Rispettiamo la Vita di Ubaldo Camilotti

Di fronte al martellamento di notizie, al ritmo frenetico della vita di tutti i giorni, al succedersi di messaggi e di contatti, di fronte alla ricerca spasmodica di novità, la sensazione che la gente prova alla richiesta di fermarsi e di riflettere su un tema come quello della vita, sembra essere di noia o quanto meno di disinteresse. Questo tema potrebbe sembrare superato o comunque un tema sul quale non sia possibile dire qualcosa di nuovo o di interessante.

Non so quanti hanno appreso con interesse la notizia che persino la cattolicissima Irlanda, modificando con referendum la propria costituzione, legalizzerà l’aborto volontario.

Eppure se si superano perplessità e riserve, si scopre che il tema della vita è affascinante, denso, stimolante, attuale. Denso di significato, stimolante per la ricerca della verità sull’ uomo, attuale perché attuale è la necessità di riflettere sul valore della vita.

Provo allora a proporre la seguente riflessione.

Poiché i dubbi sul perché si debba rispettare la vita sempre, riguardano in modo particolare la vita al suo sorgere, inizio ponendo due domande: la prima alla Scienza, la seconda alla Ragione.

Le domande sono queste: Quando ha inizio la Vita? Da quando le dobbiamo rispetto?

La Scienza, rispondendo alla prima domanda, dice che al momento dell’incontro tra i due gameti (ovulo e spermatozoo) ha inizio un processo che é: COORDINATO, CONTINUO, GRADUALE, IRREVERSIBILE.

Per la Scienza, l’Embrione, a partire dalla fusione dei gameti, non è un semplice accumulo di cellule, ma è un individuo unico ed irripetibile appartenente alla specie umana.

L’ Embrione quindi non è un “uomo in potenza”, ma un essere umano che si sviluppa secondo un proprio programma interno fino a divenire un essere umano completamente sviluppato.

A questo punto la Ragione  ci dice non solo che all’ Embrione deve essere logicamente riconosciuta pari dignità (perché ognuno di noi è stato un Embrione all’ inizio del proprio sviluppo prenatale), ma anche che, l’ introduzione  di  “spartiacque” (come il limite dei 14 giorni prima del quale saremmo in presenza solo di un “pre-embrione”) è  un’ operazione del tutto soggettiva, arbitraria e di conseguenza priva di fondamento logico  che  introdurrebbe nel diritto la categoria del “mezzo uomo“ o dell’ “uomo che non è persona” come è avvenuto in passato per gli schiavi, per gli uomini di colore, per le donne, per gli stranieri,  vanificando, in tal modo, tutta la moderna dottrina dei diritti umani.

Quindi, se con il solo supporto della Scienza e della Ragione possiamo affermare che fin dall’ incontro dell’ovocita con lo spermatozoo vi è un essere umano, e che non esiste ragione per fare discriminazioni, allora il Diritto ne dovrebbe prendere atto e tradurre questa conclusione in Norme di Legge.

Famosa, in proposito della Legge 194/1978 che ha legalizzato l’aborto in Italia, la frase di Pasolini (che era contrarissimo all’ aborto): “Se tutti gli uomini sono stati embrioni, perché non tutti gli embrioni possono diventare uomini?”

Ed ecco la conclusione: L’ Embrione fin dal concepimento è    un essere umano, cioè UNO DI NOI, ed ha piena dignità di Persona.

Non c’e contrasto tra visione laica e religiosa dell’uomo: ogni uomo è persona; tutti gli uomini hanno pari dignità e quindi uguale diritto alla vita come sancito dalla stressa Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (DUDU) che, nel suo Preambolo, dice: “il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo…”;

Questa dignità è inerente alla sua natura.  Non la si riconosce, ma semplicemente c’è ed è la ragione dell’uguaglianza degli uomini che nascono tutti liberi e uguali quanto a dignità senza alcuna distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altra opinione, di nazionalità o di estrazione sociale, di fortuna, di nascita o di qualsiasi altra situazione.

Ecco quindi perché dobbiamo rispettare la Vita dal fin dal suo inizio; perché l’Uomo è Persona fin dal suo concepimento ed il riconoscimento della sua dignità, e quindi del Diritto alla Vita, costituisce il fondamento della Pace, della Libertà e della Giustizia, ovvero della convivenza civile.

