Il Piemonte lancia l’offensiva contro gli obiettori di Massimo Magliocchetti, Responsabile Giovani Roma MPV

Continua la battaglia contro gli obiettori di coscienza. Stavolta è il turno del Piemonte. Lo scorso 3 luglio il Consiglio regionale del Piemonte ha varato, con 31 favorevoli e 12 contrari, una delibera liberticida dal contenente «Indirizzi e criteri per garantire l’effettivo accesso» all’interruzione di gravidanza e per «l’effettiva applicazione» della legge sui Consultori familiari. Eppure non c’è nulla per la tutela della maternità come richiederebbe anche la L. 194/78.

In realtà quanto deliberato dalle istituzioni piemontesi intende quasi esclusivamente a rendere più accessibili le pratiche abortive e gli anticoncezionali, con un medico disponibile a effettuare interruzioni in gravidanza in ogni presidio ospedaliero e il potenziamento dei consultori per i contraccettivi.

«La delibera della Regione Piemonte sostiene la necessità di garantire il preteso “diritto” all’aborto ritenuto compromesso dal numero di obiettori e trasforma i consultori in distributori di contraccettivi», hanno commentato in una nota congiunta il Movimento per la Vita italiano e la Federazione Cav e Mpv del Piemonte e Valle d’Aosta.

La delibera, inoltre, impegna la Giunta a promuovere l’accesso facilitato alla contraccezione, gratis per le donne sotto i 26 anni, dunque anche per le minorenni. Questo passaggio del documento ha ulteriormente acceso la polemica. «È necessaria un’educazione all’affettività che coinvolga e non escluda la famiglia, ancor più se si tratta di minorenni – hanno precisato il Mpv e la Federvita Piemonte e Valle d’Aosta – e che miri alla promozione umana della persona e non soltanto a fornire strumenti che banalizzano la sessualità e il corpo limitandosi a ridurre il “rischio” di una gravidanza indesiderata a cui rispondere solo con l’interruzione della stessa, cioè con la soppressione del nascituro».

In questo senso la portata culturale e testimoniale dell’obiezione di coscienza aiuta a smascherare quanto si cela dietro le moderne pretese, presentante come «diritti». «L’obiezione di coscienza – chiosa il Movimento per la Vita nella nota – testimonia che la scienza riconosce nel concepito un essere umano e ciò è insopportabile per la congiura contro la vita che trasforma la pretesa di affermare il “diritto di aborto” in pretesa di togliere il diritto costituzionale alla libertà di pensiero».

A scanso di equivoci, è bene ricordare che proprio i dati diffusi dal Ministero della Salute sfatano il mito dell’alto numero di obiettori come impedimento all’aborto. Nel documento presentato annualmente dal Ministero della Salute si legge: «i dati suggeriscono che […] il numero dei non obiettori risulta superiore a quello necessario a rispondere adeguatamente alle richieste di IVG, e quindi una parte dei non obiettori viene assegnata ad altri servizi […] non sembra essere il numero di obiettori di per sé a determinare eventuali criticità nell’accesso all’IVG, ma probabilmente il modo in cui le strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della legge 194/78»[1]. Non è vero dunque che l’obiezione di coscienza renderebbe più difficile l’aborto in Italia.

Uno spiraglio di luce, invece, viene da Trieste, dove la Corte di appello dopo una lunga camera di Consiglio ha confermato l’assoluzione per la farmacista di Monfalcone che aveva dichiarato la propria obiezione di coscienza rifiutandosi di vendere la pillola del giorno dopo.

Il caso è stato patrocinato dagli Avvocati Simone Pillone e Marzio Calacione che hanno difeso la professionista in un percorso giudiziario durato 5 anni. «Il Tribunale di Gorizia aveva già assolto la farmacista, ma la Procura locale aveva appellato la sentenza, costringendo la difesa a un nuovo grado di giudizio. Ora finalmente la Corte di Appello del capoluogo giuliano ha confermato l’assoluzione, riconoscendo la particolare tenuità del fatto e l’infondatezza delle pretese accusatorie», hanno commentato i due legali in una nota. La Corte di Appello di Trieste, infatti, nel confermare l’assoluzione «ha scelto coraggiosamente di seguire la voce della propria coscienza per difendere la vita umana fin dal concepimento», hanno precisato gli avvocati Calacione e Pillon.

Massimo Magliocchetti

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[1] Cfr. Relazione Ministeriale sull’applicazione della legge 194, dicembre 2017.