerà il sinodo di tutti i vescovi del mondo sul tema “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale”.

Il MpV non può sentirsi estraneo a questo evento, perché i giovani sono una sua componente essenziale e molti tra loro avvertono il servizio alla vita nascente come una vera e propria vocazione. Si tratta di una vocazione che illumina ogni altra vocazione, in primo luogo quella che chiamano servizio ai poveri, a tutti i poveri, perché i bambini non ancora nati sono i più poveri dei poveri come Santa Teresa di Calcutta ha detto più volte ed ha anche scritto in una lettera inviata al MpV. Nell’ “Instrumentum laboris” pubblicato nel giugno 2018 per preparare il Sinodo si osserva, giustamente, che nella giovinezza è costante la domanda sul senso della propria vita. Penso che il primo formularsi di questa domanda nella interiorità di ogni uomo contrassegna il passaggio dalla fanciullezza alla giovinezza. Il giovane non vuole sentirsi come un anonimo granellino di sabbia disperso in una spiaggia infinita…uno di miliardi di granellini, anonimo e insignificante…Vuole essere chiamato per nome e non vuole che la sua vita sia senza significato. Nel MpV è presente la meditazione sul senso della vita umana che scaturisce dalla meditazione sul concepito. Il comparire nell’esistenza di ogni essere umano è un autentico miracolo, sia perché implica una misteriosa collaborazione con la potenza creatrice di Dio, sia per i meravigliosi processi, scoperti solo nella modernità, che conducono alla formazione del corpo e della mente umani. Questa contemplazione è particolarmente significativa per i giovani perché vince l’attuale banalizzazione della sessualità, restituendole bellezza e grandezza, illumina il valore della famiglia, fa intuire il senso di ogni vita umana. La dimensione sessuale dell’umanità è oggi ridotta dal pensiero dominante a strumento esclusivo di evasione e di piacere, mentre essa è legata indissolubilmente al senso dell’esistenza. Non a caso l’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo proclama che “la famiglia è il fondamento della società e dello Stato”. È una verità ovvia, ma comprensibile solo se pensiamo ai figli: senza i figli, la società scomparirebbe e la storia terminerebbe. Oggi è in corso una vera e propria congiura per distruggere il significato della sessualità e i giovani ne sono le vittime. La vocazione ordinaria di ogni giovane è quella di essere sottratto all’anonimato e all’insignificanza mediante la famiglia. La stessa vocazione ad una vita consacrata dedicata esclusivamente all’edificazione del Regno di Dio prende senso se è compreso il valore della famiglia come vocazione all’amore.  La domanda sul senso della propria vita trova una risposta compiuta nel Vangelo, ma tale risposta è già iscritta nell’origine di ogni esistenza umana. La meditazione sul concepito conduce inevitabilmente alla meditazione sulla maternità che imprime il timbro dell’amore su ogni esistenza. La madre affronta le inevitabili fatiche e i dolori della gravidanza tenendo abbracciato il proprio figlio per molti mesi in una intimità irripetibile. È giunta l’ora di un nuovo femminismo che non mortifichi la femminilità pretendendone una grossolana imitazione della mascolinità, ma che invece, si ponga alla guida del progresso civile in nome della verità e dell’amore.

 

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