Alla luce di quanto abbiamo detto, ad ogni uomo dovrebbe essere riconosciuto il Diritto alla Vita ed il rispetto che ne consegue. Ma non è così.

Apparentemente c’è si una grande attenzione verso la Vita e in particolare verso la Vita più indifesa. C’è anche grande attenzione verso i bambini, una grande sensibilità verso problemi dell’infanzia. Si reagisce, giustamente, di fronte a notizie di violenze subite da minori anche in tenera età.

Ma mai come in questo tempo l’atteggiamento degli uomini nei confronti della Vita è stato tanto contraddittorio. Mai come ora i diritti riconosciuti in teoria, non sono stati mai tanto profondamente e radicalmente negati sul piano pratico.

Oggi infatti questo Diritto alla Vita viene messo in discussione, anzi è apertamente negato. Basti pensare:

  • alle condizioni disumane alla quali sono costretti i Popoli che soffrono la Fame;
  • alle difficoltà di dare accoglienza a profughi e migranti;
  • alle repressioni politiche e razziali;
  • alla emarginazione di Handicappati ed Anziani;
  • alle Guerre;
  • all’ Aborto con cui si sopprime una Vita nascente.

Ma, mentre di fronte alla miseria, alle ingiustizie, alle minacce alla Pace, la coscienza dell’uomo reagisce, nel caso dell’aborto c’è perfino una legge che lo permette.

Per questo possiamo dire che l’Aborto è la più grave minaccia contro la Vita.

Con l’aborto

  • Si offende la Ragione negando la Verità.
  • Si fa prevalere la Forza sul
  • Si nega all’ Embrione il concetto di Persona

La gravità dell’Aborto appare poi in tutta la sua evidenza se si pensa:

  • alla grandezza del bene offeso: la Vita;
  • alla sua frequenza: basta pensare ai numeri degli aborti (circa 6.000.000 di aborti legali dal 1978, oltre ad un numero imprecisato di aborti clandestini e di aborti precoci causati dall’ uso della pillola del giorno dopo);
  • all’ accettazione culturale dell’Aborto;
  • al suo riconoscimento legale che lo fa considerate un vero e proprio Diritto particolarmente qualificato perché garantito dal servizio sociale;
  • al travisamento del concetto stesso di libertà;
  • alle tesi aberranti che ha generato quali quella dell’Aborto dopo la nascita, proposto nel marzo 2012 da due Ricercatori italiani di Melbourne: Francesca Minerva e Alberto Giubilini.

Cerchiamo allora capire perché la Vita non viene rispettata, e intraprendere iniziative concrete.

A mio avviso viviamo in una società che non ama la vita perché non sa riconoscere con la ragione la verità sulla vita e non la sa riconoscere perché è incapace di porre lo sguardo sulla vita.

Come il Movimento per la Vita ricorda da tanti anni ormai, la cultura che riconosce, in ogni uomo, il valore della sua Vita nasce dallo sguardo dell’uomo sull’ uomo.

Ma attenzione occorre impegnare non solo gli occhi del nostro volto con i quali dobbiamo vedere la realtà che ci circonda; ma anche gli occhi della mente per capire quali sono i problemi; e quelli del cuore che ci danno la forza di agire e dare ai problemi dell’uomo le risposte che la sua dignità esige.

Questa incapacità di guardare alla vita con gli occhi del volto della mente e del cuore è il segno di una crisi profonda. Una crisi che spiega l’indifferenza cioè l’incapacità di vivere per un ideale, la solitudine che sostanzialmente è la difficoltà di vivere il rapporto con gli altri, il bisogno di consumare che altro non è che l’incapacità di donare.

Nel documento della CEI del 1981, ancora attualissimo, La Chiesa e le prospettive del Paese” si diceva: “Viviamo in una società ricca di mezzi, ma povera di ragioni per vivere.”

Ecco la conclusione: la vita non viene rispettata a causa di una crisi culturale che ha precise cause: discriminazione tra gli uomini, trasformazione dell’etica da personalistica ad utilitaristica, perdita della funzione esclusivamente terapeutica della Scienza medica spinta sempre di più a manipolare i meccanismi che presiedono alla trasmissione della vita.

Questa crisi culturale è evidenziata dalla incapacità di “guardare alla vita”.

Che fare?

Per superare la crisi della nostra società, tenendo presenti le cause che l’hanno prodotta, dobbiamo proporre un nuovo modello culturale, che aiuti l’uomo a riscoprire i valori fondamentali su cui fondare la società, dando però credibilità alle nostre parole con una forte testimonianza.

Per fare ciò occorrono oggi Profeti e Testimoni, Uomini e Donne che sappiano parlare ed agire, e che, guardando all’ uomo con gli occhi del volto della mente e del cuore, facciano capire che il punto di riferimento per una nuova cultura, non può che essere l’ultimo, il più debole tra gli uomini, il più povero colui che non ha nulla ma che è.

Lo avevano ricordato anche i Vescovi nel documento sopra citato “Dobbiamo ripartire dagli ultimi che sono il segno della crisi, ma anche le ragioni della speranza “, speranza che si affermi una nuova proposta, speranza di recuperare un genere diverso di vita e riscoprire il valore del bene comune, della pace, della giustizia.

Questo è il compito che ci attende. Questa è la sfida che lanciamo alla nostra società. Una sfida difficile, combattuta con armi impari. Una sfida che dobbiamo affrontare ponendoci a servizio dell’Uomo e della sua Vita utilizzando unicamente: la Gratuità e la Solidarietà.

Gratuità e Solidarietà dunque a servizio della Vita riscoprendo la centralità dell’uomo che vale non per quello che ha, per come appare, ma semplicemente per quello che è.

Il Movimento per la Vita da 40 anni opera proprio in questa direzione lavorando su due fronti:

  • l’impegno operativo e
  • l’impegno culturale.

L’ impegno operativo si è concretizzato principalmente con:

  • l’Accoglienza della vita nei momenti difficili nei Centri di aiuto alla Vita che in 40 anni di attività in Italia hanno aiutato a nascere oltre 200.000 bambini ed assistito circa 800.000 donne. Mai in 40 anni di attività una donna assistita dai CAV si è pentita della scelta fatta!  Sappiamo bene, invece, quale ferita provoca nella coscienza della donna la scelta irreversibile dell’aborto;
  • il Progetto Gemma (singolare sfida lanciata dal MpV che in nome della solidarietà ha permesso di “adottare” da famiglie o gruppi o persone oltre 20.000 donne intenzionate ad abortire con il loro bambino);
  • SOS Vita (numero verde 800-813000) con la disponibilità ad ascoltare 24 ore su 24 le ansie, le paure, ma anche le speranze di una donna sola in attesa di un figlio.
  • Agata Smeralda con i suoi 10.000 bambini strappati dalle strade di Salvador Baja e i suoi più di 100 centri di alfabetizzazione.

Sono questi dati, sono queste vita salvate, sono quei 200.000 bambini che insieme alle loro mamme abbiamo aiutato a vivere che danno credibilità ed autorevolezza alle nostre parole.

L’ Impegno culturale significa ricordare con ogni mezzo l’intangibile valore della vita dell’uomo, di ogni uomo.

Il Movimento per la Vita ha indicato quindi la strada da percorrere: riproporre la centralità dell’uomo e costruire una cultura della vita guardando agli ultimi tra gli uomini. E’ con loro che potremo recuperare un genere diverso di vita e riscoprire il valore del bene comune, dalla pace, della solidarietà, della giustizia.

Ci sostiene la convinzione di essere impegnati per una grande sfida a cui come uomini e come cristiani non possiamo sottrarci.

Una sfida ad una società distratta e disimpegnata. Una sfida all’ egoismo, all’ inerzia di chi sta solo a guardare, una sfida agli scettici che contano e ricontano le forze e i mezzi, l’opportunità a meno di muoversi.

La nostra coscienza ci dice che è giunto il momento di riscoprire a fianco dell’uomo ed in particolare dell’uomo non ancora nato, ma anche dell’uomo povero, solo, carcerato, handicappato, emarginato, sofferente, anziano, profugo o semplice migrante, un nuovo senso di vivere.

 

Rispettiamo la Vita (.pdf)